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Unicredit, ecco chi ha silurato Mustier (non solo per Mps)

Unicredit-Mustier

Che cosa succederà a Unicredit dopo l’uscita di Mustier? I subbugli nel cda, il ruolo di Padoan nel dossier Mps, il peso di Micossi nel consiglio, gli sbuffi politici bipartisan, il giudizio degli analisti. Fatti, nomi, numeri, indiscrezioni e commenti

 

Il titolo Unicredit ruzzola in Borsa il 30 novembre: in apertura di settimana per Unicredit – visto il trambusto ai vertici su governance del gruppo e futuro dell’attuale amministratore delegato Jean Pierre Mustier – il corso dell’azione ha perso il 5%, flessione che peraltro segue il +42% messo a segno sul Ftse Mib dall’inizio di novembre.

SILURATO O ROTTAMATO: IL PUNTO DI ARNESE SU MUSTIER E UNICREDIT

LA COMUNICAZIONE DI MUSTIER

Nella sera inoltrata del 30 novembre è giunta la nota di Mustier: “Nel corso degli ultimi mesi è emerso che la strategia del Piano Team 23 e i suoi pilastri fondanti non sono più in linea con l’attuale visione del Cda. Di conseguenza ho preso la decisione di lasciare il Gruppo alla fine del mio mandato ad aprile 2021, in modo da consentire al Consiglio di definire la strategia futura”, ha messo nero su bianco il capo azienda, esplicitando i dissensi nel consiglio sul suo piano.

MUSTIER PRONTO A LASCIARE UNICREDIT

Jean Pierre Mustier dunque lascia Unicredit, dopo cinque anni. Resterà in carica fino al termine del mandato ad aprile 2021 o «fino alla nomina di un successore per garantire la transizione ordinata», è scritto in una nota diffusa ieri sera.

LA NOTA DELLA BANCA

La banca riconosce a Mustier, arrivato nel luglio 2016, il lavoro di trasformazione dopo l’aumento da 13 miliardi e la cessione di attività come Fineco, Pioneer, Mediobanca, Pekao. Con il piano «Transform 2019», evidenzia la nota, il gruppo risulta «notevolmente rafforzato sia finanziariamente che operativamente, permettendo di affrontare in tutta sicurezza le conseguenze economiche» della crisi da Covid-19». Ma l’uscita di Mustier non è indolore.

Ma ripercorriamo che cosa è successo in Unicredit nelle ultime ore.

LE NOTIZIE DEL SOLE 24 ORE SU UNICREDIT

Secondo quanto anticipato da ilsole24ore.com nel week end, ieri si è tenuta una riunione dei consiglieri di amministrazione per ragionare del rinnovo del cda della banca in scadenza in primavera: il board di Unicredit ha la facoltà di presentare una lista di maggioranza per il governo societario del successivo triennio.

I TEMI AL CENTRO DELLE RIUNIONI INFORMALI DEL CDA DI UNICREDIT

Mercoledì è in calendario una riunione del comitato nomine. Ma, secondo i rumors giornalistici, il vero nodo del confronto è la posizione di Mustier. Molti i temi sul tavolo a questo proposito: dalla verifica sul pieno supporto degli amministratori alle strategie del manager francese (le mosse post cessione di importanti asset, la presenza internazionale, la creazione di una sub holding per le attività estere, il no alle aggregazioni in Italia, ovvero “no grazie” Mps), alle pressioni del Tesoro affinché Unicredit digerisca il Monte dei Paschi, alla reale volontà di Mustier di rimanere alla guida dell’istituto.

SILURATO O ROTTAMATO: IL PUNTO DI ARNESE SU MUSTIER E UNICREDIT

DIBATTITO SU MUSTIER

Da settimane la conferma di Mustier, in carica da luglio 2016, non veniva data per certa sul mercato, ha sottolineato il Corriere della Sera: “Da un lato al banchiere verrebbero imputate la resa non ottimale del titolo e la mancanza di una strategia chiara dopo la fase delle cessioni (Mediobanca, Fineco, Pioneer, la Polonia fra gli altri). Dall’altro Mustier sta mantenendo la linea di non puntare su fusioni e acquisizioni. Ma c’è il tema Mps: il Tesoro deve vendere Siena e solo Unicredit è realisticamente in grado di rilevarla. Mustier avrebbe chiesto al governo una dote analoga a quella di Intesa Sanpaolo per le banche venete (che però erano fallite): circa 4 miliardi tra crediti fiscali (detti «dta») e un aumento di capitale di Mps coperto dal Tesoro, nonché lo scarico di 10 miliardi di pendenze legali”.

LE PROSSIME TAPPE

Ma quali sono i prossimi passi per il prossimo board? La procedura prevede quattro passaggi, tra cui la nomina di una task force e di un consulente esterno che è Spencer Stuart, chiamati a definire il profilo dei candidati, a selezionarli e infine a proporre una short-list al comitato nomine che, sua volta, la sottopone al board uscente.

IL RUOLO DI PADOAN

Un iter in che ha già portato alla cooptazione nel cda di Pier Carlo Padoan, esponente del Pd e già ministro dell’Economia che ha tra l’altro seguito il dossier Mps (banca da sempre molto vicina ai partiti di sinistra), già indicato come presidente designato, con sommo gradimento del governo.

GLI SBUFFI DEL PARLAMENTO CONTRO MUSTIER

Gli sbuffi della maggioranza di governo – in verità anche delle opposizioni – non sono solo ricostruzioni giornalistiche ma si rintracciano in atti parlamentari: basta sfogliare l’ultimo rapporto del Copasir – il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica – che all’unanimità, quindi anche con il sì di Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia, ha criticato – con qualche scivolone – le mosse del vertice di Unicredit (da tenere conto che i relatori del rapporto erano parlamentari di Pd e M5s).

IL RAPPORTO DEL COPASIR SU UNICREDIT E NON SOLO

Alla base dei giudizi critici del Copasir c’è soprattutto il tema della «sub-holding», cioè il progetto di quotare la parte estera di Unicredit in Germania. “Ci sono state forti contrarietà sia dentro il consiglio sia nel governo, che teme lo smembramento e il passaggio del ramo italiano a qualche gruppo francese – ha scritto il Corriere della Sera – Mustier l’avrebbe per ora accantonato: una marcia indietro cui avrebbe contribuito l’influenza di Padoan”.

IL RUOLO DI MICOSSI

La nomina di Padoan ha un preciso significato anche politico. L’ex ministro, di fatto, è chiamato a svolgere un ruolo attivo nella definizione della lista dei candidati per il nuovo consiglio, facendo parte proprio del Comitato nomine guidato dall’economista Stefano Micossi – consigliere Unicredit tra i più critici verso Mustier – e in cui siedono anche i consiglieri Francesca Tondi e Alexander Wolfgring. Il ruolo del consigliere Micossi nella strategia “politica” anti Mustier è peculiare, non solo in quanto presidente del comitato nomine di Unicredit: Micossi, storicamente vicino sia Carlo De Benedetti che alla galassia di Luigi Abete, da direttore generale di Assonime (l’associazione che riunisce le grandi imprese) ha appena proposto di dare più poteri nel definire il Recovery Plan al ministro Pd Enzo Amendola (Affari europei), una direzione di marcia che mette d’accordo tutte le anime della sinistra.

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CASO MPS

Su Siena però c’è il problema dei rischi legali ma anche i dubbi del Movimento 5 Stelle sulle nozze con Unicredit. I pentastellati non vogliono operazioni fotocopia come quella di Intesa Sanpaolo con le banche venete, oltre ad auspicate che il Monte resti ancora pubblico. Entro l’anno Mef e il Monte dovranno arrivare a quantificare le necessità di capitale (si parla di 2-2,5 miliardi), anche alla luce dell’avvenuta scissione di 8,1 miliardi di euro di Npl ad Amco.

DOSSIER DTA

In questo si innesta poi l’inserimento in legge di bilancio di una norma che permetta al Monte, in caso di fusioni nel 2021, di poter convertire 3,7 miliardi di euro di dta (attività fiscali differite) in crediti fiscali, allo scopo di incentivare potenziali acquirenti. Una possibilità su cui sta cercando di porre un freno proprio il M5S che ha presentato un emendamento alla Legge di Bilancio per mettere un tetto di 500 milioni alle Dta e che rischia di mandare in stallo proprio eventuali matrimoni (qui l’approfondimento di Start Magazine sul dossier Monte dei Paschi di Siena).

I RUMORS DEL SOLE 24 ORE

L’arrivo di Padoan di fatto fa ripartire il totonomine per un eventuale sostituto, secondo il Sole 24 Ore: ”Diego De Giorgi, ad esempio, l’ex capo dell’investment banking di Bank of America portato dallo stesso Mustier nel consiglio di UniCredit, o Matteo Del Fante, ceo di Poste. C’è chi guarda anche a Victor Massiah, ex ceo di Ubi storicamente in buoni rapporti con Padoan, o Marco Morelli fino a pochi mesi fa ceo di Mps e ora approdato in Axa Investments. Tra i manager interni, in pole position figurerebbero Carlo Vivaldi, co-chief operating officer, e Francesco Giordano, co-ceo del commercial banking Western Europe”.

IL REPORT DI AKROS

Secondo gli analisti di Banca Akros, l’eventuale uscita di Mustier aumenterebbe le chances di un’acquisizione di Mps da parte di Unicredit e ridurrebbe la probabilità che continui sulla strada dell’incremento dei dividendi e delle operazioni di buyback. L’attuale dibattito all’interno del consiglio – secondo Akros – aumenta dunque l’incertezza sulla strategia della banca e per questo la raccomandazione sul titolo viene abbassata a “neutral” (da “accumulate”), con un target invariato 8,3 euro.

L’ANALISI DI EQUITA

“Il confronto sulla governance – aggiunge Equita Sim – si intreccia con l’eventuale valutazione di un deal con Mps, ipotesi che secondo noi potrebbe rivelarsi neutrale sotto il profilo del rischio e del capitale per Unicredit solo in caso di pieno riconoscimento delle dta (deferred tax asset) di entrambe le banche (circa 3,6 miliardi ciascuna) oltre che con un aumento di capitale di Mps di 2,5 miliardi, scenario che ci sembra difficilmente realizzabile sotto il profilo politico”.

CHE COSA SUSSURRA CREDIT SUISSE

Secondo Crédit Suisse, l’aggregazione con Mps si tradurrebbe per Unicredit in un incremento del Rote (return on tangible equity) di 0,6 punti percentuali e in un aumento del 6% del tangible book value nel terzo anno, ma a fronte di un rischio di esecuzione dell’operazione piuttosto elevato. La banca svizzera assume che le sinergie annue di costo siano pari al 40% della base costi di Mps, che i costi di integrazione siano pari a 1,5 miliardi di euro post tasse e che nell’aggregazione ci sia una iniezione di capitale in Mps da parte del Governo italiano di 2,4-2,5 miliardi di euro. In termini di coefficienti patrimoniali, Crédit Suisse stima un impatto di 80 punti base sul Cet1 di Unicredit.

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