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Messico

Il Messico supera la Cina nel commercio con gli Usa. Ma in Messico aprono sempre più aziende cinesi…

Per la prima volta in vent'anni, le importazioni statunitensi dal Messico hanno superato quelle dalla Cina. C'entrano le tensioni politiche e commerciali, ma le aziende cinesi si stanno già riorganizzando. Tutti i dettagli.

Per la prima volta in vent’anni, le importazioni statunitensi dal Messico hanno superato quelle dalla Cina: lo dicono i dati dell’U.S. Census Bureau, un’agenzia del dipartimento del Commercio, che restituiscono un cambiamento commerciale dovuto anche alle tensioni politiche tra Washington e Pechino.

COSA DICONO I DATI SUL COMMERCIO STATUNITENSE

Il deficit commerciale americano nei confronti della Cina è diminuito, assieme alle importazioni che nel 2023 sono calate del 20 per cento a 427,2 miliardi di dollari. Le importazioni dal Messico, invece, sono valse 475,6 miliardi di dollari.

A livello generale, il 2023 è stato un anno positivo per il deficit commerciale degli Stati Uniti, che è sceso al 18,7 per cento mentre le esportazioni sono cresciute. I dati del Census Bureau fanno notare come il calo delle importazioni sia dovuto al fatto che i consumatori e le imprese americane hanno acquistato meno prodotti come gli smartphone e meno petrolio greggio.

IL CONFRONTO MESSICO-CINA SULLE IMPORTAZIONI

Quanto al confronto Messico-Cina, il Census Bureau fa sapere che nel periodo gennaio-novembre 2023 le importazioni statunitensi dalla Cina sono scese del 21 per cento rispetto allo stesso periodo del 2022; nel contempo, le importazioni dal Messico sono aumentate di quasi il 5 per cento. Sempre nel periodo gennaio-novembre 2023, quelle dalla Cina hanno rappresentato il 13,9 per cento delle importazioni totali degli Stati Uniti: si tratta del livello più basso dal 2004. Mentre la quota messicana sul totale delle importazioni statunitensi è stata del 15,5 per cento, un record.

SOLO UN RIEQUILIBRIO FISIOLOGICO?

Come ha fatto notare il New York Times, il netto calo delle importazioni dalla Cina registratosi nel 2023 si deve al confronto con il 2022, quando la domanda di prodotti cinesi, stimolata dalla pandemia, era stata molto alta: in altre parole, si sarebbe trattato di un normale riequilibrio.

“Il mondo non poteva accedere a una quantità sufficiente di beni cinesi nel 2021, e si è ingozzato di beni cinesi nel 2022”, ha spiegato al quotidiano l’economista Brad Setser del Council on Foreign Relations. “Da allora, tutto si è normalizzato”.

UN COMMERCIO PIÙ “REGIONALE”

Nel contempo, è vero che si sta verificando – lentamente e parzialmente – un riorientamento delle catene del valore al di là della Cina. L’anno scorso i consumatori e le aziende americane hanno di preferenza acquistato giocattoli, scarpe, parti auto e materie prime da paesi come il Messico, il Canada, il Vietnam, l’India, la Corea del sud e l’Europa: tutte nazioni alleati o partner degli Stati Uniti, o comunque in buoni rapporti.

Il Messico, in particolare, viene considerata una buona alternativa alla Cina per via della sua vicinanza geografica agli Stati Uniti, del basso costo del lavoro e dell’integrazione industriale-commerciale con il resto del Nordamerica (merito dell’accordo di libero scambio USMCA, erede del NAFTA). Questo processo di “accorciamento” delle catene di approvvigionamento è noto in gergo come near-shoring; quando il paese in cui si delocalizza la manifattura è considerato affine sul piano politico o comunque affidabile, si parla invece di friend-shoring. Nel caso specifico del Messico, friend-shoring e near-shoring coincidono.

Uno studio di McKinsey citato dall’Economist spiega che dal 2017 gli Stati Uniti hanno ridotto la “distanza geopolitica” – un indicatore che tiene conto dell’allineamento politico tra i vari partner commerciali – del loro commercio del 10 per cento. L’America ha sì diminuito le importazioni dalla Cina, ma una parte dei beni che è passata ad acquistare da altri paesi sono comunque realizzati con parti o componenti cinesi.

LE AZIENDE CINESI IN MESSICO

Le stesse aziende cinesi, peraltro, stanno approfittando del contesto di near-shoring per aprire fabbriche in Messico e garantirsi così l’accesso al mercato statunitense. Lo scorso ottobre, ad esempio, il governo dello stato messicano del Nuevo León, confinante con il Texas, aveva annunciato due investimenti per circa 1 miliardo di dollari da parte di Ningbo Tuopu e Shenzhen H&T Intelligent Control. Shenzhen è una società tecnologica, mentre Ningbo realizza parti auto anche per conto di Tesla. La casa automobilistica di Elon Musk ha intenzione di aprire una grossa fabbrica proprio nel Nuevo León.

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