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Cosa deve fare l’Europa per uscire dalla crisi del gas. L’analisi di Clò

Clò

Sovranità, diversificazione e neutralità tecnologica. Tutte le proposte di Alberto Clò, economista ed esperto di energia, nel suo libro “Il ricatto del gas russo. Ragioni e responsabilità”

 

Putin “senza la mannaia dell’energia e senza la crisi energetica che aveva contribuito a esacerbare avrebbe avuto maggiori difficoltà a invadere e dichiarare guerra all’Ucraina. Le sanzioni l’avrebbero messo in ginocchio molto più di quello che blandamente va accadendo”. Sono le conclusioni del libro “Il ricatto del gas russo. Ragioni e responsabilità” (ed. Sole 24 Ore) di Alberto Clò, economista e accademico italiano. Già Ministro dell’Industria e del Commercio con l’Estero della Repubblica Italiana nel Governo tecnico presieduto da Lamberto Dini, Clò è uno dei massimi economisti esperti di energia.

LE COLPE DELL’EUROPA NELLA CRISI DEL GAS

Clò accusa, in particolare, l’Europa che “se a ogni aggressione di Putin non si fosse pavidamente girata dall’altra parte” avrebbe potuto determinare un diverso corso della storia. E infatti, aggiunge l’economista, “se l’Europa si dice oggi convinta di liberarsi del gas russo in tempi rapidi vien da chiedersi perché non l’abbia fatto prima, permettendo invece che le cose volgessero al peggio”. Per questo, ha aggiunto Clò “resta da augurarsi che tutto questi sia almeno di lezione” per il futuro.

LA SOVRANITÀ ENERGETICA È LA PRIORITÀ

L’imperativo rimane, a giudizio dell’economista, “liberarsi del gas russo” perché “non vi è sovranità, non vi è possibilità di pace, non vi è libertà, se si è ostaggi nelle forniture di energia da paesi che le usano come arma di ricatto politico”. In una parola è prioritaria “la sicurezza energetica – bene pubblico di cui gli Stati devono farsi carico” attraverso la politica “che deve riprendere un ruolo dirimente non potendo lasciare solo alle logiche di mercato il conseguimento di obiettivi che il mercato non è in grado di scontare”.

RINUNCIARE AGLI EGOISMI NAZIONALI

A giudizio di Clò, dunque, l’Europa, ma più in generale l’intero Occidente, dovrebbero diversificare gli approvvigionamenti di gas “rinunciando agli egoismi nazionali in nome di un interesse superiore: la difesa dei principi di autodeterminazione dei popoli e la sconfitta del ricorso alla guerra”.

Come? Innanzitutto con una politica fatta con “convinzione, determinazione, volontà di tutti i paesi” in grado di spingere la Russia verso la Cina da cui “finirebbe per dipendere per le sorti della sua economia”.

UTILIZZARE TUTTE LE TECNOLOGIE

La domanda finale, secondo Clò, rimane però se e in quali tempi sarà possibile liberarsi del gas russo: “È possibile – dice l’autore – se si farà ricorso a tutte le tecnologie disponibili e investendo su quelle nuove, in quelle che consentono di superare l’intermittenza delle risorse rinnovabili, così da non necessitare della supplenza delle centrali a gas; nella nuova generazione di reattori nucleari; nell’idrogeno verde: nella carbon sequestration ecc, azioni che richiedono però tempi non brevi”.

RINNOVABILI, BIOCARBURANTI E COMBUSTIBILI SINTETICI

“Nel frattempo, bisogna massimizzare, dal lato dell’offerta l’utilizzo degli impianti esistenti sviluppando le opzioni disponibili – dalle risorse rinnovabili ai biofuels, biometano, biogas, combustibili sintetici – e da quello della domanda, accrescendo l’impegno per aumentare l’efficienza energetica al di là dell’effetto prezzi che vi contribuirà. Dovremmo rafforzare la connessione dei gasdotti dalla Spagna al resto d’Europa per disporre delle sue ampie e sottoutilizzate capacità di rigassificazione”, ha aggiunto l’economista.

L’ITALIA “HUB DEL GAS”?

Non solo. Per Clò occorre anche sviluppare infrastrutture di trasporto del gas nel Mediterraneo come Eastmed, ridando all’Italia “quel ruolo di hub del gas verso il Nord D’Europa che il dominio tedesco le aveva precluso”. Infine “si dovranno sfruttare le riserve di idrocarburi di cui l’Europa dispone” compreso lo shale oil.

IL RISCHIO DI DIPENDENZA DALLA CINA

E l’European Green Deal? “Dovrà essere perseguito ma tenendo prioritariamente conto degli interessi europei, onde evitare di cadere dalla padella della Russia (per il metano) alla brace della Cina (per le rinnovabili) (…) L’ambiente deve restare una priorità ma non può costituire un ostacolo fin quando l’obiettivo non sarà raggiunto. Perché nel lungo termine bisogna arrivarci vivi”.

L’ENERGIA NON È UNA COMMODITY: È POLITICA

“L’energia non può considerarsi, quindi, come ci si era illusi fosse con l’apertura al mercato dagli scorsi anni Novanta, una semplice commodity simile a ogni altro bene, soggetta alle normali logiche di mercato, libero da vincoli e obblighi di interesse generale” ma è “un fatto squisitamente politico”. “L’eccezionalità della situazione richiede il ricorso a misure eccezionali. Tragico sarebbe se questo non avvenisse e non dovessimo imparare la lezione che ci viene dai terribili fatti di questi giorni. Perché da questo dipende la nostra stessa libertà”, ha concluso Clò.

(Articolo pubblicato su Energia Oltre)

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