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Cosa combina la Russia con rubli, grano e India

Russia Tassi

La Russia potrebbe iniziare a pretendere pagamenti in rubli anche per le forniture di grano, petrolio e altre materie prime: non solo gas, insomma. Mosca, intanto, vorrebbe far entrare l’India nel sistema Spfs, alternativo allo Swift. Tutti i dettagli

 

Vjaceslav Volodin, presidente della Duma di stato (il parlamento russo), ha detto che la Russia potrebbe iniziare a chiedere pagamenti in rubli, la valuta nazionale, per le forniture di grano, metalli, petrolio, legname e fertilizzanti.

PAGARE IL GAS IN RUBLI

La proposta di Volodin si collega a una precedente dichiarazione del presidente russo Vladimir Putin, che disse che i paesi “ostili” alla Russia – ovvero quelli che hanno applicato sanzioni verso il paese dopo l’invasione dell’Ucraina – avrebbero potuto pagare il gas naturale solo in rubli. L’annuncio ebbe due effetti: fece crescere ancora il prezzo del gas naturale sul mercato europeo; e fece recuperare valore al rublo, crollato dopo l’imposizione delle sanzioni a Mosca.

IL RIFIUTO DEL G7

I paesi membri del G7 – tra cui l’Italia – hanno respinto la richiesta di Putin, giudicandola una violazione delle condizioni contrattuali, dato che la compravendita di gas tra le parti è basata in euro o in dollari e non può essere modificata unilateralmente.

LE PAROLE DEL CREMLINO

Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha detto che il meccanismo per il pagamento del gas in rubli richiederà del tempo per venire implementato (Putin aveva dato tempo fino al 31 marzo: la deadline verrà evidentemente sforata). Ha aggiunto che la proposta di Volodin sull’espansione delle materie prime da sottoporre a transazioni in soli rubli dovrebbe venire elaborata, ma non ha fornito una tempistica sull’eventuale entrata in vigore.

LA RUSSIA E L’EXPORT DI GRANO

La guerra aperta dalla Russia in Ucraina sta avendo un grande impatto sulla disponibilità nel mondo di grano, i cui prezzi sono aumentati, e potrebbe anche innescare una crisi alimentare globale: i due paesi, infatti, ne sono grossi esportatori (l’Ucraina è quinta, la Russia è prima).

Secondo l’Unione russa degli esportatori di cereali, un’associazione di imprese operanti nel settore, gli esportatori russi sono pronti a passare ai pagamenti in rubli per i loro carichi di grano. E i clienti, a detta del gruppo, sarebbero disponibili a effettuare transazioni in qualsiasi valuta.

LA RUSSIA, L’INDIA E L’ANTI-SWIFT

A differenza dell’Occidente e di alcune importanti economie asiatiche, come il Giappone e la Corea del sud, l’India non ha imposto sanzioni alla Russia per l’invasione dell’Ucraina. Anzi, sta mettendo a punto un meccanismo di scambio rupie-rubli che garantisca la prosecuzione del commercio bilaterale. Nuova Delhi vorrebbe approfittare del petrolio russo, venduto a prezzi più bassi del benchmark internazionale Brent, mentre le aziende indiane vogliono sfruttare il momento di isolamento economico di Mosca per espandersi nel mercato russo.

La Russia, allora, ha offerto all’India di utilizzare l’SPFS, il sistema di trasmissione dei messaggi finanziari sviluppato dalla Banca centrale russa: si tratta, in sostanza, di un’alternativa allo SWIFT, lo standard internazionale da cui parte delle istituzioni bancarie russe sono state estromesse. L’SPFS, attualmente, è molto poco diffuso a livello mondiale.

Il meccanismo prevede il deposito di rubli in una banca indiana, che li convertirà in rupie; lo stesso avverrà al contrario. Non è ancora chiaro se il tasso di cambio sarà fisso o variabile.

Stando alle fonti di Bloomberg, Mosca e Nuova Delhi non hanno ancora preso una decisione in merito ma probabilmente i due governi ne discuteranno giovedì, quando il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov arriverà in India per una visita di due giorni. La settimana prossima anche i funzionari della banca centrale russa dovrebbero recarsi nel paese.

La Russia vorrebbe inoltre dall’India che collegasse la propria interfaccia di pagamento unificata con il circuito russo Mir per agevolare l’utilizzo delle carte emesse dalle banche russe e indiane, dopo che Visa e MasterCard – dominanti nel settore, entrambe americane – hanno sospeso le operazioni in Russia.

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