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Perché l’Antitrust fa brillare meno Morellato

L’Antitrust ha sanzionato Morellato con una multa di quasi 26 milioni di euro per aver controllato i prezzi online e vietato ai suoi negozianti di vendere su siti come Amazon ed eBay. Tutti i dettagli

 

A fare da contraltare a un esercizio 2024 chiuso con 723 milioni di euro di fatturato, è intervenuta la scure dell’Antitrust che, con una sanzione di 25.895.043 euro, ha condannato Morellato S.p.A. per un’intesa restrittiva protrattasi fino al dicembre 2025. Tra la brillantezza di una redditività al 21,3% e il rigore dell’Agcm, emerge il ritratto di un leader di mercato sanzionato per aver blindato i prezzi online e inibito l’uso dei marketplace alla propria rete distributiva.

LA SANZIONE DELL’ANTITRUST

L’istruttoria dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato (Agcm) ha accertato che Morellato S.p.A. ha imposto ai propri distributori livelli massimi di sconto per le vendite online, monitorando costantemente i prezzi applicati.

Tale condotta, protrattasi dal 20 luglio 2018 al 23 dicembre 2025, ha coinvolto un vasto portafoglio di marchi propri e in licenza, tra cui Morellato, Sector No Limits, Philip Watch, Lucien Rochat, Live Diamond, Oui&Me, La Petite Story, Chronostar, FAVS, Bluespirit, CHRIST, Brinckmann & Lange, Cleor, D’Amante, Noélie, Maserati, Chiara Ferragni, Trussardi, Esprit, Jette, Guido Maria Kretschmer e Karl Lagerfeld.

Oltre al controllo dei prezzi, la società ha proibito alla rete vendita l’accesso a piattaforme terze come Amazon o eBay, canali sui quali la stessa Morellato operava invece direttamente.

LA STRATEGIA (SLEALE) DI MORELLATO

Il testo del provvedimento definisce la strategia aziendale come una violazione dei principi di concorrenza, stabilendo che la condotta configura un’intesa verticale attraverso la restrizione della facoltà dell’acquirente di determinare il prezzo di rivendita e il divieto discriminatorio di utilizzo di siti terzi.

Nel testo viene citata esplicitamente la clausola contrattuale che imponeva che “le vendite tramite negozi e rivenditori sul web e piattaforme di terzi (quali ad esempio Amazon, Ebay ecc) non sono consentite”. L’Autorità evidenzia poi come la pratica di fissazione dei prezzi sia “una restrizione della concorrenza di natura hardcore” che ha impedito ai distributori di definire autonomamente le proprie politiche commerciali.

Un ulteriore passaggio critico del provvedimento riporta comunicazioni interne alla società in cui si ammetteva che “il fine della nostra richiesta sul tema prezzi risulta quindi illecito” e che il comportamento era “contrario alla normativa sul divieto dell’imposizione dei prezzi”.

SISTEMI DI MONITORAGGIO E AZIONI RITORSIVE

Per rendere operative tali restrizioni, Morellato ha impiegato il software Competitoor, uno strumento di web scraping utilizzato per il monitoraggio quotidiano della rete distributiva. Attraverso questo sistema, l’azienda individuava i rivenditori non allineati alle cosiddette internet policy, applicando ritorsioni che includevano il blocco automatico degli ordini tramite il gestionale SAP.

In diversi casi l’istruttoria ha provato che la società ha provocato la chiusura degli account Amazon dei distributori segnalando i loro prodotti sulla piattaforma. Tali misure erano finalizzate, secondo l’Antitrust, a eliminare la pressione competitiva online per tutelare i margini delle vendite nei punti vendita fisici.

COSA DICONO I NUMERI E I CONTI DEL GRUPPO

Morellato impiega circa 4.800 dipendenti globali e dispone di una rete commerciale composta da 660 negozi diretti in Europa, 7.000 rivenditori wholesale e sei siti e-commerce proprietari.

Sul fronte industriale, il gruppo ha registrato nell’ultimo esercizio un fatturato consolidato di 723 milioni di euro, con un EBITDA del 21,3%.

La gioielleria preziosa rimane il segmento principale del business, contribuendo al 75% dei ricavi totali, mentre i mercati esteri incidono per il 70% sul giro d’affari complessivo. Il canale e-commerce ha generato il 20% delle vendite totali del gruppo.

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