Credevamo di averle già viste tutte, ma sentire un amministratore delegato di una società quotata finita in difficoltà finanziarie, accusare i propri top manager di aver truccato i conti per nascondere le perdite e la cassa ridotta al minimo, è sempre una novità.
Quanto abbiamo appreso leggendo l’intervista sul Sole 24 ore del 21 luglio a Giovanni Catalano (nella foto), fondatore e amministratore delegato da sempre di TISG (The Italian Sea Group) è davvero clamoroso.
Il giorno prima Catalano e il figlio hanno formalizzato le dimissioni dalla carica di presidente del CdA e di consigliere, facendo decadere l’intero consiglio. Ultimo atto, per ora, di una crisi formalizzatasi a febbraio scorso, con la scoperta di rilevanti perdite su alcune commesse e una situazione di cassa molto tesa.
Situazione ben diversa da quella che a Catalano era stata rappresentata fino a quel momento, utilizzando, a suo dire, un ben assortito insieme di informazioni contabili e finanziarie costruite e falsificate ad arte dalla prima linea dei suoi top manager.
La conseguenza sono state le dimissioni a febbraio del presidente del CdA e di un consigliere e l’avvio di una perizia contabile e di una procedura di composizione negoziata della crisi d’impresa che probabilmente sfocerà nel concordato preventivo.
Restano sul tavolo le pesanti dichiarazioni di Catalano che però suscitano più di qualche perplessità, soprattutto quando dichiara che:
“Quando i manager apicali si coordinano tra di loro per eludere gli stretti sistemi di controllo, non esiste possibile difesa. Difficile difendersi dal fuoco amico”.
Infatti, ci permettiamo di obiettare che i sistemi di controllo sono efficaci proprio quando intercettano e rendono impossibili azioni di quel tipo.
Parliamo dell’ABC del controllo di gestione: responsabilità incrociate e corresponsabilità, ridondanza delle fonti per le informazioni sensibili destinate ai vertici aziendali, possibilità per i manager di seconda linea di inoltrare segnalazioni all’AD.
Qui parliamo di una società quotata nel 2021 a 4,9 euro, i cui titoli hanno raggiunto anche i 10 € e che ora, dopo il crollo conseguenza degli annunci di febbraio, quota intorno a 1 €. Una distruzione di ricchezza stimata al momento intorno ai 200/250 milioni, solo per gli investitori che possiedono i 53 milioni di titoli del flottante.
Ovviamente, solo l’esito delle indagini e delle perizie contabili riuscirà a dimostrare la fondatezza del quadro prospettata da Catalano, che per il momento ha immesso altri 25 milioni di euro come finanziamento soci.
Però ci sia consentito almeno di sollevare dei dubbi, uno sistemico e uno specifico:
La risposta non dovrebbe tardare molto.



