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Tim, ecco come Kkr vuole scalzare Vivendi (che vuole azzoppare Gubitosi)

Tim

Tutti i dettagli (e le stranezze) della manifestazione d’interesse del fondo americano Kkr per Tim. Fatti, numeri, approfondimenti e rumors

 

Il fondo statunitense Kkr ha presentato una manifestazione d’interesse per il 100% delle azioni ordinarie e risparmio di Tim, un’offerta destinata al delisting della società.

La soglia minima stabilita dal fondo Usa per portare a termine la proposta, al momento “non vincolante e indicativa”, è quella di raggiungere un’adesione pari almeno al 51% del capitale.

IL CDA DI TIM SU KKR

L’offerta, condizionata a una due diligence di 4 settimane, è stata valutata dal cda di Tim nel corso di una riunione straordinaria domenica 22 novembre durata circa 4 ore.

CHE COSA DICE IL FONDO KKR SU TIM

Al board di Tim, Kkr ha qualificato le intenzioni come “amichevoli” e subordinate “al gradimento degli amministratori della società e del supporto del management”, nonché “al gradimento dei soggetti istituzionali rilevanti”, visto che la principale compagnia telefonica del Paese è soggetta ai poteri speciali del ‘golden power’ per tutelare la rete, l’asset più strategico e di valore della compagnia telefonica (in primis i cavi sottomarini da cui passano i flussi di dati e voce che ha la controllata Sparkle).

I NUMERI DELL’OFFERTA SU TIM

L’offerta del fondo statunitense è pari a 0,505 euro per ogni azione, il 46% in più degli 0,3465 euro con il quale il titolo Telecom ha chiuso la seduta di venerdì scorso. Il fondo valuterebbe dunque Tim circa 11 miliardi di euro.

QUESTIONE DI PREZZO

Ha scritto Carlotta Scozzari, giornalista esperta di finanza al gruppo Gedi: “Le azioni Telecom Italia hanno chiuso la seduta di Borsa di venerdì a 0,3465€ e per ritrovare il prezzo ipotizzato per l’Opa bisogna tornare a febbraio 2020, prima cioè della pandemia. Si potrebbe quasi dire che Kkr stia approfittando dell’effetto Covid su Tim per pagare un po’ meno (di quanto avrebbe pagato prima della pandemia) l’azienda telefonica ex monopolista, proprietaria della rete in rame e dei cavi sottomarini di Sparkle”.

IL PROGETTO DI KKR SULLA RETE

Il fondo punta a dividere in due l’azienda, scrive il Financial Times, lasciando il controllo della rete a una società controllata dello Stato, ossia Cassa depositi e prestiti.

I CONTI DI REPUBBLICA

“Con una valutazione separata della Rete (NetCo) e dei servizi commerciali (ServiceCo) si potrebbe arrivare a 1 euro per azione di valore contro gli 0,32-33 espressi da Piazza Affari. Se si acquista il tutto a 0,5 euro (valore indicato da Kkr nella sua lettera), per la metà facendo ricorso al debito, alla fine si otterrebbe 1, moltiplicando per tre il valore del capitale iniziale. Un’operazione da manuale”, ha scritto il quotidiano Repubblica.

LE STRANEZZE DELLA MOSSA DEL FONDO AMERICANO

L’interessamento di Kkr è, almeno per ora, una manifestazione d’interesse non vincolante, che ha per di più la stranezza di contenere due clausole. La prima è di offrire quattro settimane per pensarci: un lasso di tempo piuttosto inusuale per chi vuole lanciare davvero un’Opa. La seconda: l’offerta è vincolata al fatto che deve avere l’adesione del management. Un’indicazione indirettamente chiara: Gubitosi può restare al vertice del gruppo. D’altronde il capo azienda dell’ex Telecom Italia ha trattato già con Kkr per l’ingresso del fondo americano in Fibercop, la società di Tim che ha la rete secondaria ex Telecom e quella in fibra sviluppata da FlashFiber, la joint-venture di Tim (80 per cento) e Fastweb (20 per cento).

CHE COSA DICE VIVENDI

Ieri in mattinata Vivendi, ultimamente verso le strategie delegato e i risultati molto critici, Luigi Gubitosi, aveva ribadito di essere “un investitore di lungo termine” dall’ingresso iniziale nel gruppo e aveva confermato “la volontà di lavorare al fianco delle autorità italiane e delle istituzioni pubbliche per il successo a lungo termine”.

LE MOSSE DEI FRANCESI

La compagnia francese aveva “negato fermamente di avere avuto contenuti con qualsiasi fondo e, più affermare, con Cvc”, per avanzare un piano alternativo da contrapporre a quello di Kkr. Lo stesso Cvc, in tandem con il fondo Advent, ha negato contatti con Vivendi. Vivendi punta di fatto a scalzare il numero uno del gruppo, Luigi Gubitosi, accusato di scarsi risultati e infauste previsioni di crescita, oltre che di errate valutazioni di business nel rapporto con Dazn sul calcio. D’altronde Gubitosi fu nominato quando nel board di Tim era in auge il fondo americano Elliot: il manager ex Tim e Rai fu scelto come punto di equilibrio fra gli azionisti Vivendi e Cdp (che ora pare scaricare Gubitosi, visto che il presidente di Cdp, Giovanni Gorno Tempini, avrebbe firmato la lettera degli altri consiglieri di Tim promossa da Vivendi e dagli amministratori indipendenti contro Gubitosi).

IL COMITATO DEL GOVERNO

Il governo p pronto a varare una sorta di supercomitato di ministeri e superesperti per esaminare questa possibilità: tra i nomi ipotizzati, ci sarebbero quelli del ministro dell’Economia Daniele Franco, del ministro dello Sviluppo Economico, Giancarlo Giorgetti, il ministro dell’Innovazione Digitale, Vittorio Colao, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Francesco Gabrielli, e gli economisti e consulenti del governo Francesco Giavazzi, Roberto Garofoli e Giuseppe Chiné.

COSA E’ CHE COSA FA IL FONDO AMERICANO KKR

Kkr vanta oltre 400 miliardi di dollari amministrati, una ‘squadra’ composta da quasi 1.700 impiegati e consulenti, e oltre 550 analisti capaci di pilotare e consigliare investimenti da una rete dislocata in 20 citta’ di 16 diverse nazioni di 4 continenti. Kkr ha effettuato investimenti in oltre 160 società che spaziano dai settori delle infrastrutture all’energia, dal real estate al credito; e in Italia e’ gia’ azionista con il 37,5% di FiberCop (la società – come detto – che ha in pancia la rete secondaria di Tim ossia che collega gli armadietti stradali alle case degli utenti).

(articolo in aggiornamento)

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