Prima il tonfo, ora il rimbalzo. Dopo il crollo di ieri, Banca Ifis prova a rialzare la testa a Piazza Affari. Il titolo dell’istituto della famiglia Fürstenberg Fassio guadagna oltre il 4%, risalendo a 12,75 euro, dopo avere lasciato sul terreno il 9,2% nella seduta precedente. Il recupero, però, non cancella le preoccupazioni del mercato. Nelle ultime ore, come riportato da Milano Finanza, diversi analisti hanno rivisto al ribasso i target price e, in alcuni casi, anche il giudizio sul titolo, pur continuando a vedere margini di apprezzamento rispetto alle attuali quotazioni.
PERCHÉ GLI ANALISTI HANNO RIVISTO LE VALUTAZIONI
Le revisioni sono arrivate pochi giorni dopo le novità annunciate nei giorni scorsi da Banca Ifis, che hanno costretto gli analisti a rimettere mano alle stime: dal taglio della guidance 2026 al profit warning, fino alle indicazioni fornite ai mercati sul riassetto del gruppo. Il punto centrale, secondo gli analisti, è che l’istituto attraversa una fase di forte trasformazione che rende più difficile valutare gli utili futuri. Da una parte pesa l’ispezione della Banca d’Italia, dall’altra il progetto di cedere il business dei crediti deteriorati (Npl, Non performing loans), cioè i prestiti che i debitori non riescono più a rimborsare regolarmente, un’attività che nel 2025 valeva circa il 45% dei ricavi della banca.
IL GIUDIZIO DI INTESA SANPAOLO
L’approccio più prudente è quello di Intesa Sanpaolo. Gli analisti hanno abbassato il prezzo obiettivo del titolo a 15,2 euro e ridotto la raccomandazione da “buy” a “neutral”. Ancora più significativa è la revisione delle stime sugli utili: l’utile per azione atteso per il 2026 viene ridotto del 70%, mentre per il biennio successivo il taglio supera un terzo. Secondo Intesa, il profit warning e la prevista cessione del business degli Npl riducono in modo sensibile la visibilità sui risultati futuri della banca. A preoccupare sono soprattutto due aspetti. Il primo riguarda l’esito definitivo dell’ispezione di Bankitalia, che potrebbe comportare ulteriori rettifiche. Il secondo è legato all’integrazione di illimity e, in particolare, all’efficacia del piano di recupero dei crediti deteriorati acquisiti con l’operazione.
Nel medio periodo, inoltre, gli analisti ritengono che il management dovrà dimostrare di essere in grado di reinvestire il capitale liberato dalla vendita degli Npl in attività capaci di generare rendimenti soddisfacenti. Anche la visibilità sulla futura remunerazione degli azionisti, finora uno dei punti di forza della banca, viene considerata meno chiara rispetto al passato.
CHE COSA CAMBIA SECONDO BANCA AKROS ED EQUITA
Anche Banca Akros ha scelto una linea prudente. Il target price è stato quasi dimezzato, passando da 28 a 14,8 euro, mentre il giudizio è stato abbassato da “accumulate” a “neutral”. Per gli analisti il ridimensionamento delle prospettive di utile riflette innanzitutto i maggiori accantonamenti annunciati dalla banca, sia quelli collegati alle risultanze preliminari dell’ispezione della Banca d’Italia sia quelli effettuati sui portafogli di crediti deteriorati acquisiti con illimity. Gli accantonamenti sono somme che una banca decide di mettere da parte per coprire possibili perdite future. Secondo Akros, il gruppo sta attraversando una fase di transizione strategica che limita la visibilità sulla redditività dei prossimi anni. Per questo motivo le stime sugli utili del periodo 2026-2028 vengono ridotte di circa il 41%.
Più costruttiva, pur senza nascondere le incognite, è invece la posizione di Equita Sim. La società di intermediazione abbassa il target price da 28 a 19 euro ma conferma la raccomandazione “buy”. Anche in questo caso vengono riviste le previsioni di utile: -42% nel 2026, -29% nel 2027 e -22% nel 2028, allineandosi alla parte bassa della nuova guidance comunicata dalla banca. Equita ritiene tuttavia che buona parte delle incertezze sia ormai già incorporata nelle quotazioni di Borsa e vede la possibilità di un graduale ritorno a una redditività più normale a partire dal 2027, sostenuto dalle sinergie con illimity e dal riposizionamento verso il credito alle piccole e medie imprese. Gli analisti sottolineano inoltre che la posizione patrimoniale resta solida, con un coefficiente Cet1 atteso intorno al 13,5% a fine 2026. Il Cet1 è il principale indicatore della solidità patrimoniale di una banca. Secondo Equita, inoltre, la vendita del business degli Npl potrebbe liberare ulteriore capitale riducendo gli attivi ponderati per il rischio, cioè le attività che richiedono maggiore capitale a copertura dei rischi assunti dalla banca.
PERCHÉ IFIS HA TAGLIATO LA GUIDANCE
La revisione delle valutazioni arriva a pochi giorni da una delle sedute peggiori nella storia recente del titolo. Venerdì scorso Banca Ifis era arrivata a perdere oltre il 38% dopo avere annunciato una profonda revisione delle prospettive per il 2026. La banca ha infatti tagliato la guidance sull’utile netto da una forchetta di 170-190 milioni di euro a 100-110 milioni, una riduzione di circa il 40% che il mercato ha interpretato come un vero e proprio profit warning. Contestualmente l’istituto ha avviato il processo per la cessione del business degli Npl, annunciato accantonamenti complessivi per 70 milioni di euro e spiegato che la nuova guidance non tiene conto né degli effetti della vendita del comparto dei crediti deteriorati né degli eventuali impatti derivanti dall’ispezione di Bankitalia.
IL RIASSETTO DOPO ILLIMITY E LE INCERTEZZE DEL MERCATO
Dietro queste scelte c’è il più ampio riassetto avviato dalla banca dopo l’acquisizione di illimity Bank, completata nel 2025. Negli ultimi mesi il gruppo ha già ceduto alcune attività considerate non strategiche, come ARECneprix, Hype e Abilio, con l’obiettivo di semplificare il perimetro e concentrare maggiormente l’attività sul commercial banking e sul credito alle imprese. La vendita del business degli Npl rappresenta il passaggio più significativo di questa trasformazione, ma è anche quello che oggi genera le maggiori domande da parte del mercato.
È proprio l’incertezza sul punto di arrivo di questo percorso a spiegare perché, pur avendo ridotto in modo significativo i prezzi obiettivo, gli analisti continuino a indicare valutazioni superiori alle attuali quotazioni di Borsa.




