Economia

Non solo Mps, tutte le pressioni commerciali nelle banche

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Mps

Sindacati dei bancari in allarme per le pressioni commerciali dei vertici degli istituti di credito. L’approfondimento di Emanuela Rossi

 

Si intensifica il dibattito, spesso acceso, sulle pressioni commerciali nelle banche. Si tratta di un problema che i sindacati di categoria segnalano da anni ma che ora, complice la situazione di disagio creatasi con la pandemia, sta crescendo notevolmente fra gli oltre 300mila dipendenti del settore. “Continueremo a contrastare le situazioni che riteniamo non coerenti con ogni mezzo a disposizione. In passato i lavoratori del settore sono già scesi in piazza al fianco di associazioni dei consumatori. Se sarà necessario, non esiteremo a farlo nuovamente”, ha detto di recente Mattia Pari, segretario nazionale Fabi, la maggiore sigla del comparto, che tra l’altro chiede a tutte le banche di inserire “la valutazione del problema delle pressioni commerciali nell’indagine stress da lavoro correlato”.

LA RICHIESTA DEI SINDACATI ALL’ABI

Che la questione sia quanto mai urgente lo dimostra il fatto che, come raccontato da Milano Finanza, Fabi, First Cisl, Fisac Cgil, Uilca e Unisin hanno chiesto all’Abi di modificare l’ordine del giorno di una riunione per aggiungere un punto relativo proprio alle pressioni commerciali nel contesto pandemico. Una richiesta che è stata accolta da Palazzo Altieri e che pare sia oggetto di confronto interno. Due sono i pericoli lamentati dalle sigle sindacali: il moltiplicarsi delle campagne prodotto, l’inserimento e l’innalzamento di budget individuali e non più collettivi per vie brevi, l’intensificarsi degli appuntamenti in filiale; il rischio di pratiche poco trasparenti nei confronti della clientela come l’offerta a distanza di prodotti non finanziari collegati a un finanziamento.

LE DENUNCE DEI SINDACATI

Il giornale del gruppo Class, in base a comunicazioni interne di cui è venuto a conoscenza, fa alcuni esempi di quanto sta accadendo nelle banche. Un grande istituto di credito ha inserito un blocco procedurale all’emissione delle polizze di protezione che si attiva per tre giorni dalla data di erogazione o di delibera del finanziamento. Si tratta di un blocco attivo solo per offerta di polizze e finanziamenti intermediati in filiale e non a distanza.

In un’altra banca invece capiarea e alti dirigenti incalzano i funzionari perché mandino mail con budget assegnati a ogni hub nella vecchia logica della “matrice”; altrove capita che si usino strumenti vietati anche da circolari interne dello stesso istituto di credito come classifiche, previsioni di vendita e richieste di dati anche infragiornaliere. Nel semestre in corso peraltro risulta anticipata l’assegnazione degli obiettivi con “richieste di raddoppio dei risultati dell’anno scorso”. Altrove vengono rivolti messaggi massivi dalla rete alle funzioni commerciali “con cui si richiamano i gestori a un’intensificazione degli appuntamenti in filiale con la clientela”.

L’ACCORDO DEL 2017

Va ricordato che nel 2017 l’Abi aveva sottoscritto con i sindacati un accordo che tutelava contemporaneamente sia i dipendenti sia la clientela, definito “etico e utile anche come campanello di allarme di sintomi che vanno prevenuti”.

Durante l’assemblea del 2018 l’associazione bancaria aveva affermato che “l’accordo dell’8 febbraio 2017 contro le indebite pressioni commerciali è una scelta d’avanguardia del mondo bancario e va applicato appieno sempre”. E infatti, rileva la Fabi, “in quelle banche in cui entrambe le parti hanno voluto affrontare seriamente la questione, grazie all’accordo dell’8 febbraio 2017, si sono prodotti risultati utili che hanno consentito di sanare le distorsioni”.

IL VIDEO DI MONTEPASCHI

Altro esempio di pressioni commerciali che sta destando molto scalpore negli ambienti bancari è tratto da un video che, come riferisce Business Insider, “ha fatto infuriare i sindacati”. Girato lo scorso marzo, inviato alla rete commerciale e caricato sull’intranet del gruppo, il filmato ritrae il direttore commerciale di Montepaschi, Pasquale Marchese, che sta in piedi davanti a una scrivania ingombra di carta e documenti ed elenca ciò che è stato fatto di positivo e ciò che invece non va bene. “Si sta per chiudere il primo trimestre dell’anno, fondamentale per una società quotata”, afferma Marchese, e bisogna “andare avanti così sui mutui privati e sul gestito netto”, fare di più “sui prestiti personali, è questo il momento” e “sui mutui impresa, soprattutto quelli con garanzia”. E ancora: è tempo di “un’azione decisa sulla parte danni e previdenza”.

Inoltre il manager di Rocca Salimbeni chiede di vendere più prodotti di risparmio gestito netto e prestiti ai privati e più finanziamenti garantiti alle imprese. Secondo le cinque organizzazioni sindacali di categoria, che non citano espressamente Marchese ma si riferiscono solo al suo ruolo, “la lunga elencazione delle realtà commerciali che hanno raggiunto gli obiettivi (compresi nel ‘bene’) e quelli che invece no (‘male’) è: criticabile, perché incoerente con gli impegni aziendali in tema di politiche commerciali; inutile, perché la rete commerciale è già continuamente pressata da sollecitazioni dei responsabili locali; avulsa dalla realtà, perché esclusivamente concentrata sugli obiettivi di budget, non considerando la grave pesantezza determinata dall’evento pandemico, che condiziona non solo la normale operatività della rete, ma anche la stessa attività di proposta commerciale”.

Insomma, proseguono nella nota congiunta, “non è così che si realizza il fondamentale scopo di trasmettere ai lavoratori le motivazioni necessarie ad affrontare una quotidianità difficile e non priva di notevoli incertezze per il futuro” e “nell’ambito della commissione politiche commerciali (istituita proprio con l’accordo del 2017, ndr), sarà sicuramente anche questo un tema all’attenzione delle prossime riunioni”.

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