Economia

Tutti i numeri 2019 di Open Fiber

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Che cosa mostra il bilancio 2019 di Open Fiber. Dati, confronti e scenari (in vista dell’offerta di Macquarie e del progetto AccessCo)

 

Open Fiber ha chiuso il 2019 con un ebitda (risultato operativo ante ammortamenti, ante imposte, plusvalenze e ripristini di valore o minusvalenze e svalutazioni) di 32,15 milioni di euro rispetto a un risultato negativo di 23,45 milioni dell’anno scorso. Ma il rosso si è ampliato a 116, 99 milioni contro una perdita di 97,32 milioni nel 2018 con ricavi in crescita da 114,17 a 186 milioni.

Il bilancio riporta anche un indebitamento finanziario netto lievitato a 1,6 miliardi (da 835,5 milioni) con finanziamenti da soci per 55,7 milioni di euro (203,4 milioni da parte di Enel, 203,4 da parte di Cdp Equity e 148,7 milioni da Cdp). Il flusso di cassa invece da 104,6 milioni è raddoppiato a 208 milioni di euro.

IL MARGINE OPERATIVO LORDO

Il margine operativo lordo (ebitda) è risultato positivo per oltre 37 milioni, a fronte di un dato negativo nel 2018 per quasi 18 milioni.

L’INDEBITAMENTO

Nel 2019, l’indebitamento finanziario netto di Open Fiber è quasi raddoppiato passando da 835,6 milioni a 1,6 miliardi di euro. Il valore dell’ebitda è particolarmente importante per definire l’enterprise value della società.

L’ENTERPRISE VALUE

Il fondo australiano Macquarie interessato al 50% della società controllata da Cdp ed Enel, metterebbe sul piatto per la quota di quest’ultima 3,5 miliardi per un enterprise value di 7 miliardi circa. Valore che implicherebbe, rispetto all’ebitda di 37 milioni, un multiplo di impresa (Ev/ebitda o valore di impresa su margine operativo lordo) pari a quasi 190 volte.

IL VERBALE DELL’ASSEMBLEA

Nel verbale d’assemblea ordinaria del 26 giugno scorso, depositato alla Camera di Commercio, si legge inoltre che è stato deciso – come ha sottolineato Business Insider Italia – di riportare a nuovo l’intera perdita da 116,9 milioni riportata nel 2019.

LA LETTERA DEI VERTICI

Intanto, nella lettera agli azionisti contenuta nel bilancio del 2019, i vertici di Open Fiber, il presidente Franco Bassanini e l’amministratore delegato Elisabetta Ripa, sottolineano che “l’Unione europea ha riconosciuto nel nuovo Codice delle Comunicazioni elettroniche la valenza del modello di business wholesale only che abbiamo scelto fin dalla nostra fondazione. Anche nel 2019 abbiamo stretto accordi commerciali con un numero operatori – di tlc e non – interessati a utilizzare la nostra infrastruttura”.

LE PROSPETTIVE CON ACCESSCO

Inoltre, scrivono i vertici, “di fronte alle grandi complessità che l’epidemia di coronavirus ha posto alle famiglie, alle imprese e alle istituzioni, il nostro progetto assume un valore ancora più grande e un’importanza strategica per il Paese”. Una strategicità che si conferma anche dalle mosse del governo per realizzare una rete unica nazionale partendo da Fibercop di Tim per arrivare ad AccessCo anche con Cdp e dunque Open Fiber (qui le slide del gruppo Tim sul percorso condiviso con il governo).

LO SCENARIO

Flussi di cassa, attuali e dei prossimi tre anni, e investimenti fatti per la fibra saranno al centro della due diligence che si farà per preparare AccessCo, su Open Fiber e su FiberCop. Saranno presi in considerazione i numeri di bilancio ma non solo, servirà guardare anche i dati prospettici.

I MULTIPLI DI OF

Il metodo dei multipli (earning value fratto ebitda), normalmente applicato per le fusioni e acquisizioni, non si può applicare infatti a Open Fiber (ha sottolineato l’Ansa) perché – spiegano gli analisti – non tiene conto degli investimenti che l’operatore wholesale ha fatto ma che ancora non si riflettono in termini di clienti acquisiti e quindi di ebitda (32 milioni di euro nel 2019). Nel 2019 Open Fiber, si legge nel bilancio, ha investito 1.059 milioni di euro (876 nel 2018) che porta il totale degli investimenti fatti per sviluppare la rete a 2,365 miliardi di euro. Il flusso di cassa poi è raddoppiato da un anno all’altro, passando da 104,69 milioni a 208 milioni.

L’OFFERTA DI MAQCUARIE

Rapportando la valutazione che ha dato Macquarie (con un ruolo dibattuto dell’ex numero uno di Cdp, Claudio Costamagna) di 7 miliardi per l’earning value all’ebitda, si otterrebbe infatti un multiplo folle di 217 volte ma sicuramente non sarà questo il criterio che gli adviser useranno, probabilmente preferendo altre metodologie, come per esempio il DCF (Discounted Cash Flow) che correla il valore aziendale alla capacità di produrre un livello di flussi finanziari adeguato a soddisfare le aspettative di remunerazione di un investitore, è guarda molto più in là nel tempo. Stesso metodo, verrà applicato quindi per valutare FiberCop in modo da rendere omogenei e raffrontabili i valori.

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