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Tutte le strategie di Eni

Eni - Descalzi E Marcegaglia

Ecco conti, progetti e scenari del gruppo Eni così come sono stati annunciati dall’amministratore delegato, Claudio Descalzi

 

«Abbiamo costruito una nuova Eni fondata sull’efficienza, l’integrazione e l’impiego di nuove tecnologie. Rafforzeremo e diversificheremo ulteriormente il nostro portafoglio in bacini a basso costo ma ad alto potenziale, continueremo a perseguire ulteriori opportunità lungo la catena del valore, e cresceremo nelle rinnovabili e nei biocarburanti facendo di Eni una società più profittevole». Claudio Descalzi, Amministratore delegato di Eni,  ha presentato con queste parole, ieri a Milano, nella sede della società, il Piano Strategico della società per il periodo 2019-2022. Un piano che che prevede circa 33 miliardi di investimenti nei prossimi quattro anni. Ma andiamo con ordine.

COSA PREVEDE IL PIANO DI ENI

«Creare valore per gli azionisti rimane la nostra principale priorità – ha detto Descalzi – per questo abbiamo deciso di annunciare l’aumento del dividendo». Il Cane a sei zampe intende infatti portarlo nel 2019 a 0,86 euro per azione e avviare un programma di buyback per un ammontare di 400 milioni nel 2019 e per i tre anni successivi, assumendo un leverage stabilmente inferiore al 20%, per un ammontare annuale di 400 milioni di dollari ipotizzando uno scenario in cui un barile di Brent oscilli attorno ai 60-65 dollari, oppure 800 milioni di euro se il Brent dovesse superare tale forbice.

UPSTRAM: 2,5 MILIARDI DI BARILI E 140 POZZI IN QUATTRO ANNI

«Nell’upstream – ha dichiarato il numero 1 di Eni, Descalzi – continueremo a crescere in modo organico. Grazie alla grande quantità di nuovi permessi in bacini ad alto potenziale, puntiamo a realizzare 2,5 miliardi di barili di nuove risorse perforando 140 pozzi esplorativi nei quattro anni». Nell’esplorazione, che costituisce il driver fondamentale della crescita di valore per l’azienda, Eni prevede di spendere nel periodo 2019-2022 circa 3,5 miliardi con l’obiettivo di scoprire 2,5 miliardi di barili di nuove risorse a un costo unitario inferiore ai 2 dollari perforando circa 40 pozzi all’anno in un’estensione totale di oltre 460.000 km2. La produzione di idrocarburi è prevista in crescita del 3,5% all’anno nel periodo 2019- 2022, grazie al ramp-up e all’avvio di nuovi progetti che contribuiranno per circa 660.000 barili di olio equivalente al giorno nel 2022 e alle attività di espansione dei campi esistenti che contribuiranno per circa 290.000 barili di olio equivalente al giorno entro il 2022.

LO SVILUPPO IN MEDIO ORIENTE, MESSICO E NORVEGIA

Nel periodo del Piano saranno realizzati 18 importanti avvii di produzione. Eni, inoltre, sarà operatore di circa il 77% della produzione complessiva. La crescita della produzione di idrocarburi sarà sostenuta dal potenziale delle nuove aree, che contribuiranno alla diversificazione geografica di Eni: Medio Oriente, Norvegia e Messico (leggi anche: Ecco la nuova mappa geopolitica aggiornata dell’Eni).

Queste tre aree daranno un contributo di circa 260.000 barili di olio equivalente al giorno entro il 2022. Il successo della strategia di esplorazione e l’ampio portafoglio di nuovi progetti convenzionali – si legge nel documento -, insieme a una rigorosa disciplina finanziaria, consentiranno di generare un free cash flow cumulato di 22 miliardi nel periodo 2019-2022 (vedi anche: Eni e non solo, come si muoverà Guaidò in Venezuela con le compagnie petrolifere).

MID-DOWNSTREAM: SI PUNTA SULLA RAFFINAZIONE

«Entro la fine del Piano – ha proseguito l’amministratore delegato di Eni – ci aspettiamo che l’utile operativo per il Middownstream salirà a 2 miliardi di euro, più del doppio rispetto ai livelli del 2018. Grazie all’acquisizione del 20% della raffineria di Ruwais negli Emirati Arabi Uniti, un impianto top-class a livello mondiale, abbiamo rafforzato il nostro business della raffinazione. Questa acquisizione ci ha consentito di aumentare la nostra capacità globale di raffinazione del 35%, e del 40% nel 2023, portando il breakeven del margine di raffinazione a 1,5 dollari al barile. Il GNL giocherà un ruolo cruciale nella nostra crescita futura e ci aspettiamo di raggiungere 14 milioni di tonnellate all’anno (MTPA) di volumi contrattualizzati entro il 2022 e 16 MTPA entro il 2025, segnando un aumento».

CRESCITA NEL GAS

Gas & Power – si legge nel documento – crescerà grazie al consolidamento del suo modello integrato e ottimizzato, attraverso le seguenti azioni:

  • Aumento delle sinergie con tutti i business e una più profonda integrazione con le attività upstream valorizzando la quota di gas equity;
  • Sviluppo accelerato del portafoglio GNL che raggiungerà i 14 milioni di tonnellate per anno di volumi contrattualizzati nel 2022 e 16 milioni entro il 2025;
  • Crescita nel settore retail in Europa, che prevede il raggiungimento di circa 12 milioni di clienti al 2022, in aumento di circa il 26% rispetto al 2018.

Queste azioni consentiranno al business di continuare a crescere nel futuro, conseguendo un EBIT di 700 milioni di euro nel 2022, di cui il 70% proveniente dal settore retail. Il Free Cash Flow cumulato del quadriennio sarà pari 2,3 miliardi di euro.

E IN ITALIA?

Per quanto riguarda l’Italia, il gruppo Eni ha in programma di rendere il nostro Paese fulcro della propria transizione energetica. «In Italia – ha annunciato Descalzi – espanderemo ulteriormente il “Progetto Italia”, che prevede la conversione delle aree industriali bonificate in aree per la produzione di energia da fonti rinnovabili». Si tratta di una road map che prevede la realizzazione di impianti di generazione da fonte rinnovabile di grande scala nelle aree industriali del Gruppo Eni disponibili all’uso e di scarso interesse per attività economiche. Sono stati individuati in modo preliminare oltre 400 ettari di terreno disponibile, in 12 Regioni. In termini di tecnologia, la maggior parte dei progetti saranno di fotovoltaico, ma non si escludono altre tecnologie (biomassa e/o solare a concentrazione). Nella stessa giornata, l’Eni ha aperto i suoi laboratori alla stampa presentando i suoi progetti pilota basati sullo sfruttamento di fonti rinnovabili, di cui parleremo approfonditamente in un altro articolo.

DECARBONIZZAZIONE, ZERO EMISSIONI NELL’UPSTREAM ENTRO IL 2030

Continuando sul tema “green”, durante la presentazione del Piano Strategico 2019 – 2022 del Cane a sei zampe è stato affrontato anche il tema della decarbonizzazione. «Affrontare la doppia sfida da un lato di soddisfare i crescenti bisogni di energia, dall’altro di ridurre le emissioni in linea con gli obiettivi dell’Accordo di Parigi, rappresenta una priorità strategica per il nostro CdA», ha ammesso Descalzi. «Come primo passo – ha illustrato -, il nostro obiettivo è quello di eliminare le emissioni nette dell’upstream entro il 2030. Riusciremo a raggiungere questo obiettivo aumentando l’efficienza operativa, riducendo quindi al minimo le emissioni dirette di CO2 del business e compensando le emissioni residuali con vasti progetti di forestazione».

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