Sebbene meno noto a livello internazionale rispetto all’ormai detenuto “El Chapo”, Nemesio Oseguera Cervantes, conosciuto come “El Mencho”, era l’uomo più ricercato del Messico in quanto a capo di uno dei cartelli contemporanei più temuti e pericolosi del Paese, il Cartello Jalisco Nueva Generación.
La sua presenza in tutti i 50 Stati americani fa sì che la Drug Enforcement Administration statunitense lo consideri potente quanto il Cartello di Sinaloa, nonché responsabile del traffico di enormi quantità di cocaina, metanfetamina e fentanyl verso gli Usa.
L’uccisione di El Mencho, avvenuta ieri nello Stato di Jalisco con l’aiuto dell’intelligence degli Stati Uniti, potrebbe ora segnare una nuova fase tra i tesi rapporti fra Washington e Città del Messico.
DA EX POLIZIOTTO A CAPO DI UN CARTELLO MILITARIZZATO
Ci sono solo pochi nomi che hanno lasciato un segno duraturo nella storia del crimine organizzato messicano, scrive la Bbc. E Nemesio Oseguera Cervantes – più comunemente noto come El Mencho – è uno di questi.
Di umili origini rurali, nato ad Aguililla, nello Stato di Michoacán, prima di entrare negli anni Novanta nel mondo del narcotraffico, era un agente di polizia. Dopo una condanna negli Stati Uniti nel 1994 per cospirazione finalizzata alla distribuzione di eroina, con quasi tre anni di carcere scontati nel Distretto Settentrionale della California, è tornato in Messico dove, in seguito alla morte di Ignacio “Nacho” Coronel, ha fondato intorno al 2007 il Cartello Jalisco Nueva Generación (CJNG) insieme a Erik Valencia Salazar, alias “El 85”.
Nel giro di un decennio il gruppo è diventato una delle organizzazioni criminali più aggressive e spietate del Paese. È stato tra i primi a utilizzare droni per lanciare esplosivi, ha installato mine e nel 2015 ha abbattuto un elicottero militare con un lanciarazzi durante un tentativo di cattura del suo leader. Nel 2020 ha organizzato un attentato nel cuore di Città del Messico contro l’allora capo della polizia della capitale, impiegando granate e fucili ad alta potenza.
Lo specialista in sicurezza Eduardo Guerrero ha affermato che le autorità a nord e a sud del confine consideravano il CJNG una minaccia alla sicurezza nazionale, sottolineando che disponeva di “enormi quantità di denaro, armi di ultima generazione, gruppi paramilitari in stile militare e veicoli… e [che] rappresenta una sfida molto grave per il governo [messicano]”.
A QUANTO AMMONTA LA FORTUNA DI EL MENCHO
Sulla testa di El Mencho pendeva una taglia di 15 milioni di dollari, offerti dal Dipartimento di Stato americano a chiunque avesse fornito informazioni utili alla cattura. Secondo la Drug Enforcement Administration (DEA), nel 2019 la sua fortuna personale poteva superare il miliardo di dollari. L’agente Kyle Mori dichiarò: “Possiede almeno 500 milioni di dollari e potrebbe valere più di 1 miliardo”.
Le stime sugli asset complessivi del CJNG parlano di decine di miliardi di dollari, frutto del traffico di cocaina dal Sud America verso gli Stati Uniti, della produzione su larga scala di metanfetamina e del ruolo crescente nel mercato del fentanyl. Le cifre restano indicative, data la natura clandestina delle attività e le operazioni di riciclaggio che ne occultano i profitti.
Come riferito dalla DEA, l’apparato finanziario del cartello sarebbe stato sostenuto anche dal gruppo Los Cuinis, considerato il braccio economico del CJNG.
LE INCRIMINAZIONI E LA RETE FAMILIARE
Dal 2017, ricorda il Guardian, Oseguera Cervantes era stato incriminato più volte presso il tribunale federale del Distretto di Columbia per cospirazione e distribuzione di metanfetamina, cocaina e fentanyl destinati all’importazione illegale negli Stati Uniti, oltre che per reati connessi all’uso di armi da fuoco e alla direzione di un’organizzazione criminale continuativa ai sensi del Drug Kingpin Enforcement Act.
Il figlio Rubén Oseguera-González, noto come “El Menchito”, afferma la DEA, è stato condannato all’ergastolo più 30 anni e alla confisca di oltre 6 miliardi di dollari. Secondo gli atti processuali avrebbe trafficato più di 50 tonnellate di cocaina e supervisionato laboratori capaci di produrre oltre 1.000 tonnellate di metanfetamina, oltre ad aver ordinato più di 100 omicidi. Un altro familiare, Cristian Fernando Gutiérrez-Ochoa, genero di El Mencho, si è dichiarato colpevole di riciclaggio internazionale.
L’OPERAZIONE FINALE E LE VIOLENZE
Stando a quanto riferito dalle autorità messicane, il leader del CJNG è stato ferito durante un’operazione delle forze speciali a Tapalpa, in Jalisco, ed è morto mentre veniva trasferito a Città del Messico per ricevere cure mediche. Nove membri del cartello sarebbero rimasti uccisi e tre militari feriti. Washington ha confermato di aver fornito informazioni di intelligence, precisando tuttavia che si è trattato di un’operazione condotta dal Messico senza il coinvolgimento diretto di truppe statunitensi.
La morte del boss ha scatenato una reazione immediata del CJNG. In almeno una dozzina di Stati gruppi armati hanno incendiato veicoli, bloccato strade e dato fuoco a supermercati, banche e negozi, con disordini concentrati in particolare a Guadalajara e nella località turistica di Puerto Vallarta. Il governo degli Stati Uniti ha invitato i propri cittadini a “rimanere al riparo fino a nuovo avviso” in diverse aree, mentre la presidente del Messico, Claudia Sheinbaum, ha dichiarato: “C’è pieno coordinamento con tutti i governi statali. Dobbiamo restare informati e tranquilli. Nella maggior parte del Paese le attività proseguono normalmente”.
IL FRAGILE EQUILIBRIO TRA MESSICO E STATI UNITI
Con l’arrivo di Trump alla Casa Bianca, gli equilibri tra Stati Uniti e America Latina stanno vivendo una nuova fase. L’arresto dell’ex presidente del Venezuela, Nicolás Maduro, ne è l’esempio più lampante. Trump infatti non ha risparmiato minacce di intervento nemmeno ad altri Stati, tra cui Colombia, Cuba e lo stesso Messico. Tuttavia, secondo David Mora dell’International Crisis Group, “Da quando la presidente Sheinbaum è al potere, l’esercito è molto più conflittuale, combattivo contro i gruppi criminali in Messico. Questo è un segnale per gli Stati Uniti: se continuiamo a cooperare, condividendo intelligence, il Messico può farcela, non abbiamo bisogno di truppe statunitensi sul suolo messicano”. L’ex ambasciatore statunitense in Messico ed ex vice segretario di Stato Christopher Landau ha definito l’operazione “un grande sviluppo per il Messico, gli Stati Uniti, l’America Latina e il mondo”.
L’eliminazione del leader del CJNG è stata presentata come un risultato rilevante nella dimostrazione dell’impegno di Città del Messico contro il traffico di fentanyl, tema su cui Trump aveva esercitato forti pressioni, ventilando anche la possibilità di azioni unilaterali. Se in Venezuela il pretesto della lotta al narcotraffico appare debole per giustificare l’arresto di Maduro, per il Messico i numeri dicono qualcosa di diverso. Stando ai dati pubblicati nel giugno 2025 dalla US Customs and Border Protection, sul Paese ricade infatti la maggiore responsabilità riguardo al fentanyl che entra negli Usa: dall’ottobre 2024, negli Stati Uniti sono stati sequestrati 4.182 kg di fentanyl e quasi tutto (il 96%) è stato intercettato al confine sud-occidentale con il Messico.
L’uccisione di El Mencho però non dà garanzie su cosa potrebbe accadere ora perché la violenta risposta del cartello e l’assenza di un successore ufficiale lasciano aperto il quadro degli sviluppi interni al gruppo.







