Economia

Popolare Bari e Popolare Sondrio, ecco i prossimi passi su spa, bond, holding e capitale

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Tutti i piani in cantiere di Popolare di Sondrio e Popolare di Bari, in vista della trasformazione in società per azioni, secondo l’analisi di Angelo De Mattia, già ai vertici della Banca d’Italia

CHE COSA DECIDERA’ LA POPOLARE DI BARI

Oggi si riunisce il cda della Banca Popolare di Bari per iniziare a valutare un piano di rilancio, del quale fa parte, per ora, l’emissione di un prestito subordinato, che, assieme ad altre specifiche iniziative, concorrerebbe a rafforzare il patrimonio per circa 200 milioni consolidando così i parametri dell’istituto, mentre poi si varerebbe un aumento di capitale per un ammontare da decidere.

IL PROGETTO DELLO SCORPORO

Si tratta di una parte di una complessa operazione di ridisegno societario che contemplerebbe un’ipotesi di scorporo dalla Popolare di una serie di attività bancarie assegnate a un istituto da costituire sotto forma di spa, che dovrebbe avere uno stretto rapporto con il territorio e misurarsi con le innovazioni della digitalizzazione nelle relazioni con la clientela.

CHE COSA FARA’ LA HOLDING

La scorporante assumerebbe la figura di una holding, resterebbe popolare e svolgerebbe un’altra serie di attività pure esse di natura bancaria. Non sarebbe, insomma, una holding pura.

LE IPOTESI CALDEGGIATE

Per anni su Mf/Milano Finanza si è sostenuto che una doverosa riforma delle banche popolari si sarebbe potuta tradurre nell’introduzione del modello holding cooperativa-spa bancaria scorporata, a somiglianza della riforma della banca pubblica dopo il 1993. L’ipotesi non fu accolta dalla categoria; ora molti la rimpiangono. Quella della Bari si avvicina al modello accennato, ma se ne differenzia perché la cooperativa scorporante resta banca e compie determinate attività proprie di quest’ultima.

I PIANI DI DE BUSTIS

Altra cosa è la previsione di una holding cooperativa pura che scorpori l’intera attività bancaria conferendola in un spa: è il modello che sembra abbia destato l’attenzione della Popolare di Sondrio che, con la Bari guidata da Vincenzo De Bustis, non si è ancora trasformata in spa, fruendo della proroga legislativa fino al 31 dicembre per tale mutamento.

VERSO LA SPA

Entrambe – pur muovendosi per ora solo la Popolare di Bari – sono altresì in attesa della pronuncia del Consiglio di Stato il quale, a sua volta, attende la risposta della Corte europea di giustizia a una serie di quesiti, riguardanti, tra l’altro, il rimborso delle azioni a seguito del recesso dei soci dissenzienti nei riguardi della trasformazione e la possibilità di adottare lo stesso modello di scorporo integrale.

LA RIFORMA RENZI-BOSCHI CONTROVERSA

Il modo improvvido in cui si è proceduto nel 2015 alla riforma delle banche della categoria e la gestione dell’iter legislativo affidata dal Governo di allora a collaboratori che non brillavano per una particolare conoscenza del settore hanno reso la fase attuativa disseminata di contestazioni e di ostacoli. Su di essa si è poi innestata anche una vicenda giudiziaria specifica, ora all’esame dell’Autorità giudiziaria di Roma. Mai si era riscontrata una tale confusione nella gestione di una riforma, in questo caso mal realizzata.

LA STRADA DELLA POPOLARE DI BARI

Comunque, la strada imboccata dalla Popolare di Bari appare interessante; naturalmente si dovranno chiarire i rapporti tra le due entità, conferente e conferitaria, avendo presente la doverosità dell’attenzione che andrà dedicata ai soci, alle loro azioni e alla valutazione di queste, cosa di cui sembrerebbe che gli esponenti aziendali sono ben avvertiti.

CHE COSA HA ALLO STUDIO LA POPOLARE DI SONDRIO

Naturalmente, se dal canto suo la Sondrio progetta l’altro modello prospettato o un’altra soluzione ancora, non può che attendere la pronuncia del Consiglio di Stato che si ipotizza non sarà emessa prima della fine del prossimo maggio (altri formulano, invece, previsioni ancora più lontane nel tempo). Fin qui abbiamo riferito di possibili novità a livello aziendale che, ovviamente, dovranno essere sottoposte al benestare dell’Organo di vigilanza.

LO SCENARIO E GLI AUSPICI

Ma non sarebbe fuori luogo iniziare a prevedere, a livello extra-aziendale, anche la possibilità di sostegni ad aggregazioni, a partire dal Mezzogiorno (ma non solo). Certamente vanno esclusi interventi dirigistici, come quelli che un tempo lontano si sarebbero voluti affidare alla Banca d’Italia per gestire una sorta di pianificazione nazionale delle concentrazioni (a somiglianza dei piani urbanistici).

(estratto di un articolo pubblicato oggi su Mf/Milano Finanza)

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