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Marc Jacobs

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Perché Lvmh dice adieu a Marc Jacobs

Dopo quasi trent’anni all’interno della francese Lvmh, il marchio Marc Jacobs fa ritorno negli Stati Uniti entrando nel portafoglio di Whp Global in un’operazione da circa 1 miliardo di dollari che coinvolge anche G-III Apparel Group e conferma la crescente centralità dei modelli americani di gestione dei brand basati su licensing e partnership industriali. Fatti, numeri e commenti

 

Tra le pieghe di un mercato del lusso che rallenta, mentre i grandi conglomerati ripensano peso, dimensioni e priorità dei propri portafogli, il conglomerato francese del lusso Lvmh sceglie di separarsi da uno dei nomi più iconici della moda americana degli ultimi quarant’anni.

Marc Jacobs passa a Whp Global in un’operazione che vale circa 1 miliardo di dollari e che coinvolge anche G-III Apparel Group come partner industriale. Il designer resterà alla guida creativa del marchio, ma la struttura dell’accordo racconta molto del nuovo equilibrio tra lusso europeo e piattaforme americane basate su licensing, distribuzione e gestione globale dei brand.

LA CESSIONE DI MARC JACOBS

Lvmh ha annunciato la firma di un accordo definitivo per la cessione di Marc Jacobs a WHP Global, società statunitense specializzata nella gestione e valorizzazione di marchi attraverso accordi di licensing e partnership strategiche. L’operazione, già anticipata lo scorso luglio dal Wall Street Journal, dovrebbe chiudersi entro la fine dell’anno dopo le approvazioni regolatorie necessarie.

I termini economici ufficiali non sono stati resi noti, ma diverse fonti di mercato citate da Vogue indicano una valutazione intorno a 1 miliardo di dollari. Secondo quanto riportato dalla stessa testata, G-III Apparel Group investirà circa 500 milioni di dollari nell’operazione, lasciando intendere una struttura paritetica dell’acquisizione.

Lvmh deteneva una quota di maggioranza di Marc Jacobs dal 1997, anno in cui nominò Marc Jacobs primo direttore creativo di Louis Vuitton. Da allora il marchio è stato più volte riorganizzato nel tentativo di ridefinirne il posizionamento all’interno del segmento del lusso accessibile.

IL MODELLO WHP GLOBAL

Fondata a New York, WHP Global è una delle società americane più attive nel business della gestione di proprietà intellettuale nel fashion e nel lifestyle. Il gruppo controlla marchi come Vera Wang, rag & bone, G-STAR, Joe’s ed Express.

Con l’ingresso di Marc Jacobs, Whp supererà i 9,5 miliardi di dollari di vendite retail aggregate globali, secondo quanto comunicato dalla società. L’acquisizione rafforza ulteriormente un modello industriale molto diverso rispetto a quello delle grandi maison europee integrate verticalmente. L’obiettivo non è tanto costruire esclusività attraverso controllo diretto e distribuzione selettiva, quanto massimizzare la valorizzazione commerciale dei marchi tramite accordi di licenza, wholesale, department store e presenza diffusa nel segmento premium accessibile.

Secondo il consulente americano Brittain Ladd, l’operazione “sottolinea un nuovo modello basato sul possesso della proprietà intellettuale, su una politica aggressiva di licensing e su operazioni snelle”. Una struttura, osserva Reuters, che negli Stati Uniti ha già interessato numerosi marchi storici e che avvicina Whp ad altri operatori come Authentic Brands Group e Bluestar Alliance.

IL RUOLO DI G-III APPAREL GROUP

Come anticipato, all’interno dell’operazione entrerà anche G-III Apparel Group, gruppo americano proprietario di Donna Karan, DKNY e Karl Lagerfeld.

Stando a quanto comunicato dalle aziende, Whp Global e G-III formeranno una joint venture detenuta al 50% che controllerà la proprietà intellettuale di Marc Jacobs. Successivamente G-III acquisirà e gestirà parte delle attività operative del marchio, inclusi retail diretto, wholesale e business direct-to-consumer, attraverso un accordo di licenza a lungo termine.

Il presidente e amministratore delegato di G-III, Morris Goldfarb, ha definito Marc Jacobs “uno dei nomi più influenti della moda”, aggiungendo che l’operazione “sottolinea il nostro impegno di lunga data nel costruire un portafoglio diversificato di marchi iconici e globalmente rilevanti”.

IL PERCORSO DI MARC JACOBS IN LVMH TRA ALTI E BASSI

Fondato nel 1984 da Marc Jacobs insieme a Robert Duffy, il marchio è entrato nell’orbita Lvmh nel 1997. Negli anni successivi il designer ha trasformato anche Louis Vuitton, introducendo le collezioni prêt-à-porter e collaborazioni con artisti come Richard Prince e Takashi Murakami, contribuendo alla fusione tra moda, arte e cultura pop.

Dopo il forte successo dei primi anni Duemila, Marc Jacobs ha attraversato una lunga fase di rallentamento, accompagnata da diverse ristrutturazioni strategiche. Nel 2001 ha lanciato la linea diffusion Marc by Marc Jacobs, chiusa poi nel 2015. Nel 2020 è arrivata invece Heaven by Marc Jacobs, progetto rivolto a un pubblico più giovane e caratterizzato da un’estetica Y2K e collaborazioni pop.

Marc Jacobs resterà founder e creative director del brand anche dopo il closing dell’operazione.

LA STRATEGIA DI LVMH

La vendita di Marc Jacobs si inserisce in una più ampia strategia di razionalizzazione del portafoglio di Lvmh. Negli ultimi 18 mesi, ricorda il Financial Times, il gruppo ha già ceduto Off-White a Bluestar Alliance, la partecipazione in Stella McCartney e le attività cinesi del retailer travel retail DFS.

Il gruppo inoltre starebbe valutando opzioni strategiche per altri asset, tra cui la partecipazione in Fenty Beauty, joint venture fondata con Rihanna, e il produttore vinicolo californiano Joseph Phelps Vineyards.

Il cambio di approccio segna una svolta per un conglomerato costruito storicamente attraverso acquisizioni. Dal 2000, infatti, Lvmh ha completato 206 operazioni, incluse acquisizioni simboliche come Tiffany & Co. per 16 miliardi di dollari e Bulgari per 3,7 miliardi di euro.

Nel frattempo il gruppo sta concentrando risorse e investimenti sui marchi più redditizi, in particolare Louis Vuitton e Dior.

IL RALLENTAMENTO DEL LUSSO GLOBALE

La cessione arriva in una fase di rallentamento per il settore del lusso. Nel primo semestre del 2025 Lvmh ha registrato un calo del 22% dell’utile netto, penalizzato soprattutto dalla debolezza della domanda in Medio Oriente e dal rallentamento dei flussi turistici internazionali.

Anche la Cina, per anni principale motore della crescita luxury, mostra segnali di frenata, mentre il consumatore aspirazionale risente dell’aumento dei prezzi e della riduzione del potere d’acquisto.

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