Skip to content

petrolio

Aggiungi Startmag.it

alle tue fonti preferite su Google

Petrolio e tensioni Iran-Usa, ecco umori e malumori dei mercati

Le ultime novità su petrolio, inflazione, Bce e Fed. L'analisi di Luca Simoncelli, Investment Strategist di Invesco.

Le condizioni per una fase di negoziazione costruttiva tra Iran e Stati Uniti non sono ancora raggiunte.

IL PETROLIO TORNA A SALIRE

Il prezzo del petrolio torna a salire, tuttavia sia Brent che WTI rimangono sotto il livello di $100 al barile e la curva dei prezzi a termine conferma una tendenza discendente nei prossimi mesi, il prezzo del Brent ritorna tuttavia a scontare maggiore rischio legato allo stallo nel Golfo Persico e lo spread tra WTI e Brent torna quindi ad aumentare.

Con il passare delle settimane aumenta la probabilità di uno scenario in cui si passi da uno shock sul lato dell’offerta energetica ad uno shock sul lato della domanda, con riduzione di attività economica ed effetti più evidenti sui consumi.

COSA DICONO LE NUOVE PROIEZIONI DELL’FMI

Le nuove proiezioni di crescita del FMI hanno sottolineato una resilienza dell’economia globale, ma allo stesso tempo uno scenario avverso che possa condurre alla recessione. La crescita globale è stata rivista al ribasso, arrivando al 3.1%, ma il Fondo ci ha confermato che in assenza del conflitto in Iran la crescita sarebbe stata rivista al rialzo. L’impatto negativo sulla crescita è concentrato in Medio Oriente, Asia ed Europa mentre sul fronte dell’inflazione, secondo uno scenario base, il tasso d’inflazione globale è previsto crescere attorno al 4.5% nel 2026 per poi diminuire sotto il 4% nel 2027.

COME VA L’INFLAZIONE

La direzione al rialzo nella tendenza dell’inflazione è ormai evidente, il passaggio di effetti di secondo di ordine su salari e servizi “core” rimane il rischio principale per una stagflazione che possa impattare in maniera importante la funzione di reazione delle banche centrali.

La settimana scorsa, il dato finale sull’inflazione della Zona Euro ha confermato questa fase di incertezza, il rialzo dell’inflazione aggregata è stato dello 0.7% nel mese di marzo rispetto al mese precedente, arrivando al 2.6% su base annua. Tuttavia, la gran parte del rialzo è concentrata sui prezzi dei carburanti, mentre l’inflazione” core” è diminuita di un decimo al 2.3% con un declino nel prezzo dei beni finiti che conferma il riassorbimento dei dazi.

COSA FA LA BCE

La Banca Centrale Europea ha allentato i toni sulla necessità di alzare i tassi, per lo meno nel brevissimo periodo. Sono sempre più i commenti non solo del presidente Lagarde ma anche di altri membri del comitato direttivo, non ultimo il banchiere centrale tedesco, che hanno descritto un’impostazione attendista per la prossima riunione di aprile. Oltre alla poca visibilità di un passaggio dei costi energetici, la BCE deve fare i conti con una serie di dati di crescita economica che sono risultati marginalmente al di sotto delle attese. Lo scenario di un rialzo di 25 punti base entro i prossimi tre mesi rimane comunque plausibile, un ulteriore successivo rialzo richiede però un aumento più sostenuto dei prezzi del gas e nei prezzi dei servizi, mentre il ritocco al ribasso sulla parte finale dell’anno potrebbe aumentare di probabilità nei prossimi mesi.

E LA FED?

Sul lato della crescita economica, negli US i dati prospettici di fiducia continuano ad essere in declino ma il ritmo di attività economica effettivo non segnala grossi rallentamenti, anzi. L’indicatore elaborato dalla Fed di Dallas che stima la crescita su base settimanale, quindi a maggiore frequenza, suggerisce un marginale ribasso ma comunque rimanendo ad un livello solido. Il mercato del lavoro sembra ancora migliorare e, dai commenti fatti dal management delle banche americane che hanno riportato gli utili trimestrali, emerge un consumatore americano in buona salute.

Questa settimana il neonominato presidente Fed, Kevin Warsh, testimonierà di fronte la commissione finanza del Senato americano. L’esito della votazione per la conferma della nomina rimane molto incerto, anzi non è da escludere uno slittamento della testimonianza visto che ad oggi non ci sarebbe la maggioranza nella commissione. Rimane comunque probabile che Warsh vada nella sua testimonianza a sottolineare un’impostazione strategica della politica monetaria Fed che rimetta al centro la necessità strutturale di tassi d’interesse più contenuti. Warsh ha infatti sempre espresso un approccio “forward looking” legato ad una visione delle tendenze economiche future fortemente impattate dall’incremento della produttività e dal progresso tecnologico, in grado di ridurre in maniera strutturale il tasso d’inflazione ed aumentare il potenziale di crescita anche su livelli di tassi d’interesse di equilibrio più bassi rispetto a quelli attuali.

Torna su