Un’indagine europea, ispezioni a sorpresa e il sospetto di restrizioni alla concorrenza nel mercato unico: Ferrero finisce sotto la lente di Bruxelles. Il gruppo di Alba ha confermato i controlli e assicura piena collaborazione, mentre la Commissione chiarisce che si tratta di una fase preliminare che non implica alcuna colpevolezza.
IL BLITZ DELLA COMMISSIONE UE
I funzionari dell’Unione europea ieri hanno condotto ispezioni negli uffici di Ferrero nell’ambito di un’indagine su possibili violazioni delle norme antitrust nel settore dei prodotti dolciari. L’intervento, avviato senza preavviso, è stato confermato dalla stessa azienda piemontese dopo le indiscrezioni emerse nei giorni precedenti.
“Ferrero è a conoscenza del fatto che, in questi giorni, funzionari della Commissione europea stanno effettuando ispezioni in loco presso i propri uffici”, ha dichiarato il gruppo, precisando inoltre che “sta collaborando pienamente e fornendo le informazioni richieste”.
COSA SOSPETTA BRUXELLES
Lunedì scorso, scrive il Financial Times, la Commissione europea aveva annunciato “ispezioni antitrust a sorpresa in due Stati Ue presso le sedi di un’azienda attiva nel settore dei prodotti dolciari a base di cioccolato”, senza citare direttamente Ferrero. La conferma è arrivata ieri, quando il produttore della Nutella ha dichiarato di essere a conoscenza delle attività ispettive.
Secondo quanto indicato da Bruxelles, il sospetto è che “l’impresa ispezionata possa aver violato le norme antitrust dell’Ue che vietano i cartelli e le pratiche commerciali restrittive, nonché gli abusi di posizione dominante sul mercato, in base agli articoli 101 e 102 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea”.
FOCUS SU MERCATO UNICO E VENDITE TRANSFRONTALIERE
Al centro dell’indagine ci sarebbero possibili limitazioni alla libera circolazione dei prodotti all’interno del mercato unico. In particolare, la Commissione “sta indagando su una possibile segmentazione del mercato sotto forma di restrizioni al commercio delle merci tra gli Stati membri nel mercato unico e di ostacoli agli acquisti transnazionali”.
Un’ipotesi che, se accertata, potrebbe configurare una restrizione della concorrenza tra i Paesi dell’Unione, attraverso meccanismi in grado di limitare le vendite o condizionare la distribuzione dei prodotti dolciari.
UNA FASE PRELIMINARE DELL’INDAGINE
Le ispezioni senza preavviso rappresentano il primo passo formale dell’inchiesta europea. La Commissione, ricorda Milano Finanza, ha sottolineato che “le ispezioni senza preavviso costituiscono una fase preliminare dell’indagine su presunte pratiche anticoncorrenziali. Il fatto che la Commissione effettui tali ispezioni non implica che l’impresa sia colpevole di comportamenti anticoncorrenziali, né pregiudica l’esito dell’indagine stessa”.
Allo stesso tempo, non esiste una tempistica definita per la conclusione del procedimento. “Non c’è un termine legale per il completamento delle indagini”, ha precisato Bruxelles, evidenziando come la durata dipenda dalla complessità del caso, dal livello di collaborazione delle aziende coinvolte e dal rispetto dei diritti di difesa.
LE ULTIME ACQUISIZIONI DI FERRERO
L’ispezione europea arriva in una fase di espansione internazionale per Ferrero. Nel corso dell’ultimo anno, infatti, il gruppo ha rafforzato la propria presenza in Nord America con l’acquisizione della statunitense WK Kellogg, operazione da 3,1 miliardi di dollari che ha ampliato il perimetro industriale oltre il comparto dolciario.
L’integrazione ha portato sotto lo stesso gruppo marchi di cioccolato e biscotti come Raffaello e Butterfinger insieme a prodotti storici della colazione come Kellogg’s Cornflakes e Froot Loops, consolidando una strategia di diversificazione dell’offerta.
IL PRECEDENTE MONDELEZ
Ma il contesto europeo recente registra già interventi rilevanti nel settore. Nel 2024, per esempio, la Commissione ha inflitto a Mondelez, principale concorrente di Ferrero, una sanzione da 337 milioni di euro per pratiche anticoncorrenziali.
Il gruppo, noto per marchi come Cadbury e Oreo, è stato ritenuto responsabile di aver ostacolato il commercio transfrontaliero di prodotti come cioccolato, biscotti e caffè, violando le regole sulla concorrenza dell’Unione. Tra i comportamenti contestati figuravano restrizioni sui territori di rivendita imposte ai distributori e l’applicazione di prezzi più elevati sui prodotti destinati all’esportazione.







