Economia

Pensioni e reddito di cittadinanza, ecco come Brambilla (Lega) sculaccia il Movimento 5 Stelle

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“Siamo sicuri che in cima ai nostri bisogni ci siano le pensioni di cittadinanza e il reddito di cittadinanza”. E’ la domanda alla quale risponde oggi Alberto Brambilla, fondatore e presidente del centro studi Itinerari Previdenziali, uno dei massimi esperti in Italia di pensioni e welfare, apprezzato e ascoltato dalla Lega di Matteo Salvini.

CHE COSA SOSTIENE BRAMBILLA SU REDDITO E PENSIONE DI CITTADINANZA

La risposta di Brambilla alla domanda è no. Per tanti motivi, aggiunge. Eccone alcuni, elencati dallo stesso tecnico in un intervento su “Economia”, il supplemento economico-finanziario del Corriere della Sera che esce il lunedì.

LE RAGIONI DELLE CRITICHE AL PROGETTO DEL MOVIMENTO 5 STELLE SUL REDDITO DI CITTADINANZA

“Le famiglie soffrono perché manca il lavoro per i loro figli, per i padri che lo perdono e per le madri che non lo ritrovano”, scrive Brambilla. Dunque, aggiunge, “occorrono grandi investimenti in politiche attive per aumentare l’occupazione”.

LA PROPOSTA-PROVOCAZIONE DI BRAMBILLA, TECNICO APPREZZATO DALLA LEGA DI SALVINI

E fa una proposta dal sapore provocatorio, per criticare le misure caldeggiate dal Movimento 5 Stelle: “Meglio assumere 8mila persone all’Inps in modo da fornire un serio servizio agli utenti piuttosto che pagare 50mila redditi di inserimento o di cittadinanza. Meglio assumere 10mila medici di base che mancano piuttosto che dare altra assistenza. Il moltiplicatore sarebbe certamente più del doppio”.

GLI ALTRI RILIEVI DI ALBERTO BRAMBILLA (INTINERARI PREVIDENZIALI)

Le critiche di Brambilla non finiscono qui: “Si propone di portare le pensioni basse, in genere di chi non ha mai pagato né imposte né contributi, a 780 euro netti al mese per 13 mensilità, più di quanto guadagnano tanti nostri giovani e molte donne e di importo pari a quella di tanti artigiani, commercianti, donne e operai che hanno versato contributi e imposte per oltre 35 anni”.

CONCLUSIONE DELL’ANALISI DI BRAMBILLA

Conclusione di Brambilla: “Il reddito di cittadinanza si può fare ma occorre avere una anagrafe e centri per l’impiego funzionanti, diversamente è un limite allo sviluppo”.

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