Economia

Ubi, ecco che cosa vogliono davvero Cera, Genta e Santus su Bper, Banco Bpm e non solo

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Che cosa sta succedendo in Ubi Banca fra i nuovi soci sgomitanti, l’ad Massiah con il fiato sul collo e il possibile risiko nel mondo del credito alle porte. Fatti, nomi, indiscrezioni e scenari

Il patto tra gli azionisti di Ubi Banca che in questi mesi si è fatto largo all’interno dell’istituto – e che raccoglie il del capitale – è pronto ad assumersi un ruolo da protagonista. E anche a dire la sua sul probabile prossimo risiko bancario che vede proprio in Ubi uno degli attori principali. A lasciarlo intendere chiaramente il comitato direttivo del Comitato azionisti (Car) composto da Mario Cera, Giandomenico Genta e Armando Santus che ha incontrato la stampa nei giorni scorsi a Milano. Mentre oggi i vertici di Ubi hanno presentato il nuovo piano industriale.

CHE COSA SUCCEDE IN UBI TRA VERTICI E AZIONISTI

Solo un paio di settimane prima il Car aveva voluto dare dimostrazione della sua forza mettendo nero su bianco di aver avuto conferma dell’efficacia del Patto di Consultazione sottoscritto il 19 settembre scorso. Il Car – si ricordava in una nota – “rappresenta da oggi una sede di confronto tra significativi soci istituzionali e industriali di Ubi Banca, anche in relazione a future scelte strategiche, disciplinato facendo riferimento ai modelli elaborati dalla miglior prassi internazionale”. Parole che non avranno lasciato indifferente l’amministratore delegato di Ubi Banca, Victor Massiah, che peraltro è stato anche esortato – proprio durante la presentazione meneghina – a fare di meglio sul fronte dei dividendi. Tradotto: più soldi in tasca agli azionisti.

IL RUOLO DEL CAR

Il cosiddetto Car vede al suo interno Fondazione CariCuneo, Fondazione Banca Monte di Lombardia, quattro famiglie industriali bergamasche di peso (Bosatelli, Bombassei, Radici, Andreoletti) e la famiglia bresciana dei Gussalli Beretta. Con i nuovi ingressi, ai primi di gennaio, sono 22 gli azionisti che hanno aderito al Patto del Car e che nel complesso sono titolari di 203.636.142 azioni ordinarie Ubi, pari al 17,796% del capitale. In prospettiva, però, il Car potrebbe ingrandirsi ulteriormente visto che – secondo quanto riporta il Sole 24 Ore – già ci sarebbero richieste tali da arrivare a toccare quota 20%. Per non rischiare di arrivare all’Opa obbligatoria. Che scatta al 25%, l’asticella è stata fissata al 22-23%.

CHI SONO CERA, GENTA E SANTUS

Nato nel 1953 a San Marco in Lamis, in provincia di Foggia, Cera è professore ordinario di Diritto commerciale all’Università di Pavia dove si è laureato con Guido Rossi. E’ autore di varie monografie e di articoli su riviste giuridiche relativi alle sue materie e ha fatto parte dei consigli di amministrazione e degli organi sociali in ambito finanziario tra cui Banca Regionale Europea, Banca Lombardia e Italmobiliare. Cera è stato consigliere di gestione di Ubi Banca, presidente di Banca Popolare Commercio e Industria e presidente di IW Bank. Dal 2013 è vicepresidente vicario del Consiglio di sorveglianza di Ubi Banca ed è membro del Consiglio dell’Abi. Dal 2010 è presidente della Fondazione Poldi Pezzoli di Milano. Cera è coinvolto nell’inchiesta su Ubi banca – legata a presunte irregolarità in tema di vigilanza – della procura di Bergamo che vede coinvolti altri importanti esponenti di Ubi come l’ad Massiah, l’ex presidente Andrea Moltrasio e il notaio Santus. Tra gli altri è indagato anche il presidente emerito di Intesa Sanpaolo, Giovanni Bazoli.

Presidente della Cassa di risparmio di Cuneo, che possiede il 5,95% del capitale di Ubi, il 62enne Genta, nato a Valdagno, in provincia di Vicenza, è un tributarista. Dal 1984 è titolare dello studio amministrativo e tributario Genta & Cappa, con sede a Cuneo. Negli anni passati è stato anche professore a contratto all’università di Scienze gastronomiche di Pollenzo e in precedenza ha rivestito la carica di presidente del collegio sindacale di varie società tra le quali Equitalia Nord Spa ed Eurofidi. Inoltre, è stato presidente e componente del collegio dei revisori di diversi enti e presidente e membro del consiglio di amministrazione di alcune fondazioni come la Fondazione Cassa di Risparmio di Torino. Genta è pure iscritto all’ordine dei consulenti del lavoro ed è socio dell’Associazione nazionale dei tributaristi italiani.

E’ Santus quello dei tre di cui si trovano meno notizie in rete. Laureato in Giurisprudenza all’Università Cattolica di Milano, ha 50 anni e dal 2001 esercita la professione di notaio nel suo studio di Bergamo. Ha insegnato in Cattolica, a Milano, all’Università degli Studi di Bergamo e anche alla scuola del notariato della Lombardia. Vicepresidente del Consiglio di sorveglianza di Ubi per alcuni anni, si è dimesso la scorsa primavera prima dell’assemblea in cui sono stati rinnovati i vertici dell’istituto di credito.

Cera, Genta e Santus non nascondono le ambizioni del patto e – durante la presentazione alla stampa, a Milano – hanno detto che il Car “vuole agire come un grande investitore istituzionale, un fondo chiuso che vuole partecipare all’attività della banca dando il suo contributo al management”. Parole di Cera, secondo quanto riporta il Sole, cui sono seguite quelle di Santus che ha evidenziato come il Car sia pronto a “dialogare con tutti, con gli altri azionisti e con il management, con cui c’è piena sintonia ma nel rigoroso rispetto dei ruoli”.

COSA PENSANO DEL RISIKO

Il peso del patto è tale che potrà giocare un ruolo nei prossimi mesi, quando potrebbe concretizzarsi quel risiko bancario di cui si parla da mesi ormai. I nomi in ballo sono sempre gli stessi ovvero i maggiori istituti di credito nazionali eccezion fatta per Intesa Sanpaolo e Unicredit: dunque Ubi, Bper, BancoBpm e Mps. Sempre durante l’incontro con la stampa Cera è stato piuttosto chiaro: “Non c’è moral suasion di nessuna autorità che può imporre a una banca sana e stabile come Ubi di fare operazioni. Nessuno può imporre a Ubi di sobbarcarsi situazioni di crisi, in passato ci sono state situazioni di questo tipo a certe condizioni e Ubi ha detto no”. Un riferimento che negli ambienti del credito è letto come un “Montepaschi? No, grazie”. Meno drastico il presidente della Fondazione Caricuneo (5,9%) secondo cui “non c’è nessuno da escludere, dipende dalle condizioni con cui sono poste in essere queste iniziative” però non nasconde che Siena è coinvolta in diverse cause le quali “in qualche modo limitano l’acquisizione della società. Sarebbe diverso se, invece, se fosse ripulita da questi rischi potenziali”.

A settembre Genta, durante un’intervista al Sole 24 Ore, aveva mostrato cautela ma anche la voglia di guardare avanti senza preclusioni: “In questo momento non c’è alcun ragionamento, né alcuna riflessione avviata ma inevitabilmente ci sarà da ragionarci. Come grandi azionisti abbiamo compreso che Ubi è una delle banche più solide del Paese e vogliamo avere visibilità sul futuro e poter dire la nostra”. Del resto, ricordava, “Ubi ha una lunga storia di acquisizioni alle spalle e ha la solidità per valutarne anche altre in futuro”.

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