Nel giorno in cui dal dicastero delle Imprese e del Made in Italy annunciano che sta proseguendo la discesa dei prezzi del carburante alla pompa (lungo la rete stradale nazionale il prezzo medio in modalità “self service” è pari a 1,777 €/l per la benzina e 2,144 €/l per il gasolio mentre sulla rete autostradale è rispettivamente di 1,810 €/l e 2,176 €/l), si fanno sempre più notare le lunghe file di automobili con targa non italiana ai distributori di frontiera.
DALLA LIGURIA ALLA LOMBARDIA FINO AL FRIULI
Secondo il sito di settore Autoblog, “In Svizzera la benzina senza piombo 95 ha raggiunto circa 1,89 franchi al litro, mentre il diesel supera i 2,20 franchi”. Motivo per il quale “Oggi non sono più solo gli italiani a varcare il confine per risparmiare, ma anche molti svizzeri e frontalieri che fanno il pieno in Italia prima di attraversare la frontiera. Il motivo è semplice: il risparmio può arrivare fino a 24,4 centesimi al litro”.
Spostandoci più a sud, sul mare, secondo la testata locale Riviera24, la maggiore affluenza degli “automobilisti transfrontalieri” ha persino causato nei giorni del weekend di Pasqua carenze significative di disponibilità di carburante nei distributori di benzina nelle estreme propaggini della Liguria: “nel Ponente, tra Ventimiglia e Camporosso” con “segnalazioni importanti anche a Sanremo”.
Passando invece al Nord-Est, si guarda soprattutto quanto accade oltreconfine, in Slovenia, dove – racconta Telefriuli – alcune “compagnie hanno imposto il tetto di 30 litri a pieno”. Qui però gli italiani potrebbero essere in parte responsabili. Alla base della decisione – si legge – vi è un “improvviso aumento dei consumi, legato sia agli acquisti in quantità elevate da parte dei residenti, sia all’arrivo di automobilisti stranieri attratti dai prezzi più bassi praticati in Slovenia rispetto ai Paesi confinanti”.
Secondo Il Piccolo, però “conviene fare il pieno in Fvg nonostante i ribassi in Slovenia”. La testata del Nord Est spiega: “il rifornimento di benzina con la tessera per i residenti rimarrà conveniente in qualsiasi zona del Friuli Venezia Giulia considerate le agevolazioni previste dalla Regione”.
TRANSFRONTALIERI DELLA BENZINA O SEMPLICI TURISTI?
Per molte testate nazionali che hanno ripreso la notizia delle pompe del Nord a secco in prossimità dei confini sarebbe una diretta conseguenza del taglio delle accise voluto dal governo Meloni, su cui però la stampa locale procede col piede di piombo: “Un fenomeno inedito per il territorio – l’analisi ancora di Riviera24 -, che inizialmente qualcuno ha collegato alle tensioni internazionali legate al Medio Oriente e alle dinamiche sullo stretto di Hormuz, ma che in realtà, secondo quanto emerge, ha una spiegazione molto più locale: a svuotare le pompe sarebbero stati infatti i transfrontalieri francesi che, approfittando del ponte pasquale condito dal bel tempo, hanno preso d’assalto la Riviera dei fiori e, al momento del rientro, hanno fatto il pieno in Italia, dove i prezzi risultano sensibilmente più bassi rispetto alla Francia”.
Il medesimo fenomeno è accaduto anche più a Nord, in Lombardia, al confine con la Svizzera. Dettaglia infatti un’altra testata locale, VareseNews: “Dopo le feste di Pasqua, gli automobilisti di Varese hanno trovato diverse stazioni di servizio rimaste a secco. Un problema sintomo di una situazione complessa, che riguarda in modo particolare le decisioni adottate dalle compagnie petrolifere alle prese con i problemi di approvvigionamento dovuti alla crisi in Medio Oriente”. Anche qui l’invito è quello di evitare a lasciarsi andare a letture frettolose dato che il problema si legherebbe solo “in misura molto ridotta all’aumento dei clienti svizzeri”.
La testata locale ha interpellato in merito Massimo Sassi, presidente territoriale della Federazione italiana Benzinai (Faib Confesercenti) che ha avuto modo di rivelare dettagli finora non contemplati nel racconto main stream: “Per ogni ordine di 20.000 litri le compagnie petrolifere ne consegnano magari 15.000” temendo “di esaurire le scorte e di non poter più garantire le quote riservate allo Stato e ai servizi pubblici: dalle ambulanze ai veicoli delle forze dell’ordine”.
A questo si aggiungerebbe poi un non meglio imprecisato intoppo nella distribuzione di uno dei marchi principali che ha comportato l’esaurimento del carburante anche a pompe ben distanti dai confini nazionali, come racconta quest’oggi ForlìToday: “il problema non sarebbe la scarsità di greggio, ma un tilt della logistica di Eni. […] Sarebbero circa 600 gli impianti a marchio Eni attualmente senza prodotto a livello nazionale. Il motivo? Paradossalmente, l’eccessiva competitività del marchio”.
NON SI GUARDA SOLO AI PREZZI DELLA POMPA COL FIATO SOSPESO…
Insomma, a incidere sembra anche un razionamento che odora già di austerity. Se non si può affermare con certezza che a esaurire il carburante siano stati i transfrontalieri della benzina, si può comunque ipotizzare che la guerra che Israele e Usa hanno fatto scoppiare in Iran abbia spinto i più, nel weekend pasquale, a fare vacanze vicino casa, limitandosi a oltrepassare il confine.
Quel che è certo, invece, dato lo stallo nei negoziati tra le parti coinvolte nel conflitto è che non si hanno certezze riguardo a cosa succederà alla pompa dopo il primo maggio (che peraltro cadendo di venerdì dà vita a un weekend lungo che sarà sfruttato da molti per gitarelle fuoriporta), quando scadrà la proroga governativa sul taglio delle accise.
Ma soprattutto, allargando lo zoom, aumentano le incertezze sullo stato di salute della nostra economia, tra un ritorno galoppante dell’inflazione dato ormai per certo, l’ipotesi di un nuovo rialzo dei tassi d’interesse prima dell’estate da parte della Bce, fino allo scenario di recessione già ventilato nei giorni scorsi dal ministro all’Economia, Giancarlo Giorgetti.







