Economia

Ops Intesa Sanpaolo, tutte le novità in Ubi Banca

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Ecco le ultime mosse in casa Ubi all’indomani dell’Offerta pubblica di scambio di Intesa Sanpaolo e in attesa di possibili contromosse da parte dell’ad di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina

Continuano i movimenti in Ubi Banca, sorvegliato speciale dopo l’offerta pubblica di acquisto del 17 febbraio da parte di Intesa Sanpaolo. La famiglia Bosatelli, che fa parte del Comitato Azionisti di Riferimento (Car), ha aumentato la sua partecipazione azionaria – mettendo fine alle voci che volevano uno scollamento con il Patto di sindacato – mentre anche il Sindacato Azionisti sembra intenzionato a respingere le profferte dell’amministratore delegato Carlo Messina. Il tutto alla vigilia del deposito dei documenti per l’Ops in Consob, il 7 marzo.

COS’HANNO FATTO I BOSATELLI

La holding dei Bosatelli, Polifin, ha comprato altre azioni ed è salita fino al 2,97% del capitale della banca che si traduce in 34 milioni di azioni, di cui 2 milioni di proprietà della famiglia. Si tratta di un passo che porta il Car, il patto nato alla fine di settembre e guidato da Mario Cera, Domenico Genta e Armando Santus, al 18,98% del capitale dell’istituto di credito. E non è escluso che il Car possa crescere ancora fino a sfiorare il 25%, livello oltre il quale scatta l’Opa.

COS’HANNO DETTO I BOSATELLI

La famiglia, capitanata dal patron di Gewiss, Domenico, a scanso di equivoci, ha pure voluto mettere le cose in chiaro sul fronte della recente operazione portata avanti da Messina. “Per quanto riguarda l’Offerta Pubblica di Scambio su Ubi – riporta Milano Finanza – ritengo sia per Intesa Sanpaolo un progetto razionale e positivo nei confronti delle aspettative del mercato, in quanto consolida la competitività della stessa e la sua leadership a livello internazionale, ma non è premiante per Ubi che vedrebbe venir meno la propria realtà e la propria mission”. Il messaggio di Bosatelli, tradotto, sembra essere il seguente: voi fate il vostro gioco ma se volete che partecipiamo dovete darci qualcosa in più, magari mettendo mano al portafoglio visto che al momento si scambia carta con carta.
Peraltro, l’operazione dimostra che erano false “alcune insinuazioni palesemente tendenziose” – come le ha definite lo stesso Bosatelli in un comunicato – che ipotizzavano un suo possibile disimpegno dopo la vendita – da parte dei due figli – di 1.100.000 azioni ordinarie. Per Bosatelli, secondo quanto riporta Il Sole 24 Ore, il patrimonio reale di Ubi Banca supera i 7 miliardi di euro.

LA POSIZIONE DEL CAR

Una presa di posizione che non stupisce e che serve a Bosatelli per evitare fraintendimenti all’interno e all’esterno del Car (in cui sono presenti anche i Radici, i Lucchini, i Gussalli Beretta, gli Andreoletti e le Fondazioni di Cuneo e del Monte) che per primo ha risposto all’offerta di Intesa definita “ostile, non concordata, non coerente con i valori impliciti di Ubi Banca” e perciò “inaccettabile”.
Giandomenico Genta, presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo, ha subito commentato che “l’operazione non è coerente con i valori impliciti di Ubi e dunque inaccettabile e irricevibile” mentre Mario Cera, vicepresidente del Consiglio di Sorveglianza, invita a guardare il bilancio per dedurne che “è insufficiente la contropartita economica”.

LA POSIZIONE DEL PATTO DEI MILLE

Dello stesso tono il parere del Patto dei Mille, che riunisce le famiglie bergamasche e che possiede l’1,6% di Ubi. Secondo il patto guidato da Emilio Zanetti, l’Ops sottovaluta “significativamente il valore intrinseco del titolo Ubi” né considera “adeguatamente le sue prospettive reddituali”. Tra le critiche lanciate dai bergamaschi anche i circa 400-500 sportelli che verrebbero ceduti a Bper qualora l’operazione andasse in porto. Una mossa che farebbe perdere a Ubi il suo ruolo storico di banca del territorio.

LA POSIZIONE DEL SINDACATO AZIONISTI (INCLUSO BAZOLI)

Sembra orientato verso il no anche il terzo patto di sindacato, il bresciano Sindacato Azionisti Ubi Banca in cui spicca la famiglia del presidente onorario di Intesa Sanpaolo, Giovanni Bazoli. Il gruppo doveva riunirsi giorni fa ma l’incontro è saltato a causa dell’emergenza coronavirus e infine – come racconta Il Messaggero – i soci si sarebbero consultati via Internet. Il Sindacato, che detiene una quota del 7,685, cui va aggiunto uno 0,8% per un totale di 8,37%, avrebbe però deciso di esprimersi dopo il 7 marzo.

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