La Commissione europea vuole obbligare le aziende a diversificare i fornitori di componenti critici in modo da ridurre la dipendenza dalla Cina e proteggere l’economia dell’Unione dai cosiddetti “usi geopolitici” delle forniture: Pechino, infatti, ricorre spesso alle restrizioni sulle esportazioni di materie prime e componenti elettronici come strumento di pressione sui governi stranieri.
COSA PREVEDE LA PROPOSTA DELLA COMMISSIONE SUI FORNITORI
Più nel dettaglio, la proposta della Commissione – dovrebbe venire presentata il 29 maggio, ma il Financial Times l’ha anticipata – stabilisce un limite alla quota di componenti che un’azienda potrà acquistare da un singolo fornitore, fissato intorno al 30-40 per cento del fabbisogno totale. La parte restante andrà distribuita tra almeno tre fornitori diversi, che inoltre non potranno avere tutti sede nello stesso paese. In questo modo, la Commissione punta a ridurre il rischio di interruzioni degli approvvigionamenti e a garantire la continuità delle attività produttive nelle fabbriche.
L’obbligo riguarda le imprese che operano in settori chiave come la chimica e la manifattura di macchinari industriali.
– Per approfondire: Perché l’industria chimica europea va sempre peggio?
“IN MOLTI SETTORI STIAMO DIVENTANDO DIPENDENTI DALLA CINA”
Alcuni funzionari della Commissione hanno spiegato al Financial Times che Bruxelles vuole proteggere le aziende dalla “strumentalizzazione del commercio” da parte di Pechino.
“In molti settori stiamo diventando progressivamente dipendenti dalle esportazioni dalla Cina”, ha dichiarato uno di questi funzionari: “le dipendenze hanno un prezzo”, ha aggiunto, “e pertanto dobbiamo raddoppiare i nostri sforzi” per la diversificazione.
Il funzionario ha detto anche che gli investimenti cinesi nel comparto manifatturiero, sostenuti da ingenti sovvenzioni pubbliche, rappresentano una minaccia per la base industriale dell’Unione europea. Per il governo cinese, invece, l’Unione starebbe “perseguendo il protezionismo sotto le spoglie della ‘concorrenza leale'”.
NON SOLO CINA
Un altro funzionario della Commissione ha spiegato al Financial Times che l’obbligo di diversificazione dei fornitori non è una misura pensata esclusivamente contro la Cina, ma mira più in generale a ridurre le dipendenze commerciali dell’Unione europea. Il blocco, infatti, si approvvigiona di materie prime e sostanze chimiche da un gruppo ristretto di paesi: la maggior parte dell’elio che importa proviene dal Qatar e dagli Stati Uniti, per esempio, mentre il cobalto per le batterie arriva dal Congo o dall’Indonesia.
Bruxelles ha poi fatto sapere che sfrutterà la sua rete di accordi commerciali con oltre settanta paesi per sviluppare nuove supply chains.
NUOVI DAZI?
Infine, il commissario europeo per il Commercio Maros Sefcovic (nella foto) sta lavorando a una serie di dazi sui prodotti chimici e sui macchinari cinesi per riequilibrare la bilancia commerciale tra Bruxelles e Pechino: l’Europa è in deficit di 1 miliardo di euro al giorno.
A fine aprile Sefcovic ha firmato con il segretario di stato americano Marco Rubio un memorandum d’intesa sui minerali critici volto proprio alla riduzione della dipendenza dalla Cina.







