Economia

Vi spiego i bluff del decreto liquidità

di

Fca

La “potenza di fuoco” sbandierata da Conte e Gualtieri con il decreto Liquidità? Le risorse stanziate sono insufficienti. L’analisi di Enrico Zanetti, tributarista ed ex viceministro alle Finanze

Le risorse finora stanziate dal governo per l’erogazione di finanziamenti bancari tramite Sace e Fondo di garanzia per le Pmi sono insufficienti

Servono soldi veri e servono presto. Nella ormai celebre conferenza stampa di lunedì 6 aprile, il governo non solo ha promesso, ma ha addirittura dato per già fatto un aiuto di Stato a tutte le imprese e i lavoratori autonomi, in carenza di liquidità a causa dei riflessi sulle loro attività economiche della crisi epidemiologica da Covid-19, tale da consentire loro di ottenere la rapida erogazione di finanziamenti bancari fino al 25% del loro fatturato, con restituzione a 6 anni e congruo preammortamento, grazie alla garanzia dello Stato prestata per il tramite di Sace spa e del Fondo di garanzia per le Pmi.

Allo stato attuale, tuttavia, i 400 miliardi di “potenza di fuoco” con cui Sace spa dovrebbe agevolare l’erogazione di finanziamenti bancari esistono solo nelle vuote enunciazioni del comma 1 dell’art. 1 e della lett. c) del comma 1 dell’art.2 (che ha introdotto il nuovo comma 14-bis nell’art.6 del DL 269/2003) del Dl Liquidità.

La “potenza di fuoco”, nel mondo reale, non la fanno purtroppo i commi che fissano il tetto massimo di impegni che possono essere assunti, ma i commi che stanziano le risorse disponibili per l’assunzione di quegli impegni.

Il comma 14 dell’art.1 del decreto liquidità stanzia un miliardo e, come precisato dalla norma stessa e dalla Relazione tecnica dell’art. 2, tale Fondo riguarda tutti e 400 i miliardi di garanzie potenziali rilasciabili da Sace.

Come ricorda la Relazione tecnica all’art. 56 del Dl Cura Italia, la leva standard utilizzata dal Mef per il rilascio di garanzie statali è di 12,5 (ossia per ogni euro stanziato è possibile rilasciare garanzie su 12,5 euro di finanziamento).

Anche ipotizzando che Sace spa, in ragione di una ritenuta migliore qualità del proprio portafoglio, operi con una leva finanziaria di 20, tale per cui, per ogni euro disponibile del Fondo di dotazione, concede garanzie per 20 euro (la leva media, in termini di valutazione del rischio, è di 12,5), significa che al momento la “potenza di fuoco” messa in campo dallo Stato con il decreto liquidità non è di 400 miliardi, bensì di appena 20 miliardi.

Ancora più drammatica, se possibile, è la divaricazione tra realtà dei fatti e percezione sul versante dell’altro braccio operativo individuato dal governo, ossia il Fondo centrale di garanzia per le Pmi.

L’art. 13 del decreto Liquidità non quantifica soglie massime, ma trasmette un messaggio paradossalmente più pericoloso: tutte le partita Iva individuali e le Pmi possono ottenere dalle banche l’erogazione di un finanziamento pari al 25% del fatturato, fino a un limite massimo di 25.000 euro, in modo automatico e senza nemmeno bisogno di attendere l’approvazione del Fondo centrale, grazie al fatto che è garantito dallo Stato al 100%.

Peccato che i 1.729 milioni aggiuntivi stanziati dal governo tra l’art. 49 del Dl Cura Italia e l’art. 13 del Dl Liquidità siano assolutamente inadeguati rispetto a una probabile corsa di massa alla richiesta di finanziamento garantito.

La “potenza di fuoco” di questi 1.729 milioni aggiuntivi dipende come sempre dalla leva finanziaria che sarà utilizzata dal Fondo, in base alle valutazioni di rischiosità. Se tale leva per i finanziamenti con garanzia fino al 100% sarà 1 a 3, come deliberato dal Fondo, i 1.729 milioni aggiuntivi potranno consentire al Fondo di dare il via libera a circa 350.000 richieste con un valore medio di finanziamento di 15.000 euro, a fronte di una platea di potenziali beneficiari superiore di oltre 10 volte.

Circostanza più che sufficiente a scoraggiare qualsiasi banca dall’erogare il finanziamento prima di aver ricevuto la conferma dell’accettazione della richiesta da parte del Fondo, visto che la mole di richieste, grazie anche al modo in cui la “misura” è stata venduta dal governo stesso, potrebbe essere ragionevolmente e significativamente superiore (senza contare le richieste per finanziamenti superiori assistiti da garanzie all’80% o 90% che concorrono anch’esse a esaurire lo spazi disponibile nel fondo di dotazione).

Ecco perché servono soldi veri e servono presto. Perché possono essere concesse autorizzazioni dall’Ue, possono essere predisposti moduli dal Mise, possono essere implementate procedure dalla Sace e dal Fondo centrale di garanzia per le Pmi, ma fino a quando il governo non mette 30 miliardi, la storia della “potenza di fuoco” di 400 miliardi e oltre resta purtroppo solo un buon proposito.

Articolo pubblicato su eutekne.info

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