Il presidente dell’Ucraina Volodymyr Zelensky ha detto che l’oleodotto Druzhba verrà riparato entro la fine di aprile. In cambio, però, si aspetta che l’Ungheria tolga il veto a un prestito europeo da 90 miliardi di euro per finanziare la resistenza all’invasione russa.
Durante una conferenza stampa con il cancelliere tedesco Friedrich Merz, Zelensky ha spiegato che l’oleodotto Druzhba non verrà riparato “del tutto, ma abbastanza da renderlo funzionante”. L’impegno dell’Ucraina al ripristino dei flussi lungo questa conduttura, ha aggiunto, è “in linea con altri impegni assunti dagli stati membri dell’Unione europea, in particolare dall’Ungheria, che ha bloccato alcune decisioni per noi importanti”, ovvero il prestito.
L’ANTEFATTO
A metà marzo l’Ucraina aveva accettato il supporto tecnico ed economico dell’Unione europea per riparare l’oleodotto Druzhba e ripristinare il trasporto del greggio verso l’Ungheria e la Slovacchia. In una lettera alle autorità europee, Zelensky aveva dichiarato che la stazione di pompaggio – cioè l’impianto che “spinge” il petrolio lungo il tubo, semplificando – sarebbe stata ripristinata nel giro di un mese e mezzo, appunto.
Dallo scorso gennaio i flussi di petrolio russo verso l’Ungheria e la Slovacchia attraverso l’oleodotto Druzhba sono sospesi: l’Ucraina ha detto che l’infrastruttura è stata danneggiata da un attacco russo via drone; Budapest e Bratislava, però, pensavano che la colpa delle interruzioni fosse di Kiev, che ha interesse a ridurre le entrate economiche di Mosca.
L’ex-primo ministro ungherese Viktor Orbán è particolarmente vicino al presidente russo Vladimir Putin e si è opposto più volte all’imposizione di sanzioni europee verso Mosca.
L’IMPORTANZA DELL’OLEODOTTO DRUZHBA
Anche noto come “Oleodotto dell’Amicizia”, il Druzhba è un oleodotto di epoca sovietica lungo all’incirca quattromila chilometri che collega Russia, Ucraina, Bielorussia, Polonia, Ungheria, Slovacchia, Repubblica ceca, Austria e Germania. È estremamente ramificato, ma si compone di due rotte principali: una settentrionale, che attraversa Polonia e Germania; e una meridionale, che passa per l’Ucraina e raggiunge Slovacchia, Ungheria e Repubblica ceca.
Il Druzhba è un’infrastruttura fondamentale per l’Ungheria e la Slovacchia, che per via della loro posizione geografica (sono prive di sbocchi sul mare) e dei loro legami storici con l’Urss (che le hanno vincolate alle infrastrutture sovietiche) hanno fatto più difficoltà a emanciparsi dalla Russia per il petrolio rispetto ad altri paesi dell’Unione. In alternativa al Druzhba, l’Ungheria potrebbe importare petrolio dalla Croazia (che invece ha accesso al mare) e più nello specifico dal porto di Omisalj, da cui i barili raggiungerebbe il territorio ungherese tramite l’oleodotto Adria. La Slovacchia, invece, non ha opzioni diverse dall’Ungheria.
I flussi petroliferi attraverso il Druzhba ammontavano in media a 200.000 barili al giorno nei mesi invernali.
LA VITTORIA DI MAGYAR CAMBIA TUTTO?
La vittoria elettorale di Peter Magyar, che subentrerà al filorusso Orban, sembra indicare un riorientamento politico dell’Ungheria su posizioni più europeiste e dunque maggiormente favorevoli all’Ucraina. Magyar, infatti, ha dichiarato di non voler porre “veti di principio” all’invio di aiuti a Kiev e di essere pronto a togliere il blocco al prestito da 90 miliardi.







