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Ecco quali sono le banche europee che vogliono stracciare le carte Visa e Mastercard

L'Europa è dipendente dai servizi di pagamento americani e teme che una Casa Bianca ostile possa decidere di limitarle l'accesso. Ma l'alternativa, chiamata Wero, è ancora poco diffusa e i tentativi precedenti sono falliti. Ciononostante, la European Payments Initiative invita ad accelerare.

Il timore che gli Stati Uniti di Donald Trump possano decidere di limitare all’Europa l’accesso ai servizi di pagamento americani, vista la loro aggressività in politica estera, sta accelerando lo sviluppo di un’alternativa domestica. Lo ha detto a Reuters Martina Weimert, amministratrice delegata della European Payments Initiative, un consorzio con sede a Bruxelles.

La European Payments Initiative ha sviluppato Wero, un sistema di pagamento che ha l’obiettivo di fornire un’alternativa a Visa e MasterCard – le due società statunitensi che dominano il mercato delle carte di credito e di debito -, ma anche ad Apple Pay.

COME FUNZIONA WERO E CHI LO SOSTIENE

Lanciato nel 2024, Wero è sostenuto da un gruppo di banche e di società di servizi finanziari – come l’italiana Nexi e la francese Wordline – e permette, ad esempio, a un utente tedesco di pagare il conto di un albergo in Francia utilizzando direttamente il proprio conto bancario, senza passare per una carta Visa o MasterCard. Se il sistema dovesse diffondersi, queste due società potrebbero veder svanire almeno una parte delle rendite miliardarie derivate dalle commissioni che applicano ai commercianti europei.

Tra i sostenitori di Wero, oltre a Nexi e a Wordline, ci sono anche Bnp Paribas (francese), Crédit Agricole (francese), Société générale (francese), Deutsche Bank (tedesca), Rabobank (olandese), Ing (olandese) e Kbc (belga).

DIFFUSIONE E DIFFICOLTÀ

Il problema di Wero è il suo perimetro di utilizzo ancora decisamente ristretto.

Per il momento, infatti, il sistema è limitato ai trasferimenti tra privati (peer-to-peer, in gergo), mentre i circuiti internazionali, come quelli di Visa e MasterCard, continuano a rappresentare all’incirca i due terzi delle transazioni con carta nell’area euro: lo dice la Banca centrale europea. A questo si aggiunge, poi, il rischio di frammentazione, legato alla presenza di vari schemi di pagamento nazionali: è il caso dell’Italia e della Spagna, ad esempio, che mantengono delle logiche domestiche pur dichiarando intenti collaborativi, spiega Reuters.

Attualmente Wero è disponibile solo in Belgio, in Francia e in Germania, con una base utenti in crescita – da settembre a oggi è passata da 43,5 milioni a 52,5 milioni di utenti – ma ancora contenuta rispetto alle dimensioni del mercato europeo. L’espansione verso Paesi Bassi e Lussemburgo è prevista nel corso dell’anno prossimo.

E L’EURO DIGITALE?

Quanto all’euro digitale, cioè la valuta digitale della banca centrale che la Bce vorrebbe emettere nel 2029, Weimert ha detto di non considerarlo un ostacolo a Wero, ma piuttosto un qualcosa che potrebbe venire integrato nella piattaforma.

“Non ho nulla contro l’euro digitale”, ha dichiarato a Reuters l’amministratrice delegata della European Payments Initiative. “Quello che trovo piuttosto strano è che, nel contesto attuale, in cui chiaramente ogni giorno diciamo: ‘Oh, abbiamo un problema con la sovranità europea’, si dica: ‘Oh, aspettiamo altri cinque anni prima che l’euro digitale diventi realtà e poi speriamo che funzioni’”.

L’euro digitale è, in poche parole, una “trasposizione” elettronica ed equivalente della moneta emessa dalla Bce, utilizzabile come metodo di pagamento ulteriore e più veloce nell’eurozona. Per l’istituto guidato da Christine Lagarde, che ne sta promuovendo il lancio con una certa insistenza, l’euro digitale è anche uno strumento utile a rafforzare l’autonomia strategica dell’Unione europea nell’erogazione dei servizi di pagamento.

– Leggi anche: Nexi, Almaviva, Fabrick e non solo: ecco le aziende scelte dalla Bce per l’euro digitale

I PRECEDENTI

L’Unione europea ha già provato in passato a prendersi degli spazi nel settore dei pagamenti, ma senza successo: il progetto Monnet, che puntava alla creazione di un marchio europeo di carte di credito, è stato chiuso per i disaccordi sul modello di business da adottare. La sua eredità è stata raccolta nel 2020 dalla European Payments Initiative.

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