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La retromarcia di Ford: l’AI non lavora bene, tocca riprendere a bordo gli ingegneri

Ford costretta a richiamare gli ingegneri perché l'Ai non è all'altezza dei compiti che le vengono assegnati. E l'Ovale blu ammette di aver peccato d'ottimismo

Chi lavora quotidianamente con l’AI sa che non è quella manna dal cielo decantata dalle aziende che la sviluppano o che oggi con troppa facilità licenziano per fare posto agli algoritmi: inciampa, ha allucinazioni e talvolta compie analisi piuttosto superficiali. Non solo non garantisce alcun livello di qualità eccelso, ma nemmeno oltre la stringata sufficienza, per il quale sembra essere indispensabile ancora – ma non si sa fino a quando – l’essere umano. Lo sta scoprendo a proprie spese  pure Ford che secondo quanto riporta la Bbc avrebbe riassunto alcuni ingegneri dopo che gli algoritmi non sono riusciti a sostituirli. 

FORD RICHIAMA GLI INGEGNERI

Nel tentativo di sfruttare i vantaggi di questa tecnologia, che secondo gli sviluppatori può ridurre i costi e aumentare la produttività, la casa automobilistica statunitense l’ha adottata in alcune aree delle sue attività, compresi i controlli di qualità. Ebbene, secondo Bloomberg i dirigenti dell’azienda statunitense avrebbero riassunto non meno di 300 ispettori di qualità “veterani” per compensare le criticità dei sistemi automatizzati. “L’intelligenza artificiale è uno strumento fantastico, ma è valida solo quanto le informazioni che si usano per addestrarla”, ha dovuto dichiarare ai giornalisti Charles Poon, vicepresidente dell’ingegneria hardware dei veicoli.

Una ovvietà per chiunque abbia giochicchiato almeno una volta con un’AI – scrausa o a pagamento che fosse – ma evidentemente non per i vertici del colosso automobilistico statunitensi che si sono gettati con troppo entusiasmo tra le braccia del software senza capire che l’Intelligenza artificiale di per sé non crea nulla, quindi senza una buona “base di dati” è inutile.

L’AI E’ CIO’ CHE MANGIA

“Negli anni passati, non abbiamo prestato la dovuta attenzione all’esperienza dei nostri ingegneri più esperti, che ci hanno accompagnato in molti cicli di sviluppo prodotto”, affermano ora dal quartier generale di Dearborn, contenendo a stento l’imbarazzo, anche perché nella sede dell’Ovale blu rimbombano ancora le parole dell’amministratore delegato di Ford, Jim Farley, durante una ‘intervista con Walter Isaacson dello scorso giugno: “AI will leave a lot of white collar people behind”.

La speranza del Ceo era ovviamente quella di aumentare i profitti. Ma Poon ora è costretto ad ammettere di aver compiuto il passo più lungo della gamba, specie quella dell’Ai che – è noto – nemmeno ha arti: “Abbiamo erroneamente pensato che, introducendo semplicemente l’intelligenza artificiale e recependo i requisiti di progettazione che avevamo, avremmo ottenuto un prodotto di alta qualità”. Così non è stato. Resterà da capire se gli umani assunti in fretta e furia dovranno istruire gli algoritmi oppure se verranno lasciati a ruoli più marginali nei vari processi.

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