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Perché Netflix molla Warner Bros. a Paramount. Trump trumpeggerà?

Paramount Skydance supera Netflix nella conquista di Warner Bros. Discovery, ma l'ultima parola sull'acquisizione spetta alle autorità antitrust Usa e Ue. Intanto, Trump ha già dichiarato che avrà voce in capitolo e che nel suo mirino c'è anche la Cnn, di proprietà di Warner Bros. Fatti e reazioni

 

Non può ancora cantare vittoria, ma di certo ha avuto la meglio in una battaglia la cui vittoria non era scontata. Dopo mesi di trattative, alla fine Paramount Skydance si è aggiudicata l’acquisizione di Warner Bros. Discovery, nonostante Netflix sembrasse la favorita. Decisiva la scelta della piattaforma di streaming di non rilanciare la propria offerta e di ritirarsi, giudicando l’operazione non più finanziariamente interessante. Mossa apprezzata dalla Borsa, dove le azioni Netflix sono balzate di oltre il 10% in seguito alla decisione di non rilanciare.

Il matrimonio Paramount e Warner Bros riunirebbe due grandi studi di Hollywood, due piattaforme di streaming (Hbo Max e Paramount+) e due divisioni di informazione (Cnn e Cbs).

Sul dossier, tuttavia, non pesano soltanto valutazioni industriali e finanziarie. La vicenda si intreccia con un contesto politico sensibile: il presidente Usa Donald Trump ha dichiarato di voler seguire da vicino l’operazione, rompendo con la tradizionale distanza della Casa Bianca dalle procedure antitrust, e ha più volte criticato Cnn, uno degli asset coinvolti nella fusione. Anche sul fronte dei finanziamenti e delle relazioni istituzionali si registrano contatti con ambienti vicini all’area repubblicana, mentre l’operazione dovrà affrontare il vaglio delle autorità americane ed europee. Un intreccio tra mercato, regolazione e politica che rende il percorso verso il closing ancora tutt’altro che scontato.

I DETTAGLI ECONOMICI DELL’ACCORDO E LA REAZIONE DEI MERCATI

L’offerta finale di Paramount Skydance è stata fissata a 31 dollari per azione, un rilancio simbolico ma decisivo che ha consentito di superare la concorrenza e ottenere il via libera del consiglio di amministrazione di Warner Bros. Discovery. L’operazione riguarda l’intero perimetro del gruppo e punta a generare sinergie e risparmi stimati in miliardi di dollari, attraverso integrazioni operative e riduzioni dei costi. Il nuovo conglomerato nascerebbe tuttavia con un indebitamento significativo, stimato attorno agli 87 miliardi di dollari secondo analisti citati dalla stampa statunitense, un livello che pone interrogativi sulla sostenibilità finanziaria nel medio periodo.

La decisione di Netflix di ritirarsi dall’asta è stata accolta positivamente dai mercati finanziari: il titolo della società ha registrato un rialzo superiore al 10% nelle ore successive all’annuncio, segnale che gli investitori hanno premiato la scelta di non impegnare ulteriori risorse in un’operazione giudicata onerosa e potenzialmente rischiosa sotto il profilo regolatorio.

DIVERSI OBIETTIVI

Come ricostruiva a dicembre Good Morning Italia citando l’Economist e il Financial Times, la differenza tra le due offerte non riguardava soltanto il prezzo, ma l’impostazione strategica. Netflix mirava principalmente ai contenuti e alle proprietà intellettuali di Warner Bros. Discovery, convinta che un catalogo “premium” – da Hbo all’universo Dc fino ai grandi franchise televisivi – potesse rendere di più all’interno del proprio ecosistema digitale, aumentando tempo di visione e fidelizzazione. Con oltre 300 milioni di abbonati nel mondo, la piattaforma non ha necessità di crescere ulteriormente in termini di utenti, ma puntava a rafforzare la permanenza e l’engagement, anche in risposta a una concorrenza che individua sempre meno nei tradizionali operatori dello streaming e sempre più nelle piattaforme social e video come YouTube, capaci di sottrarre attenzione soprattutto al pubblico giovane.

Paramount Skydance, al contrario, ha impostato l’operazione come un’acquisizione di scala sull’intero perimetro del gruppo. Per la società, Warner Bros. Discovery rappresenta un passaggio strategico per acquisire dimensioni adeguate nel mercato globale dello streaming e riaprire di fatto la competizione tra grandi piattaforme. L’obiettivo è costruire un secondo polo in grado di competere con il leader di mercato, integrando produzioni cinematografiche, televisive, diritti sportivi e informazione.

LA CASA BIANCA E IL FATTORE TRUMP

La partita ha assunto una dimensione apertamente politica quando Trump ha dichiarato che avrebbe avuto un ruolo nella valutazione dell’operazione, rompendo con la consuetudine che vede la Casa Bianca mantenere distanza dalle procedure antitrust. Trump ha anche suggerito che la Cnn dovrebbe essere ceduta nell’ambito di qualsiasi accordo sul futuro di Warner Bros. Discovery, criticandone la gestione.

Il legame tra l’operazione e l’area trumpiana emerge anche attraverso figure come Larry Ellison, padre del Ceo di Paramount, David Ellison, nonché cofondatore di Oracle, e il genero di Trump, Jared Kushner. Il fondo di investimento di Kushner, Affinity Partners, ha partecipato inizialmente alla cordata a sostegno dell’offerta Paramount con una quota minoritaria, salvo ritirarsi prima della decisione del consiglio di amministrazione di Warner Bros. Discovery. La struttura dei finanziamenti, osserva il Guardian, ha attirato attenzione perché Affinity Partners è sostenuta in larga parte da capitali esteri, in particolare provenienti da Arabia Saudita, Qatar ed Emirati Arabi Uniti, Paesi i cui fondi sovrani figurano nell’offerta Paramount.

Parallelamente, entrambe le società hanno intensificato le relazioni con ambienti repubblicani in vista di una probabile battaglia regolatoria. Netflix aveva coinvolto la società di consulenza di Kellyanne Conway, già responsabile della campagna elettorale del 2016 di Trump, mentre sia Netflix sia Paramount avevano avviato collaborazioni con esponenti legati alle amministrazioni repubblicane.

SOTTO LA LENTE DELLE AUTORITÀ ANTITRUST

Ma il dossier non riguarda solo la concorrenza nello streaming. Nel caso di un’acquisizione da parte di Netflix, il tema centrale sarebbe stato il rafforzamento ulteriore del principale operatore globale, con potenziali profili di integrazione verticale. Motivo per cui Paramount ha sempre sostenuto che la propria proposta fosse più facilmente approvabile perché creerebbe un nuovo concorrente anziché consolidare il leader.

Tuttavia, come scrive Variety, anche la fusione tra Paramount e Warner Bros. Discovery solleva questioni di concentrazione nel mercato dei media e dell’informazione, unendo sotto lo stesso tetto due grandi redazioni come Cnn e Cbs, oltre a importanti asset pubblicitari e diritti sportivi. Il dipartimento di Giustizia statunitense, attraverso l’Antitrust Division, avrà un ruolo centrale, ma non esclusivo: i procuratori generali dei singoli Stati possono intervenire autonomamente. Il procuratore generale della California, Rob Bonta, ha già segnalato che l’operazione è oggetto di un’indagine e che la valutazione sarà rigorosa.

Anche l’Unione europea esaminerà il dossier. Per il Ft, un eventuale disallineamento tra autorità statunitensi ed europee, in un contesto già complesso nelle relazioni transatlantiche, potrebbe prolungare e rendere più incerto l’iter autorizzativo.

REAZIONI A CALDO E POTENZIALI RISCHI

All’interno delle aziende coinvolte, la notizia ha prodotto reazioni opposte. “È ovviamente molto sconvolgente per i dipendenti”, ha dichiarato un dirigente di Warner Bros., parlando di “un pugno nello stomaco”. Un’altra manager ha sintetizzato il clima con amarezza: “Un altro giorno, un’altra fusione. Io faccio solo serie. Testa bassa e lavoro”.

A Paramount Skydance, al contrario, “c’erano lacrime di stanchezza e felicità”, ha raccontato un dirigente, sottolineando la pressione accumulata durante i mesi di trattative.

Secondo diversi osservatori, qualunque sia l’esito finale, il risultato sarà un’industria più concentrata, con meno attori indipendenti e un potenziale impatto su occupazione, pluralismo e potere contrattuale di autori e produttori.

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