Economia

Chi spinge e chi frena sulla Web tax. La mappa aggiornata degli Stati e la riunione Ecofin

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Sulla web tax europea Austria, Francia e Italia sono allineate: una tassazione più “equa” delle aziende digitali come Google, Amazon e Facebook deve diventare legge entro la fine del 2018. L’Austria, presidente di turno dell’Unione europea, ha fatto della web tax una delle priorità del semestre e intende portare avanti lo schema proposto dalla Commissione europea a marzo, accantonando (per ora) quello ipotizzato dall’Europarlamento ad agosto.

A tirare il freno sono paesi come Malta, Irlanda, Olanda e Lussemburgo, che hanno offerto ai colossi digitali aliquote molto vantaggiose e temono uno svantaggio fiscale rispetto a paesi extra-Ue, ma la principale incognita è la posizione della Germania: il ministro delle Finanze Olaf Scholz, finora favorevole alla tassa sulle Internet companies, starebbe pronto al passo indietro, ha scritto il quotidiano tedesco Bild citando documenti interni al dicastero.

L’INCONTRO ECOFIN

Nell’incontro tra i ministri delle Finanze dell’Ue fissato per il weekend a Vienna l’Austria ha spinto per ottenere l’approvazione della web tax europea, ha rivelato un documento visionato da Reuters. Dopo le spaccature emerse all’Ecofin di maggio la presidenza austriaca è preoccupata dal fatto che undici Paesi membri sarebbero pronti a procedere con la loro web tax nazionale (tra cui l’Italia, come già riportato da Start Magazine) e il ministro delle Finanze Hartwig Löger inviterà i suoi omologhi a non cedere alla “tentazione di agire unilateralmente”.

LA PROPOSTA AUSTRIACA

La proposta austriaca sposa lo schema indicato dalla Commissione europea: prelievo del 3% sui ricavi delle società che fatturano almeno 50 milioni di euro l’anno a livello europeo e 750 miioni di euro l’anno su scala globale. In totale sarebbero interessate circa 200 aziende attive in Europa e l’Ue recupererebbe 5 miliardi di euro l’anno di tasse sul reddito aziendale, secondo calcoli degli uffici della Commissione.

L’Austria proporrà di tassare per ora solo gli introiti dei servizi di pubblicità online, colpendo innanzitutto i due colossi del settore Google e Facebook, e i marketplace virtuali, dove domina Amazon. Sarebbe invece esclusa la tassazione delle entrate e dei profitti che derivano dalla vendita di dati, un’ipotesi ventilata dal Parlamento europeo. Una linea più morbida agevolerebbe l’approvazione dei diversi membri Ue.

TEMPI LUNGHI PER L’OCSE

Paesi come Lussemburgo e Irlanda non si dicono contrari tout court alla web tax, ma sostengono di voler cercare una soluzione globale. Questo rimanda la decisione all’Ocse, con tempi molto più lunghi di discussione e approvazione. L’Ocse ha finora puntato i piedi sulla questione web tax. A gennaio il segretario generale Angel Gurria ha intimato all’Unione europea di “andarci piano” e ricordato che la consultazione deve essere globale.

Tuttavia a marzo l’Organizzazione ha pubblicato il suo interim report sulla tassazione delle imprese digitali e ha proposto di anticipare al 2019 (rispetto al 2020) la presentazione di una proposta di “tassa globale” capace di rappresentare la visione di 110 paesi. Per l’Europa, però, sul termine del 2019 non v’è certezza e quindi meglio procedere subito, benché in forma provvisoria, con una tassa Ue temporanea, come sostenuto sia dal commissario europeo agli Affari economici e monetari Pierre Moscovici sia dai ministri dell’Economia francese Bruno Le Maire e italiano Giovani Tria.

INCOGNITA GERMANIA

Pochi giorni fa il ministro delle Finanze tedesco Olaf Scholz è intervenuto sulla questione web tax smentendo le affermazioni del Bild secondo cui starebbe valutando una marcia indietro. Per il Bild Scholz la considera una “demonizzazione” dei big di Internet che non porta da nessuna parte. “Non abbiamo preso ancora nessuna decisione”, ha fatto sapere un portavoce del ministro delle Finanze tedesco. “Il dibattito è ancora in corso, sia tra i ministri delle Finanze dell’Europa sia tra i paesi del G7/G20. Il governo federale tedesco vuole assicurarsi che le aziende di Internet siano equamente tassate”.

Alla vigilia dell’Ecofin di Vienna, Scholz ha tuttavia ammesso che il dossier è complicato e non esistono soluzioni semplici: occorre procedere con cautela. L’eventuale marcia indietro viene interpretata dal Bild come una sconfitta politica in quanto contraria alla posizione sostenuta in campagna elettorale dal partito di Scholz (i socialdemocratici della SPD). Ora la SPD è parte della coalizione di governo guidata dalla più conservatrice cancelliera Angela Merkel. All’Ecofin di maggio tenutosi a Sofia la Germania si era già spostata verso una posizione attendista e neutrale sulla web tax.

LA LINEA DURA DELL’EUROPARLAMENTO

La linea tracciata dal Parlamento europeo, la cui commissione per gli Affari economici e monetari ha dato a fine agosto il via al lavoro di progettazione delle leggi fiscali per le aziende digitali, si spinge oltre quella dell’esecutivo Ue. Le aliquote per le aziende che gestiscono grandi volumi di affari, come come Google, Amazon e Facebook, potrebbero superare la soglia del 3%; in più i deputati non escludono una futura tassazione per le entrate e i profitti che derivano dalla vendita di dati. I progetti di relazione verranno presentati il 9 ottobre e saranno sottoposti al voto il 3 dicembre; il Parlamento europeo dovrebbe esprimere il suo parere definitivo a gennaio in seduta plenaria.

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