Economia

Unicredit, Ing, Bnp Paribas. Chi punta davvero su Commerzbank?

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Ecco pretendenti veri o potenziali di Commerzbank dopo che la fusione con Deutsche Bank è sfumata

«Penso che sia una notizia eccellente». Così ieri la notizia della rottura tra Deutsche Bank e Commerzbank è stata accolta da un top manager di Lyxor Asset Management, uno dei maggiori azionisti di Commerz. «Mi aspetto che adesso la banca valuti un’aggregazione alternativa con un altro istituto europeo”.

UNICREDIT E BNP SU COMMERZBANK?

“I pretendenti più probabili sono l’italiana Unicredit e la francese Bnp Paribas”, si è confidato a Reuters Fabrice Theveneau, responsabile global equities di Lyxor. Parole che riassumono le speculazioni circolate ieri nelle sale operative, anche italiane. La rottura delle trattative con Deutsche Bank ha riaperto infatti scenari alternativi per Commerzbank e gli occhi del mercato sono puntati soprattutto su Unicredit che per più di una ragione viene ritenuto il partner ideale.

LE MOSSE DI UNICREDIT

La banca guidata da Jean Pierre Mustier è già presente in Germania con Hvb, le due banche hanno una buona compatibilità industriale (forte nel corporate Unicredit, ben posizionata nell’asset management e nella clientela retail Commerz), l’integrazione svilupperebbe importanti sinergie di costo e l’esposizione al rischio Italia sarebbe più bassa con notevoli vantaggi in termini di costo del funding.

LE CHANCE DI UNICREDIT SU COMMERZBANK

Soprattutto il minor peso specifico di Commerzbank (che oggi capitalizza 9,6 miliardi) consentirebbe a Unicredit di acquisire la banca senza passare attraverso uno scivoloso merger of equals. Con tanti punti a favore non stupisce che il dossier circoli da molto tempo ai vertici della banca italiana.

I PRECEDENTI TEDESCHI DI UNICREDIT

Se già nel 1999 Alessandro Profumo aveva tentato di coinvolgere la banca tedesca allora guidata da Rolf Breuer nel progetto Eurobanca, cioè la fusione tra Unicredito e Comit (di cui Commerzbank era azionista al 5%), un paio di anni dopo i contatti ripresero per arrivare a una fusione. Le discussioni si conclusero però con un nulla di fatto, complice la caduta dei mercati post-11 settembre. Unicredit si consolò qualche anno dopo con l’acquisizione di Hvb, ma ai vertici della banca italiana il dossier Commerz non è mai stato messo da parte.

I CONCORRENTI DI UNICREDIT

Ma oggi gli elementi di incertezza sicuramente non mancano. A partire dal ruolo di Berlino, che è azionista al 15% della banca tedesca e ha spinto finora per una soluzione tutta tedesca con Deutsche Bank. In aggiunta, qualora la banca di Francoforte tornasse davvero sul mercato, Unicredit dovrebbe quasi certamente fare i conti con la concorrenza di altri gruppi europei.

LE MIRE DI ING

Nelle scorse settimane ad esempio l’amministratore delegato di Ing, Ralph Hamers, ha proposto una fusione transfrontaliera al ceo di Commerz, Martin Zielke. Per rendere più appetibile la proposta il gruppo olandese è disponibile a scegliere Francoforte come sede della nuova entità. Hamers ha promesso inoltre di effettuare un numero ridotto di tagli ai dipendenti rispetto alla riduzione drastica di 30 mila persone (oltre il 20% del totale) prevista nella fusione Comemerzbank-Deutsche Bank, un fatto decisamente contrastato dai sindacati in Germania.

LO SCENARIO BNP PARIBAS

L’altro pretendente alla finestra è la francese Bnp Paribas. L’istituto di credito guidato da Jean-Laurent Bonnafé si era già fatto avanti negli anni scorsi, suscitando reazioni contrastanti nella politica e nell’opinione pubblica tedesche. Se infatti alcuni ambienti dell’esecutivo vedrebbero con favore l’intervento del gruppo francese su Commerzbank, altri temono che il peso specifico del compratore (che oggi capitalizza oltre sei volte più della preda) possa spostare drasticamente il baricentro del nuovo gruppo su Parigi. La partita insomma resta aperta e non si possono escludere marce indietro.

RITIRATA TATTICA?

Alcuni banchieri infatti ieri hanno accolto con scetticismo la notizia della rottura con Deutsche Bank, leggendovi una ritirata tattica in vista delle elezioni europee più che un dietrofront definitivo. Si vedrà, nel frattempo advisor e studi legali pregustano parcelle milionarie.

 

Articolo pubblicato su MF/Milano Finanza

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