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Perché i titoli dei chip stanno crollando

Le azioni dei produttori di microchip perdono terreno in tutto il mondo mentre aumentano i dubbi sulla sostenibilità della corsa all'Ia. Estratto dalla rassegna stampa di Liturri.

Il crollo dei titoli dei chip si approfondisce mentre cresce l’ansia sul boom dell’IA.

(Financial Times Europe, Emily Herbert, Song Jung-a e David Keohane, 29 luglio 2026)

I titoli globali dei semiconduttori sono crollati ieri mentre si intensificano i timori sulla durata del boom dell’intelligenza artificiale, in vista dei risultati di alcune delle maggiori aziende della Silicon Valley di questa settimana.

Il Nasdaq 100 è sceso fino all’1,8% e ha toccato brevemente il territorio di correzione con perdite superiori al 10% dai massimi di inizio giugno, mentre Sandisk ha perso un altro 14% e Micron e Amd sono scesi di circa il 9% e il 7%.

In Asia il Kospi sudcoreano ha perso oltre il 10% e il Nikkei 4,4%, con SK Hynix e Samsung in forte calo, mentre le preoccupazioni per un futuro eccesso di offerta pesano sul sentiment dopo i piani di espansione da centinaia di miliardi.

Preoccupazioni su finanziamenti e capex

«Le preoccupazioni sulle incertezze di finanziamento, gli aumenti di capex e il free cash flow delle Big Tech hanno preso il centro della scena. Il mercato è preoccupato per l’extra indebitamento e per quanto sia sostenibile».

Momento negativo in costruzione

«Il mercato è preoccupato per l’extra indebitamento, l’extra capex, quanto sia sostenibile. Il momentum negativo si sta accumulando».

Gli azionisti devono stare attenti alla retribuzione basata su azioni nell’era dell’IA.

(Financial Times Europe, Holden Spaht, 29 luglio 2026)

Le aziende emettono azioni in modo troppo liberale come forma di retribuzione basata su stock, e il problema sta diventando critico nell’era dell’IA perché la diluizione erode il valore per gli azionisti esistenti, anche se il costo spesso non appare subito evidente nei bilanci “adjusted”.

Quando il titolo scende, le società tendono a concedere pacchetti più ampi di restricted stock units per mantenere intatti i compensi dei dipendenti, e sebbene i buyback possano mitigare la diluizione, il costo reale resta a carico degli investitori.

Il “GAAP gap” tra utili contabili standard e quelli adjusted si è triplicato dal 2020 al 2025 nelle maggiori società software americane, passando da un mediano del -14% a -44%, con lo stock-comp come causa dominante.

Le due parole da temere di più

«Le due parole che dovreste temere di più in un bilancio come investitori sono “adjusted earnings”. Il costo dell’eccessiva retribuzione azionaria può non essere immediatamente ovvio perché viene riportato sotto le figure di utile adjusted».

Il GAAP gap si allarga

«Chiamatelo il “GAAP gap”, che si è pressoché triplicato dal 2020 tra le 17 maggiori società software quotate negli Usa, da un gap mediano del -14% nel 2020 al -44% nel 2025. Lo stock-comp è stata la causa dominante».

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