Economia

Perché Berlusconi, Cairo e De Benedetti sono un po’ preoccupati per le voglie a 5 stelle su media, tv e conflitti di interessi

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Fatti, nomi, indiscrezioni.

 

“L’Italia ha bisogno di una seria legge sul conflitto di interessi e di una riforma del sistema radiotelevisivo improntato alla tutela dell’indipendenza e del pluralismo”.

Che cosa significa questo punto del programma M5s-Pd del governo Conte 2? Quali sono gli obiettivi reali della maggioranza giallo-rossa?

“E’ un avviso ai naviganti, in primis agli editori, da parte in particolare dei Pentastellati. Gli editori sono tutti preoccupati della voracità degli Ott e vedono nel Movimento 5 Stelle una forza in sostanza pro Google e pro Facebook”, dice un addetto ai lavori del settore tlc che preferisce l’anonimato.

Ott, cioè Over the top:, sono quelle imprese che – attraverso la rete internet – forniscono servizi e contenuti, generati da terzi, e vendono spazi pubblicitari. Imprese che si muovono, appunto, “al di sopra delle reti”: Google, Facebook, YouTube, eccetera.

Fa nomi e cognomi (Silvio Berlusconi e Urbano Cairo di Rcs e La 7) il giornalista di finanza a Mf, Andrea Montanari.

Un indiretto avvertimento dunque a Cairo e alle sue ambizioni politiche?

Di sicuro il brano del programma su tv e conflitti di interessi ha destato non poche preoccupazioni in Silvio Berlusconi. Anche per questo, al momento, l’atteggiamento di Forza Italia è di opposizione al governo. Al momento: mai dire mai con Berlusconi, attento ad esempio alle nomine imminenti ai vertici dell’Agcom, l’Autorità di garanzia per le Comunicazioni.

Tra gli editori, Carlo De Benedetti è quello che più di altri, in interventi pubblici, ha stimmatizzato l’avanzata degli Ott. Disse anni fa: “Abbiamo tutti paura di Google. Anche io. La più grande società editoriale al mondo non sarà mai in grado di fare concorrenza a Google”.

De Benedetti, secondo le indiscrezioni di Lettera 43, era per nulla entusiasta di un governo M5s-Pd. Il patron del gruppo L’Espresso non avrebbe gradito, ad esempio, la posizione del Movimento 5 Stelle sulla direttiva del Parlamento europeo sul diritto d’autore; direttiva osteggiata da Google e non votata dai Pentastellati.

In ambienti della maggioranza giallo-rossa si fa notare comunque come nel programma del governo Conte 2 sia indicata una web tax; avversata in primis da Google.

Ma uno dei paladini più cocciuti della web tax, ossia il presidente francese Emmanuel Macron, sta attenuando i suoi ardori in materia.

“Torna il sereno tra Washington e Parigi dopo l’accordo sulla web tax trovato al G7 di Biarritz tra il presidente americano Donald Trump e il suo omologo francese Emmanuel Macron. Dopo le scintille provocate dalla minaccia della Casa Bianca di applicare una tassa all’importazione di vino francese, nel caso Parigi e il ministro dell’Economia Bruno Le Maire avessero confermato la linea dura contro i colossi del web , entrambi hanno fatto un passo indietro individuando una via d’uscita capace di riportare il tema all’ordine del giorno dell’agenda internazionale”, hanno raccontato le cronache di fine agosto.

D’altronde, si sottolinea in ambienti parlamentari, uno dei primi fautori della web tax in Italia, ossia l’economista Francesco Boccia, neo ministro degli Affari regionali, dopo un’opera di mediazione nella scorsa legislatura arrivò a un punto di compromesso rispetto a un’impostazione originaria più dirompente, come ricordò l’ex senatore democrat, Massimo Mucchetti.

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