Economia

Perché SoftBank soffre con WeWork e Uber

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I numeri di SoftBank e i timori di Forchielli. L’articolo di Carlo Terzano

Inseguire gli unicorni – le startup dalla crescita quasi miracolosa – può essere rischioso. Lo sta scoprendo a proprie spese la nipponica SoftBank Group Corp di Masayoshi Son che, su simili realtà, ha deciso di scommettere tutto. Il gruppo ha registrato infatti perdite record, da 8,9 miliardi di dollari, causate principalmente dalle startup WeWork e Uber: un inciampo che mette in discussione il piano che il magnate nipponico ha voluto ostinatamente perseguire.

L’INCIAMPO DI SOFTBANK

Non è la prima volta che gli analisti vaticinano momenti bui per SoftBank. È invece la prima volta – da 14 anni a questa parte – che Masayoshi Son si ritrova a fare i conti con la realtà e vede il proprio business plan messo in discussione. Ma cosa è successo? A trascinare a fondo i conti della holding finanziaria multinazionale e di servizi per la telefonia nipponica le due startup sulle quali Son ha deciso di scommettere nonostante la loro esposizione debitoria: Uber e WeWork (leggi anche: WeWork, che cosa sta architettando la giapponese SoftBank).

VERSO LA BOLLA DEGLI UNICORNI?

Com’è noto, Masayoshi Son aveva deciso di investire nella creatura dell’esuberante co-fondatore Adam Neumann (finito fuori dal board) nonostante WeWork versasse in una situazione drammatica. Solo quest’anno, la startup del co-working è crollata dai 47 miliardi di dollari dell’ultimo funding (gennaio) ai circa 10 di questa estate (il salvataggio è costato a Son 9,5 miliardi), con tanto di Ipo saltata lo scorso 17 settembre proprio per l’esposizione debitoria. E ora i nodi sono arrivati al pettine: WeWork a SoftBank è appena costata 4,6 miliardi. Uber (leggi anche: Perché Uber ha fatto flop in borsa), invece, soltanto pochi giorni fa nel presentare la trimestrale ha annunciato di avere riportato perdite per quasi 1,2 miliardi di dollari nel terzo trimestre dell’anno. I ricavi, in compenso, sono aumentati del 30% a 3,8 miliardi di dollari. Con una situazione simile, era impossibile attendersi risultati diversi anche se finora i numeri avevano invece dato ragione alla cocciutaggine di Son.

COSA FARANNO I SAUDITI ORA?

Le recenti perdite mettono per la prima volta in seria discussione il progetto dell’istrionico imprenditore giapponese. L’inciampo di SoftBank è avvenuto proprio mentre il magnate nipponico sta cercando capitali e investitori per dare vita al fondo gemello del Vision Fund (da 100 miliardi, di cui circa 45 arrivano dal regno saudita di Mohammed bin Salman), cruciale per completare la sua strategia. Potrebbe non essere sufficiente l’impegno solenne di Son a favore di telecamera e davanti ai propri azionisti di non rincorrere altri unicorni azzoppati. Adesso l’incognita è capire cosa faranno i sauditi: continueranno a credere negli unicorni oppure il mondo delle startup si risveglierà nel peggiore dei modi con la bolla che scoppia?

IL TWEET SCENARISTICO DI FORCHIELLI

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