Economia

Tutti i danni al gioco legale causati dal lockdown. Le mafie gioiscono

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gioco legale

C’è un settore economico che, dopo oltre 270 giorni di chiusura imposti dal primo Dpcm dell’allora premier Giuseppe Conte, rischia ora di non riaprire più. È il comparto del gioco legale che in Italia, soltanto per quanto riguarda le imprese che supportano le attività delle aziende concessionarie – dalle software house alle realtà che producono hardware per gli apparecchi di gioco, dalla stampa delle schedine o degli instant win ai punti fisici sul territorio (come ad esempio bar, tabacchi e ricevitorie specializzate) – occupa circa 100mila persone rimaste in attesa di risposte del governo.

Per questo l’intero mondo del gioco legale era sceso in piazza, a Roma e a Milano, lo scorso 18 febbraio sotto i vessilli di ATI Gioco Lecito, sostenuta dalla principali associazioni di categoria (Acadi, Anib, Astro, Confederazione Giocare Italia, EGP-Fipe, Federbingo, FIEGL Confesercenti, Sapar, S.G.I ) per denunciare che un’intera categoria del nostro comparto economico è ora a rischio sopravvivenza.

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Il 31 marzo di fronte alla Camera dei Deputati, a Roma, si è tenuta un’altra manifestazione, questa volta delle lavoratrici attive nel settore del gioco pubblico. Sostegno è stato espresso da Geronimo Cardia, presidente dell’Associazione Concessionari di Giochi Pubblici (Acadi-Confcommercio): “Il nostro è un fronte comune con i 150mila lavoratori della distribuzione del gioco legale che da ormai nove mesi sono privati del diritto al lavoro e costretti ad osservare la proliferazione del gioco illegale su tutto il territorio nazionale. È una condizione non più sostenibile, il Governo ascolti l’appello per un’immediata riapertura in totale sicurezza sulla base di protocolli sanitari rigorosi, come consentito ad altre attività con fattori di rischio equivalenti”.

QUEL LOCKDOWN DEL GIOCO LEGALE CHE AVVANTAGGIA LE MAFIE

Slot machine e macchinette che prendono polvere non costituiscono solo un danno per i lavoratori del settore, ma rischiano soprattutto di avvantaggiare le mafie, che non hanno certo perso occasione di approfittare del venir meno della concorrenza lecita per aumentare il numero e il giro delle proprie bische clandestine (ambienti ben lontani dall’essere Covid-free).

“Senza la possibilità di riprendere presto a lavorare, anche per i pubblici esercizi che offrono giochi non si pone solo il problema della continuità aziendale, ma anche quello della difesa della legalità” aveva avvertito qualche tempo fa Aldo Cursano, Vicepresidente vicario di FIPE-Confcommercio.

“È ancora troppo recente il ricordo delle bische, del “picchetto”, delle tombole clandestine; i giochi in denaro sono servizi che richiedono selezione, elevata qualificazione e professionalità degli esercenti, per tutelare in ogni momento i consumatori. Non possiamo permettere – aveva ammonito ancora Cursano – che le incertezze sulle decisioni di riapertura favoriscano la dispersione di quanto costruito con la regolamentazione puntuale di queste attività, impedendone l’ulteriore progresso professionale e tecnologico con la restituzione di larghe porzioni di offerta alla criminalità.”

UN OSSERVATORIO SUL GIOCO LEGALE

Per queste ragioni, Luiss Business School e Ipsos analizzeranno le evoluzioni del mondo del gioco legale grazie all’avvio del progetto di ricerca sul settore del gioco (nell’ambito dell’osservatorio sui mercati regolati), con l’obiettivo di fornire supporto scientifico ai decisori pubblici, all’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, alle società concessionarie di gioco pubblico, agli operatori della filiera, agli stakeholder della società civile.

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«L’obiettivo del progetto è di agevolare sempre più uno sviluppo sostenibile del comparto dei giochi, fornendo sostegno alle migliaia di lavoratori ed esercenti e sostenendo la rete distributiva che è presidio di legalità – ha illustrato il Presidente di Ipsos, Nando Pagnoncelli – Questi temi sono nell’interesse comune del settore pubblico e dei suoi concessionari, nel breve, medio e lungo termine».

Le prime stime della ricerca fanno temere che l’aumento del mercato illegale possa aver coinvolto fino a 4 milioni di giocatori, non tutti pienamente consapevoli di questa scelta. Raffaele Oriani, Professore Ordinario di Finanza Aziendale dell’Università Luiss, ha aggiunto: «Per salvaguardare un mercato essenziale per la nostra economia – strumento di contrasto a fenomeni di illegalità ed evasione fiscale – è necessario aggiornare la regolamentazione del gioco legale, rendendolo più funzionale al contrasto di potenziali rischi per gli utenti».

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TUTTI I NUMERI (NEGATIVI) DEL LOCKDOWN DEL GIOCO LEGALE

Proprio la Luiss Business School ha stimato che, a seguito della chiusura dei punti fisici, si è registrato un significativo crollo del gioco in presenza (-41%). Prima dell’emergenza economico-sanitaria l’industria del gioco legale aveva un valore di spesa pari a 19,4 miliardi di euro (dati 2019) che nel 2020 si è ridotto di ben il 33%.

Il lockdown del gioco legale non mancherà infine di causare una nuova voragine nei conti dello Stato. Secondo i dati del Conto riassuntivo del Tesoro riportati dalla testata di settore Agipronews, a causa dell’epidemia c’è stato un calo del 34% sugli incassi del 2019.

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In totale, riporta il Ministero dell’Economia, gli incassi per entrate del bilancio dello Stato da lotto, lotterie ed altre attività di gioco superano i 9,8 miliardi di euro, di cui oltre 3,2 miliardi arrivano dal prelievo erariale sugli apparecchi, per i quali il calo è mostruoso, più che dimezzato: -51%. Ricordiamo infatti che bar e tabaccai sono rimasti aperti, ma le slot sono state spente. Ammontano a 5,9 miliardi i proventi del lotto (-22%), mentre 227 milioni arrivano da altre attività di gioco (-27%) e 313 milioni derivano dalla quota del 40% dell’imposta unica sui giochi di abilità e sui concorsi pronostici (+34,9%). Altri 47,8 milioni arrivano dal diritto fisso erariale sui concorsi pronostici (-30,3%). Non è però un problema per la criminalità organizzata che, oltre a mantenere aperte le proprie bische in barba a qualsiasi normativa sanitaria, non si preoccupa certo di pagare le tasse.

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