Economia

Tutti gli aiuti economici degli Stati Uniti per tamponare il contagio economico da Coronavirus

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Che cosa prevede il più grande pacchetto di aiuti economici mai concepito nella storia Usa a sostegno dell’America colpita dal Coronavirus. L’articolo di Marco Orioles

Dopo sei giorni di accese discussioni tra la pattuglia repubblicana al Senato e quella democratica sul più grande pacchetto di aiuti economici mai concepito nella storia americana, con misure del valore di 2,2 trilioni di dollari a sostegno dell’America colpita dal Coronavirus, il punto di caduta è arrivato nella notte con un voto bipartisan (96 a 0, ma solo perché tre senatori erano assenti per Coronavirus, tra cui gli ex candidati alla Casa Bianca Mitt Romney  e Rand Paul) su un testo di 880 pagine che stanzia l’equivalente di metà dell’intero budget federale degli Usa.

A dispetto delle sue proporzioni, la bonanza che si accinge a prendere la strada dei conti correnti dei lavoratori, delle imprese e delle famiglie americane non accontenterà però tutti. Al contrario, come ha sottolineato Politico, il provvedimento votato dal Senato finisce per “scegliere”, nella migliore tradizione,” “tra vincitori e vinti” nella gara a chi avrebbe beneficiato della manna dello Stato.

Nonostante il compromesso raggiunto dai partiti, serpeggia infatti un certo malumore per l’esclusione dal pacchetto di specifiche misure richieste da una parte o dall’altra, se non addirittura di intere categorie economiche, la più vistosa delle quali è sicuramente quella dei casinò tanto cara a Donald Trump ma non certo ai suoi rivali progressisti.

Chi è davvero sul piede di guerra è Bernie Sanders, adirato per l’assenza di condizioni effettivamente stringenti ai generosi prestiti di cui saranno beneficiarie le grandi industrie Usa.

Ma le bizze del fumantino candidato alla nomination Dem non trovano riscontro nelle parole concilianti di Nancy Pelosi, leader Dem alla Camera, che al collega come all’astro in ascesa dell’ala radicale dell’Asinello, la deputata Alexandria Ocasio-Cortez, nonché all’altro esponente liberal molto in vista in questi giorni, il governatore di New York Andrew Cuomo, ha chiesto di ingoiare la pillola per il bene del Paese e soprattutto di riservare le proprie energie per i futuri provvedimenti legislativi sul virus che senz’altro seguiranno.

Per avere forza di legge, il bill votato ieri al Senato dovrà essere firmato dal presidente – che ha già fatto sapere di essere pronto – e ancor prima approvato dall’altro ramo del parlamento, che il leader di maggioranza Steny Honey ha convocato per le 9 di venerdì.

Sul voto dei deputati pende tuttavia l’incognita chiamata Covid-19, che ha contagiato alcuni deputati e indotto altri a mettersi in quarantena. È per questo che Pelosi e collaboratori stanno pensando a superare l’impasse ricorrendo al cosiddetto “voice vote”, procedura che – a differenza del “roll call vote” – non richiede la presenza fisica in Campidoglio di tutti i rappresentanti del popolo.

Ecco nel dettaglio contiene il pacchetto votato ieri.

500 MILIARDI DI AIUTI ALLE INDUSTRIE

E’ il bailout della discordia, tanto preteso dall’ala pro-business della classe politica – e dall’amministrazione Trump in particolare – quanto inviso da chi, specie tra i Dem più combattivi, pensa che la priorità nell’emergenza sia aiutare i lavoratori piuttosto che gli imprenditori.

Ben consci di cosa li divide, i senatori hanno pensato bene di smussare gli angoli e trovare una formula che accontentasse tutti.

Il requisito numero uno, almeno per il leader dell’Asinello al Senato Chuck Schumer, era impedire che di cotanta magnificenza potesse approfittare l’imprenditore più famoso d’America che risiede temporaneamente alla Casa Bianca. Per quanto non siamo in grado di dimostrarlo essendo ancora fresco il voto al Senato, è più che probabile tuttavia che sia passato, con il pacchetto, anche l’emendamento che Schumer ha reso noto ieri con una lettera ai colleghi del suo schieramento e che impedisce alle aziende del tycoon di accedere a prestiti e finanziamenti.

Ma per quanto ingombrante e divisiva sia l’ombra di Trumpland, lo scoglio più formidabile al maxi-aiuto del Congresso alle industrie a stelle e strisce era il timore, avanzato dal fronte democratico, che si traducesse in aiuti a pioggia. Eventualità apparentemente sventata dal requisito introdotto in extremis che prevede la nomina da parte delle camere di un ispettore generale e di un panel chiamati a supervisionare l’erogazione dei fondi.

Poiché a Politico tuttavia ne sanno una più del diavolo, ecco avanzare il sospetto che nemmeno questa salvaguardia possa funzionare, visto che – scrive la testata che meglio di altre conosce i retroscena di Washington D.C. – “l’efficacia di quella supervisione sarà tanto tenace quanto lo saranno i cani da guardia scelti (dal Congresso) e (soprattutto) da quanto potere disporranno effettivamente”. 

58 MILIARDI ALL’INDUSTRIA AEREA (MA NIENTE PER CROCIERE E PETROLIERI)

Tra le industrie destinatarie di aiuti c’è naturalmente quella aerea, che riceverà rispettivamente 29 miliardi di dollari in sovvenzioni e altrettanti in prestiti, più la possibilità di non pagare tre delle principali accise che gravano sul settore (quelle sul prezzo dei biglietti, quelle sul carburante e quelle sui cargo).

Le varie Delta, United e American dovranno però, a loro volta, rispettare certe condizioni, non ultimo continuare a pagare regolarmente tutto il personale (metà dei fondi sono stati allocati proprio con questa motivazione).

Fortunatamente per loro, tra gli obblighi non è però contemplato, come avrebbero invece voluto i democratici stregati da Greta, un impegno a tagliare le emissioni inquinanti.

Chi è rimasto a secco, almeno in questo giro, è l’industria delle crociere, malgrado – o forse proprio perché – Trump l’avesse definita “candidata primaria” a ricevere l’assistenza federale.

Neanche un dollaro, inoltre, sarà destinato all’operazione pensata dal presidente di riempire “right up to the top” le riserve petrolifere strategiche con il proposito, evidentemente ritenuto non fondamentale dal Partito Democratico, di scongiurare conseguenze per i produttori Usa alle prese con un drammatico calo del prezzo del greggio.

DISOCCUPAZIONE PLUS

Essendo fallito il tentativo in extremis da parte di una pattuglia di senatori repubblicani di affossare questo provvedimento, è passata anche la misura di cui i Dem vanno fieri: la copertura al 100% della disoccupazione in cui sono caduti, causa Coronavirus, moltissimi lavoratori americani compresi, in una prima assoluta, quelli impiegati nella cosiddetta gig economy e dunque meno protetti di loro.

La fronda repubblicana era nata per via dei 600 dollari aggiuntivi che i lavoratori riceveranno, a titolo di compensazione, assieme all’assegno di disoccupazione. Un’elargizione che ha fatto temere a senatori come Lindsey Graham che si stesse “incentivando le persone a non tornare al lavoro”

50 MILIARDI DI CREDITI FISCALI PER LE AZIENDE

Per scongiurare licenziamenti di massa, il Senato ha introdotto un “tax credit”  di 50 miliardi di dollari destinati a coprire circa il 50% degli stipendi (con un tetto massimo di 10 mila dollari per lavoratore). A beneficiarne saranno però le sole aziende che hanno subito un calo del fatturato del 50% rispetto al precedente quadrimestre.

Per tutto il periodo dell’emergenza, le imprese saranno inoltre esentate dal pagare i contributi, fissati per legge al 6,2%, della Social Security.

ASSEGNO UNIVERSALE PER I CITTADINI

Una volta che il pacchetto diventerà legge, tutti gli americani con un reddito non superiore a 75 mila dollari (somma che raddoppia per le coppie sposate) riceveranno un assegno di 1.200 dollari. L’assegno lievita a 2.400 dollari per i coniugi, che riceveranno anche 500 dollari extra per ogni figlio a carico.

100 MILIARDI PER IL SETTORE SANITARIO

Ammontano a 100 miliardi di dollari le sovvenzioni destinate alle strutture sanitarie in trincea contro il Coronavirus a titolo di compensazione per i mancati introiti derivanti dalla sospensione delle attività ordinarie.

Le cliniche e nosocomi che cureranno le persone contagiate dal Covid-19 riceveranno anche un aumento del 20% dei pagamenti ricevuti attraverso il programma pubblico di assistenza sanitaria “Medicare”

150 MILIARDI PER STATI E AMMINISTRAZIONI LOCALI

Tanto finirà nelle casse di amministrazioni stremate per l’emorragia degli introiti fiscali derivante dalla chiusura degli esercizi commerciali oltre che per l’impennata delle richieste di disoccupazione.

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