Economia

Popolare Bari, tutti i dettagli sull’emendamento M5S-Lega (con l’ok di Bruxelles)

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Nel decreto Crescita spunta un emendamento dei relatori di Lega e M5S, con il placet di Ue, Mef e Bankitalia per un aiuto fiscale a imprese del Sud che si aggreghino. Soddisfatti i vertici di Popolare di Bari e Popolare di Puglia e Basilicata

Arriva un aiuto – indiretto – per salvare la Popolare di Bari. Un nuovo emendamento al decreto Crescita, proposto in commissioni Bilancio e Finanze dai relatori Raphael Raduzzi (M5S) e Giulio Centemero (Lega) con la “benedizione” del ministero dell’Economia e della Banca d’Italia, propone un incentivo fiscale – ovvero trasformare le attività fiscali differite in credito di imposta fino a 500 milioni – per imprese e istituti di credito, con sede legale al Sud, che decidano di aggregarsi tramite fusione, scissione o conferimento di azienda o di rami di azienda.

L’emendamento è stato presentato dopo un via libera che l’esecutivo ha ricevuto da Bruxelles.

In sostanza è una versione rinnovata del credito d’imposta per le banche con sede legale in Campania, Puglia, Basilicata, Molise, Calabria, Sicilia e Sardegna grazie al recupero delle imposte differite su perdite (DTA). L’idea che starebbe dietro tale proposta punta a creare al Sud un polo bancario partendo dai due istituti maggiori e cioè Popolare di Bari e Popolare Puglia e Basilicata.

COSA PREVEDE L’EMENDAMENTO

Si tratta di una “norma che, fornendo i giusti incentivi alle aggregazioni tra imprese, consenta di superare questi ostacoli strutturali” si legge nella relazione illustrativa dell’emendamento. E ancora: “La creazione di gruppi di imprese (finanziarie e non) di adeguate dimensioni, accrescendo la produttività e favorendo l’offerta di credito, può consentire il raggiungimento di più elevati tassi di crescita, ampliare l’occupazione, ridurre il divario di sviluppo economico tra il Mezzogiorno e le regioni del Centro-Nord”.

Lo sconto fiscale in caso di aggregazione sarà fino a 500 milioni per ogni soggetto partecipante. La trasformazione delle attività per imposte anticipate in crediti d’imposta è condizionata all’assunzione – da parte della società che ne risulta – dell’impegno a versare un canone annuo a favore dell’Erario: verrà applicata un’aliquota annua dell’1,5% alla differenza tra l’ammontare delle attività per imposte anticipate e le imposte versate. Il pagamento del canone avverrà in quattro esercizi a partire dalla data di approvazione del primo bilancio della società risultante dall’aggregazione.

Per evitare l’elusione del limite dei 500 milioni di DTA, l’incentivo non è concesso se ad una aggregazione partecipino soggetti che abbiano già preso parte a un’altra operazione del genere per cui è già stata prevista la trasformazione delle DTA in crediti d’imposta.

LA DICHIARAZIONE DI CENTEMERO (LEGA)

“È chiaro che in un Paese banco-centrico in cui le aziende dipendono dal credito bancario il fallimento di istituti di credito provoca costi sociali enormi. La norma” sulle Dta “non riguarda solo gli istituti di credito ma è evidente che al Sud ci sono istituti in crisi che potrebbero creare problemi qualora andassero in default o non fossero sufficientemente capitalizzati”, ha spiegato il relatore leghista Giulio Centemero, spiegando di avere “l’ok” dell’antitrust Ue.

IL COMMENTO DEI VERTICI DI POPOLARE DI BARI E DI POPOLARE PUGLIA E BASILICATA

Soddisfazione arriva dai vertici dell’istituto di credito pugliese. Si tratta di un “provvedimento che ci auguriamo metta fine ad un lunghissimo periodo di incertezze iniziato nel 2015 con il decreto di urgenza Renzi sulle Popolari immediatamente dopo il nostro salvataggio di Tercas e che ha trovato il suo culmine nella iniziale condanna per aiuti di stato poi clamorosamente smentita dal tribunale europeo” ha detto il presidente della Banca Popolare di Bari, Marco Jacobini, figlio del fondatore della banca e in uscita – secondo indiscrezioni del Sole 24 ore – dopo 30 anni al’interno del gruppo.

In una intervista rilasciata all’Ansa il presidente della Banca Popolare Puglia e Basilicata Leonardo Patroni Griffi ha affermato che la proposta inserita nel dl Crescita “imporrà ai cda degli istituti di credito una riflessione nel valutare ipotesi di aggregazione, fermo restando che queste devono creare valore per gli azionisti”. “E’ tempo – ha proseguito – che auspico che la politica affronti la crisi bancaria come quella di un altro settore quale l’acciaio evitando le decisioni emergenziali. Non si tratta di salvare questo o quell’istituto ma di capire che l’Italia è ancora un paese bancocentrico”.

LO SCENARIO DEL CORRIERE DELLA SERA

“!Attorno all’istituto pugliese – ha scritto il Corriere della Sera – potrebbe ora costruirsi una super-popolare che vedrebbe coinvolte, secondo le indiscrezioni, una quindicina di banche del Meridione: Popolare del Cassinate, del Frusinate, di Cortona, di Lajatico, di Valconca, Popolare del Lazio, Popolare di Fondi, Popolare del Mediterraneo, Popolare delle province molisane, Popolare Puglia e Basilicata (Bppb), Popolare Spoleto, Popolare pugliese, Popolare Sant’Angelo e Popolare vesuviana”. (qui e qui gli approfondimenti di Start sulla Superpopolare del Mezzogiorno)

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