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Tutte le riforme economiche in cantiere in Germania

Il governo tedesco ci riprova con le riforme. Ecco una panoramica di quelle economiche e sociali che si vogliono avviare entro l’estate, tra fisco, pensioni, lavoro, sanità ed energia.

Dell’autunno delle riforme, proclamato con enfasi sei mesi fa da Friedrich Merz, non v’è stata quasi traccia. Così il fatto che la nuova ondata riformista venga ora annunciata quasi alla spicciolata può far sperare in un esito migliore. A dare il via alle danze delle buone intenzioni, questa volta, non è stato il cancelliere in prima persona, ma il suo vice: il ministro delle Finanze socialdemocratico Lars Klingbeil, l’uomo che finora aveva frenato ogni impeto. Così, se finalmente l’Spd si muove – si mormora nella Berlino politica – è forse la volta buona che l’economia possa ripartire.

Dalla sede della Fondazione Bertelsmann, nel cuore della capitale, Klingbeil ha lanciato la scorsa settimana un appello a favore di riforme profonde, presentandole come un “passaggio inevitabile per preservare competitività e stabilità finanziaria”. Merz ha preso la palla al balzo e il governo punta ora a definire le decisioni principali entro l’estate, aprendo quella che viene descritta come una vera “finestra di opportunità” per intervenire su fisco, welfare, mercato del lavoro ed energia.

KLINGBEIL RIFORMATORE PER IL RILANCIO ECONOMICO

Il progetto riformatore nasce in una fase segnata da crescita debole, pressioni sui conti pubblici e incertezza internazionale legata ai rincari energetici. L’esecutivo ritiene necessario agire rapidamente per evitare un rallentamento più marcato dell’economia tedesca. L’obiettivo dichiarato è avviare i provvedimenti chiave prima della nuova tornata di elezioni regionali autunnali, così da presentare risultati concreti già nei prossimi mesi. E non è certo un caso che questo nuovo tentativo di ripartenza avvenga all’indomani di due test elettorali regionali non particolarmente favorevoli per le forze di governo: i risultati sono stati modesti per la Cdu (che ha almeno riscattato in Renania-Palationato la delusione patita in Baden-Württemberg), addirittura catastrofici per l’Spd, cui si spalanca un ruolo marginale nel futuro della politica tedesca.

Tra i dossier prioritari figura la sanità. Una commissione tecnica è incaricata di elaborare proposte per stabilizzare finanziariamente le casse malattia pubbliche, che coprono decine di milioni di cittadini. Tra le ipotesi discusse emergono una revisione dei contributi e una maggiore partecipazione individuale ai costi, accompagnata da una riforma parallela del sistema di assistenza. Il governo insiste sulla necessità di una distribuzione più equilibrata degli oneri per garantire sostenibilità nel lungo periodo.

Sul fronte fiscale, la coalizione punta a una revisione dell’imposta sul reddito con alleggerimenti destinati soprattutto ai redditi medio-bassi. L’idea è aumentare il potere d’acquisto senza compromettere gli equilibri di bilancio, anche se resta aperto il nodo delle coperture finanziarie. Tra le opzioni allo studio figurano modifiche alle aliquote superiori, interventi sulle successioni o un possibile adeguamento dell’Iva dal 19 al 21%, soluzioni che continuano a dividere i partner di governo.

Anche il sistema pensionistico è al centro del confronto. Una commissione dovrà chiarire come mantenere stabile il livello delle prestazioni oltre il 2031 e come contenere l’aumento dei costi legati all’invecchiamento demografico. Restano aperte questioni sensibili, tra cui l’eventuale innalzamento dell’età pensionabile e l’attuazione del nuovo modello di previdenza privata (Post-Riester). Quest’ultimo, operativo dal 2027, punta a massimizzare i rendimenti attraverso conti di risparmio individuali e investimenti in ETF (Exchange Traded Fund), superando per la prima volta l’obbligo di garanzia integrale del capitale versato.

LAVORO, ENERGIA E NUOVI INCENTIVI

Le riforme toccano inoltre l’organizzazione del lavoro. L’ipotesi di sostituire il limite giornaliero con un tetto settimanale delle ore lavorative mira a offrire maggiore flessibilità alle imprese, ma incontra la resistenza dei sindacati. Klingbeil ora sostiene che la Germania debba aumentare complessivamente il volume di lavoro e rendere più conveniente l’occupazione aggiuntiva anche per chi riceve prestazioni sociali.

Il leader socialdemocratico propone inoltre cambiamenti nel sistema fiscale familiare, tra cui l’abolizione del meccanismo di tassazione congiunta per i nuovi matrimoni (l’Ehegattensplitting). Tale sistema è particolarmente vantaggioso quando esiste una forte disparità di reddito tra i partner (ad esempio se uno guadagna molto e l’altro poco o nulla), poiché permette di abbassare l’aliquota fiscale complessiva della coppia grazie alla progressione fiscale. Ma i critici lo ritengono disincentivante per l’occupazione femminile, sostenendo che scoraggi il partner con il reddito più basso (spesso la donna) dal lavorare a tempo pieno.

Parallelamente, il ministro delle Finanze sostiene l’introduzione di una pensione aziendale obbligatoria finanziata con contributi condivisi tra lavoratori e imprese.

Sul versante energetico, il governo valuta ulteriori misure per ridurre i costi dell’elettricità, considerati un freno alla competitività industriale. Le piccole e medie imprese chiedono una riduzione generalizzata dell’imposta sull’energia elettrica, mentre resta in discussione un prezzo agevolato per i grandi consumatori industriali. Le decisioni potrebbero essere integrate nella definizione del bilancio federale dei prossimi anni, segnato da consistenti deficit previsti.

LA CRITICA DELLA NEUE ZÜRCHER ZEITUNG: NESSUN “MOMENTO SCHRÖDER”

Larga parte della stampa tedesca ha accolto con soddisfazione le nuove promesse di Klingbeil. Qualcuno si è lasciato un po’ trasportare dall’entusiasmo, intravedendo addirittura lo spettro di Gerhard Schröder nella sala della Fondazione Bertelsmann, l’ultimo grande riformatore tedesco. Ma in un commento critico, la liberal-conservatrice Neue Zürcher Zeitung interpreta il programma presentato dal vice-cancelliere tedesco come distante dalle riforme liberali che all’inizio degli anni Duemila accompagnarono proprio l’Agenda 2010 di Schröder.

Secondo il quotidiano svizzero, mentre allora si puntò sulla “riduzione del ruolo dello Stato, sulla flessibilizzazione del mercato del lavoro e su un alleggerimento fiscale” volto a stimolare investimenti e occupazione, le proposte attuali privilegerebbero “un maggiore intervento pubblico e una redistribuzione più ampia”.

Il giornale sostiene che un aumento del peso dello Stato sull’economia rischierebbe di limitare il margine d’azione di imprese e cittadini, indebolendo la capacità di ripresa del Paese in una fase già segnata da stagnazione economica e calo delle esportazioni. Anche alcune misure simboliche, come la revisione della tassazione familiare, vengono interpretate come “restrittive” rispetto alla libertà individuale.

Nel confronto storico tracciato dal quotidiano svizzero, il piano di Klingbeil non rappresenterebbe dunque un nuovo “momento Schröder”, ma un approccio differente alla modernizzazione economica, destinato – secondo la valutazione critica della testata – a “produrre effetti più limitati” sulla crescita futura della Germania.

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