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Intesa Sanpaolo, tutti i subbugli in Ubi Banca

Ubi Banca Banche

Che cosa succede in Ubi con l’integrazione in Intesa Sanpaolo. L’articolo di Emanuela Rossi

 

Va avanti la fusione tra Intesa Sanpaolo e Ubi Banca a 14 mesi dal lancio dell’Opa di Ca’ de Sass e a 9 mesi dalla chiusura dell’Offerta, poi divenuta di acquisto e scambio. Il passaggio però, stando alle segnalazioni dei sindacati, sembra stia procedendo non senza scossoni, soprattutto per i circa 15mila dipendenti ex Ubi e, a cascata, per i clienti.

LA DENUNCIA DI FIRST CISL

Il 20 aprile c’è stato un incontro tra la delegazione di First Cisl e le rappresentanze aziendali di Intesa Sanpaolo per sottoscrivere l’accordo applicativo del Premio Aziendale 2020 dell’ex gruppo Ubi Banca e per altre comunicazioni fra cui il prossimo avvio della procedura sindacale relativa alla decisione di trasferire i rami d’azienda tipici del settore bancario da IW Bank a Fideuram ISPB e a Intesa Sanpaolo con la contestuale trasformazione di IW Bank in SIM.

I delegati di First Cisl hanno evidenziato come – a nove giorni dall’avvio dell’integrazione – “la situazione che si vive nella rete commerciale è pesante e devastante” soprattutto per gli ex Ubi ma anche per i colleghi di Ca’ de Sass. “Attualmente – si legge in una nota – regna il caos nelle filiali del nuovo Gruppo ISP, si vivono situazioni tese e surreali”.

Sotto accusa il modello di servizio, nuovo per gli ex Ubi, così come “una precaria conoscenza dei Sistemi Informativi di ISP”. “I segnali distensivi che si vogliono dare alla opinione pubblica, alla rete commerciale, e soprattutto alla clientela, non corrispondono alla realtà” evidenzia l’organizzazione che nota una differenza fra i territori. E ancora: “Scarsissima, se non assente, formazione dei colleghi ex Ubi” anche quella da remoto, “il numero degli affiancatori previsti troppo esiguo rispetto alle esigenze”, “budget ribaltati sulle filiali ex Ubi appena tre giorni dopo l’avvio nel sistema commerciale”. I delegati sindacali evidenziano inoltre i problemi che si riscontrano con la clientela per esempio per la nuova raccolta della documentazione dei delegati sui rapporti di conto trasferiti o per le procedure applicative.

“Noi oggi siamo di fronte ad una delle operazioni più importanti degli ultimi tempi, unitamente alla contestuale chiusura di oltre 400 sportelli, ed è importante che si concluda bene” hanno sottolineato i delegati First Cisl ai quali ha replicato la delegazione aziendale chiedendo innanzitutto di “separare quelle che possono essere valutazioni di tipo tecnico da quelle che invece sono di tipo emotivo”. “La formazione che è stata messa a disposizione di tutti i colleghi era completa ed onnicomprensiva – hanno detto – e il tutoraggio non è scomparso ma è passato da una modalità in presenza ad una modalità da remoto” mentre per quanto riguarda i problemi con gli affiancatori, che possono “non avere una conoscenza approfondita di tutto”, ci si può rivolgere alla struttura di Help-Desk. Insomma, l’azienda ha ribadito punto per punto (postazioni di lavoro, condizioni agevolate, regole sugli istituti del contratto di 2° livello, regolamentazione sugli accessi, domande di trasferimento, piattaforma home-banking) rilevando peraltro che “l’utilizzo della tecnologia e dell’operatività in remoto, formazione compresa, non è una scelta aziendale ma un’esigenza determinata dai vari DPCM che si sono susseguiti fino ad oggi, ovviamente correlati all’attuale fase pandemica, e dai Protocolli di settore, che il gruppo Intesa Sanpaolo intende rispettare”.

LE LINEE POLITICHE DI FABI

Due giorni dopo si è riunita in video conferenza la segreteria di coordinamento Fabi di Intesa Sanpaolo, alla presenza del segretario generale, Lando Maria Sileoni, e del segretario generale aggiunto, Giuliano De Filippis. Dopo aver espresso apprezzamento per l’accordo del 14 aprile, i segretari di coordinamento hanno parlato delle criticità che stanno vivendo i dipendenti del gruppo e lavoratrici e i lavoratori del gruppo. Proprio partendo da ciò hanno elencato una serie di linee politiche da proporre ai vertici del gruppo come “lavorare da subito per l’integrazione vera delle persone” e fare “un vero cambio di passo sul clima aziendale”. Occorre poi “rafforzare l’azione sindacale sul territorio denunciando tutte le indebite pressioni commerciali non coerenti con i principi etici” e passare a una migliore formazione – talvolta “totalmente inadeguata e insufficiente – su modello organizzativo e su questioni informatiche.

Fabi punta il dito anche contro “la carenza di organico denunciata da tempo dal sindacato che ha chiesto nuova e giovane occupazione nella rete delle filiali” e chiede di “ripristinare gli incontri sindacali con i neoassunti” e di “verificare la necessaria distribuzione territoriale delle nuove assunzioni” senza dimenticare l’attenzione per la nuova modalità organizzativa della banca, con la riduzione delle postazioni di lavoro, la verifica degli spazi sia in rete sia in governance vista la normativa legata ai rischi della pandemia e la difesa del diritto alla disconnessione.

Intanto già in questi giorni si sta insediando la commissione politiche commerciali “per affrontare i problemi segnalati dai territori e raggiungere a breve un ‘vero’ accordo sulle politiche commerciali, che sanzioni e corregga i comportamenti scorretti per riportare un clima più disteso sui territori e tra le lavoratrici e i lavoratori del gruppo”.

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