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Perché Unipol è una carta decisiva nell’Opas di Intesa Sanpaolo su Mps

Obiettivo di Unipol con Intesa Sanpaolo su Mps: fonderla con Bper, conquistare il controllo di fatto dell’istituto emiliano e creare il secondo gruppo bancario italiano per sportelli. Fatti, numeri e approfondimenti

Unipol entra nella partita delle partite: la conquista di Monte dei Paschi di Siena. Mentre il mercato prova a metabolizzare la proposta di aggregazione lanciata da Banco Bpm su Mps e la successiva controffensiva di Intesa Sanpaolo, il gruppo assicurativo guidato da Carlo Cimbri (nella foto) scopre le carte e presenta un progetto che punta a ridisegnare in profondità la sua presenza nel settore bancario italiano.

Il piano è ambizioso e si innesta direttamente sull’Opas volontaria totalitaria annunciata da Intesa Sanpaolo su Monte dei Paschi. A valle dell’operazione, infatti, Unipol ha sottoscritto un accordo vincolante con Ca’ de Sass per acquisire una banca che sarà costituita attorno a una parte significativa delle attività di Mps: 635 filiali, il marchio Monte dei Paschi di Siena e circa 2 milioni di clienti. Il passaggio successivo sarà proporre a Bper una combinazione con questa nuova realtà bancaria, destinata nelle intenzioni del gruppo bolognese ad avere il nome Banca Monte dei Paschi.

L’operazione rappresenta molto più di una semplice acquisizione di sportelli. Nelle parole di Unipol, si tratta di un progetto strategico volto a rafforzare il posizionamento del gruppo nel mercato bancario, aumentando capacità distributiva e base clienti e accelerando gli obiettivi del piano industriale 2025-2027.

COSA COMPRERÀ UNIPOL DA INTESA

L’accordo firmato con Intesa Sanpaolo è subordinato al successo dell’Opas su Monte dei Paschi e all’ottenimento delle autorizzazioni regolamentari necessarie. Solo a quel punto verrà definito con precisione il perimetro del cosiddetto “Compendio Unipol”, poiché né Intesa né Unipol dispongono oggi di informazioni non pubbliche sulla banca senese.

Le stime preliminari, tuttavia, delineano già una realtà di dimensioni rilevanti. Il perimetro destinato a passare sotto il controllo di Unipol comprende 635 filiali, circa 55 miliardi di euro di raccolta diretta e 42 miliardi di impieghi alla clientela. Il compendio genera un utile netto stimato tra 400 e 460 milioni di euro, presenta un Cet1 ratio del 16% e attività ponderate per il rischio fino a 20 miliardi. In dote arriverebbero inoltre il marchio Monte dei Paschi e una base di circa 2 milioni di clienti.

Altrettanto importante è ciò che resterà fuori. Non entreranno nel perimetro le attività di large corporate e investment banking, le principali partecipazioni detenute da Mps, i crediti deteriorati e il rischio collegato ai contenziosi storici non riferibili alle filiali trasferite. In sostanza, Unipol punta a rilevare una rete commerciale già profittevole e patrimonialmente solida, lasciando fuori alcune delle aree più complesse e controverse della lunga storia recente dell’istituto senese.

Il prezzo massimo previsto per l’acquisizione è pari a 3,5 miliardi di euro. Il corrispettivo definitivo sarà determinato dopo il completamento dell’Opas sulla base, tra gli altri elementi, della redditività effettiva del perimetro trasferito.

IL PROGETTO: BPER E MPS INSIEME

Il cuore dell’operazione, tuttavia, non è rappresentato dall’acquisto delle filiali, ma dalla loro successiva integrazione con Bper, di cui Unipol è il principale azionista.

La compagnia ha annunciato l’intenzione di proporre all’istituto modenese una combinazione con la banca acquisita da Intesa. La futura entità, secondo il progetto illustrato dal gruppo, dovrebbe assumere il nome di Banca Monte dei Paschi.

Un passaggio significativo riguarda la governance. Come precisato da Unipol, infatti, le modalità dell’operazione dovranno consentirle di conseguire il controllo di fatto di Bper, pur senza promuovere alcuna offerta pubblica di acquisto o scambio sulla banca emiliana. La definizione concreta del percorso sarà affidata al confronto con gli organi sociali di Bper e dovrà rispettare la disciplina sulle operazioni con parti correlate.

Se il progetto dovesse andare in porto, nascerebbe quello che Unipol definisce “un nuovo campione italiano nel settore bancario nazionale”, destinato a collocarsi al secondo posto in Italia per raccolta diretta, impieghi alla clientela e numero di sportelli.

I numeri indicati dal gruppo delineano una banca con oltre 2.600 filiali, circa 170 miliardi di euro di crediti alla clientela e 225 miliardi di euro di raccolta diretta. Una realtà che, secondo la compagnia bolognese, unirebbe “una storia plurisecolare con l’eredità delle più importanti ex banche popolari italiane”.

IL VALORE DEL MARCHIO MONTEPASCHI

Tra gli aspetti più interessanti del progetto c’è la scelta di preservare il nome e l’identità della banca senese.

Unipol insiste più volte sulla valorizzazione del marchio Monte dei Paschi e sul mantenimento del suo radicamento territoriale. Nel descrivere la futura combinazione con Bper, il gruppo parla di un consolidamento del sistema bancario nazionale guidato da operatori con “azionisti core italiani”, capace di preservare “il profilo identitario e storico” della banca più antica del mondo.

Anche sul piano territoriale la compagnia sottolinea la forte complementarità tra le due reti. L’integrazione consentirebbe di rafforzare il posizionamento in Lombardia e di compiere un salto dimensionale significativo in regioni considerate ad alto potenziale come Toscana e Veneto.

LE SINERGIE E L’INTERESSE ASSICURATIVO

Il progetto non nasce soltanto da logiche dimensionali. Unipol stima infatti sinergie complessive superiori a 800 milioni di euro tra riduzioni di costi e incremento dei ricavi.

Ma c’è anche una ragione strettamente industriale che riguarda il business assicurativo. Le filiali destinate a entrare nel perimetro Unipol saranno infatti libere da vincoli distributivi relativi ai prodotti assicurativi.

È un dettaglio apparentemente tecnico ma strategicamente rilevante. Significa che la compagnia potrà utilizzare la rete bancaria acquisita per rafforzare la distribuzione delle proprie polizze, aumentando la penetrazione commerciale e la raccolta assicurativa. Non a caso il gruppo indica tra gli obiettivi dell’operazione proprio il consolidamento della sua posizione di secondo operatore assicurativo italiano.

AUMENTO DI CAPITALE DA 2,5 MILIARDI

Per sostenere finanziariamente l’operazione, il consiglio di amministrazione sottoporrà agli azionisti una delega per aumentare il capitale fino a 2,5 miliardi di euro.

L’aumento sarà realizzato in una o più tranche e verrà offerto in opzione agli attuali soci. I termini definitivi saranno stabiliti più avanti, in prossimità dell’avvio dell’offerta.

Unipol, però, parte già con una base di sostegno importante. Le principali cooperative azioniste, che complessivamente detengono circa il 49% del capitale della compagnia, hanno infatti già manifestato la disponibilità a sottoscrivere l’aumento per la quota di propria competenza.

LA MOSSA SU BPER

Contestualmente all’annuncio del progetto, Unipol ha compiuto un’altra mossa significativa.

Ieri la compagnia ha inoltre sottoscritto con primari istituti bancari due contratti derivati legati a un ulteriore 4,99% di Bper, mantenendo la possibilità di trasformare questa esposizione finanziaria in azioni della banca.

L’operazione, spiega il gruppo, serve ad aumentare l’esposizione economica in Bper ma anche a garantirsi “un’ulteriore opzione” per conseguire il controllo di fatto dell’istituto. Considerando la quota di quasi il 20% già detenuto direttamente, la posizione potenziale di Unipol sulla banca modenese si avvicina così al 25%.

DIVIDENDI E SOLIDITÀ PATRIMONIALE

Secondo le stime del gruppo, il progetto non dovrebbe compromettere la solidità patrimoniale della compagnia. Al contrario, Unipol prevede un Solvency ratio superiore al 200%, con il comparto assicurativo oltre il 280%, mentre il Cet1 della futura combinazione bancaria resterebbe sopra il 15%.

Sul fronte della remunerazione degli azionisti, la compagnia stima che già con riferimento all’esercizio 2026 il monte dividendi possa salire ad almeno 930 milioni di euro, rispetto agli circa 800 milioni distribuiti per il 2025.

Numeri che aiutano a comprendere perché Unipol sia diventata uno dei perni dell’Opas lanciata da Intesa Sanpaolo. Se Ca’ de Sass punta a tenere Mediobanca e una parte consistente delle attività di Mps, alla compagnia bolognese spetterebbe il compito di rilevare 635 filiali e costruire, insieme a Bper, una nuova Banca Monte dei Paschi. Un progetto che rappresenta uno dei pilastri industriali dell’operazione disegnata da Carlo Messina.

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