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Terre rare e metalli: perché le ferrovie russe minacciano l’industria europea

L’industria europea (anche quella della difesa) dipende dalle terre rare cinesi. Che arrivano a destinazione attraversando la Russia a bordo di treni. Tutti i dettagli e i rischi per Bruxelles

Oltre il 90 per cento delle terre rare utilizzate in Europa, un gruppo di diciassette elementi metalli necessari alla produzione di dispositivi elettronici, automobili, turbine eoliche e sistemi d’arma, proviene dalla Cina. Ma la dipendenza dell’Unione europea da una nazione potenzialmente ostile è in realtà doppia: una buona parte delle terre rare cinesi, infatti, raggiunge il Vecchio continente passando per la Russia, a bordo di treni.

LE TERRE RARE CINESI SUI TRENI RUSSI

Stando a un’inchiesta di Bloomberg, nei primi nove mesi del 2022 le ferrovie russe hanno trasportato 36.074 tonnellate di terre rare cinesi, un volume più che doppio di quello dell’intero 2021. Anche il valore di questi scambi è cresciuto, di circa quattro quinti, arrivando a 377 milioni di euro.

Nonostante il distacco economico-energetico successivo all’invasione dell’Ucraina, la Russia – con le sue ferrovie – rimane fondamentale per l’industria europea, anche per comparti strategici come quello della difesa. Non a caso, l’Unione europea ha specificato che le merci che transitano per il territorio russo non sono soggette a sanzioni.

NUMERI E VANTAGGI DEL COMMERCIO FERROVIARIO UE-CINA

Il commercio via ferrovie rappresenta una piccola frazione, il 3 o 4 per cento, del volume totale degli scambi tra Unione europea e Cina, che avviene in buona parte per via marittima. Ciononostante, conserva una sua importanza: un treno merci partito da Wuhan, nella Cina centrale, impiega appena sedici giorni per attraversare la Russia e giungere a Duisburg, un importante polo industriale e siderurgico nella Germania occidentale. Una nave da carico potrebbe metterci il doppio del tempo per completare il tragitto Asia-Europa settentrionale.

LE TRATTE

Il commercio su rotaia dalla Cina all’Europa può seguire strade diverse. La tratta settentrionale è quella che dal 2016 è cresciuta di più in termini di volumi: nel 2021 ha raggiunto le 692.500 unità equivalenti a venti piedi (TEU), la misura standard di lunghezza dei container. Dopo l’invasione russa dell’Ucraina, però, c’è stato un crollo: tra gennaio e aprile 2022 sono state trasportate merci per 187.000 TEU, dicono i dati dell’Unione europea.

I corridoi centrali e meridionali non possono sostituire quello settentrionale, perché non possiedono una capacità di trasporto sufficiente o non sono ancora pienamente sviluppati. Secondo Bloomberg, questa situazione può diventare un problema per l’Unione europea nel medio e lungo termine ma non nell’immediato, visto che la maggior parte dei beni cruciali non sono sottoposti a sanzioni.

FILIERE INTRECCIATE TRA PAESI AVVERSARI? NON È UNA NOVITÀ

Come spiegato da Rafael Loss, esperto di commercio militare presso il think tank ECFR, non è così raro che le filiere di due paesi avversari siano intrecciate. Durante la Seconda guerra mondiale, per esempio, il Giappone utilizzava rottami metallici statunitensi per la propria marina militare; nella Guerra fredda, le forniture sovietiche di metalli permettevano ai paesi occidentali di rifornire i loro arsenali, che poi puntavano verso Mosca.

“Quello che è cambiato rispetto all’epoca della Guerra fredda”, ha spiegato Loss, “è che gli strumenti di coercizione economica sono diventati più importanti nella gestione della competizione” tra due paesi. “Non è sempre chiaro se raggiungano l’effetto desiderato”, prosegue, “ma di certo hanno la capacità di perturbare le catene di approvvigionamento”.

IL RISCHIO DI UN RALLENTAMENTO – O BLOCCO – DELLE FORNITURE DI METALLI CRITICI

La Russia potrebbe infatti ostacolare il commercio ferroviario tra Cina e Unione europea, bloccando i circa quindici treni al giorno che percorrono la tratta settentrionale e alzando i costi di approvvigionamento per gli importatori europei.

Ostacoli o interruzioni alle forniture di tungsteno, per esempio – un metallo di cui la Cina domina la produzione, con una quota dell’83 per cento del totale mondiale -, rappresenterebbe un serio problema di vulnerabilità per i paesi europei. Il tungsteno viene utilizzato nei magneti, nei microchip, nelle batterie e nelle armi anticarro prodotte dalla francese Thales e dalla tedesca Rheinmetall. Cina e Russia ne controllano quasi i due terzi delle riserve identificate.

– Leggi anche: Cobalto, vanadio e non solo: tutti i metalli (e le aziende) toccati dalla crisi Russia-Ucraina

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