Economia

Mps, Unicredit, Popolare Sondrio: cosa succederà con gli Npl

di

Mps

Come si muovono e si muoveranno sugli Npl banche come Mps, Unicredit e Popolare Sondrio secondo analisti e banche d’affari

 

Le banche italiane, nonostante emergenza sanitaria e coinvolgimento – vero o presunto – nel risiko del settore continuano a ripulire il credito. Secondo gli ultimi dati forniti dall’Abi, a maggio le sofferenze nette sono pari a 26,2 miliardi, -6,4 miliardi rispetto a un anno fa quando erano 32,6 miliardi. Una flessione ancora più evidente se rapportata al livello massimo delle sofferenze nette – a novembre 2015 – quando il totale era pari a 88,8 miliardi. Sempre a maggio scorso il rapporto sofferenze nette su impieghi totali è dell’1,51% a fronte dell’1,87% di maggio 2019 e del 4,89% di novembre 2015.

Ma vediamo come si stanno comportando negli ultimi mesi gli istituti di credito nostrani e quali sono le previsioni degli analisti che temono un effetto Covid sui crediti deteriorati. Conseguenze che non sfuggono neppure ai politici come nel caso di Carla Ruocco (M5S), presidente della commissione d’inchiesta sul sistema bancario e finanziario che in un’intervista al Sole 24 Ore, giovedì scorso, ha ammesso di prevedere “una nuova ondata di Npl a seguito degli effetti economici negativi dovuti alla pandemia”. Per questo, sostiene, il governo sta pensando “a una realtà nazionale (bad bank) che partecipi, in concorrenza con quell’attuale ristretto numero di soggetti esteri, alla gestione di beni interamente nazionali: sia i crediti problematici da acquistare sia il risparmio da impiegare per finanziarne l’acquisto”.

UNICREDIT

Nel frattempo parecchi movimenti si registrano in casa Unicredit. A inizio mese il gruppo guidato da Jean Pierre Mustier ha venduto a Banca Ifis un pacchetto di Npl unsecured per un totale di 335 milioni di euro (valore nominale). In dettaglio, si tratta di tre portafogli stock pari a circa 155 milioni di euro vantati verso 12.415 debitori. Ad essi si aggiungono quattro ulteriori portafogli consumer (crediti derivanti contratti di conto corrente, prestiti personali e carte di credito) ceduti tramite accordo forward flow, fino a 180 milioni di euro di valore nominale. Peraltro va considerato che Banca Ifis quest’anno si sta dando da fare nel settore: nel primo semestre ha infatti acquistato 10 portafogli per complessivi 800 milioni di euro di valore nominale e ha partecipato a 16 processi di vendita per un totale di 1,5 miliardi di euro.

E’ invece notizia di questi giorni l’accordo per la cessione pro-soluto di un portafoglio di crediti in sofferenza, che derivano da contratti di credito chirografario verso clientela del segmento piccole e medie imprese italiane, tramite un veicolo di cartolarizzazione gestito da illimity e Gaia Spv, finanziato da Guber Banca e Barclays Bank. Nella nota di piazza Gae Aulenti si precisa che il portafoglio comprende esclusivamente crediti derivanti da contratti di finanziamento regolati dal diritto italiano con una creditoria complessiva – al lordo delle rettifiche di valore – di circa 702 milioni di euro. Nello specifico illimity ha comprato una porzione del portafoglio con creditoria di circa 477 milioni di euro e Gaia la porzione restante con creditoria di circa 225 milioni di euro. L’impatto della cessione è stato già recepito nel bilancio del secondo trimestre 2020.

E ancora: l’accordo con Ifis Npl e Gaia Spv, un altro veicolo di cartolarizzazione stavolta finanziato da Guber Banca e Barclays Bank e gestito da Guber, per la cessione pro-soluto di un portafoglio di crediti in sofferenza derivanti da contratti di credito chirografario verso clientela del segmento piccole e medie imprese italiane. In questo caso si tratta esclusivamente di crediti derivanti da contratti di finanziamento regolati dal diritto italiano con una creditoria complessiva – al lordo delle rettifiche di valore – di circa 840 milioni di euro. Ifis Npl – si spiega in un comunicato – ha comprato una porzione del portafoglio con creditoria di circa 486 milioni di euro mentre Gaia ha comprato la porzione restante con creditoria di circa 354 milioni di euro. Entrambe queste operazioni, il cui impatto è stato già recepito nel bilancio del secondo trimestre 2020, costituiscono “parte dell’attuale strategia di UniCredit di riduzione delle esposizioni deteriorate”.

BANCA POPOLARE DI SONDRIO

Della vendita di sofferenze entro l’anno ha parlato pure la Popolare di Sondrio che solo pochi giorni fa ha inviato ai soci la lettera di metà esercizio. “Il semestre beneficia del recupero borsistico e della tenuta del core business (margine di interesse e commissioni)” – scrivono il presidente Francesco Venosta e il consigliere delegato Mario Alberto Pedranzini secondo quanto riferisce Radiocor – però “risente dei prudenziali accantonamenti effettuati sul fronte rischio di credito, che si sono resi opportuni per mantenere la solidità aziendale, in previsione del peggioramento del contesto macroeconomico”.

In particolare, per quanto riguarda le esposizioni problematiche, i vertici della banca ricordano il recente perfezionamento della cessione di sofferenze per 1 miliardo ed evidenziano che “per il corrente anno è prevista un’ulteriore operazione della specie, per un controvalore di circa 400 milioni di euro”. Si tratta di operazioni “che ci rafforzano mettendoci in grado di affrontare con decisione le nuove complicate sfide, in atto e in divenire” rilevano Venosta e Pedranzini che ricordano: “L’Npl ratio lordo, che al 30 marzo era del 12,3%, per effetto del solo deconsolidamento contabile conseguente a detta cessione, è stimato ridursi di 2,8 punti percentuali, pervenendo quindi al 9,5%”.

MONTEPASCHI

Importante il progetto su cui si sta lavorando a Siena da tempo: si tratta della cessione di 8,1 miliardi di Npl ad Amco, ex Sga, approvata solo qualche settimana fa dal consiglio d’amministrazione di Montepaschi. Con questa operazione – per cui è atteso il via libera definitivo da parte della Banca Centrale europea dopo che è arrivato quello informale di Bruxelles – si punta a portare l’Npe ratio lordo dal 12,4% al 4,3% e a trasferire circa 4,8 miliardi lordi di sofferenze per un valore netto contabile pari a 2,31 miliardi e 3,34 miliardi di inadempienze probabili (Unlikely to pay) per 1,84 miliardi netti.

MEDIOBANCA

Diverso il caso di Mediobanca, o meglio di MBCredit Solutions, la società di Piazzetta Cuccia specializzata nell’acquisto e gestione di crediti non performing. Circa due settimane fa l’istituto ha dato notizia di aver siglato due nuovi accordi per acquistare crediti non performing per un ammontare nominale complessivo di 335 milioni di euro. In particolare a giugno MBCredit Solutions ha acquisito “da uno dei principali operatori italiani di credito al consumo” un portafoglio composto da circa 18 mila posizioni di crediti non performing per un valore nominale di 140 milioni e ha formalizzato un accordo di forward flow per ulteriori 66 milioni di euro di crediti non performing con vendite che avverranno a settembre e dicembre 2020.

In seguito la società di Mediobanca ha acquistato da un istituto finanziario un portafoglio di crediti non performing di origine bancaria che derivano da prestiti personali, carte di credito e scoperti di conto corrente. Il portafoglio, composto da circa 16 mila posizioni, ha un valore complessivo nominale di 129 milioni di euro.

Secondo Angelo Piazza, amministratore delegato di MBCredit, “il mercato degli Npl continua a essere estremamente dinamico, anche nel periodo di lockdown siamo stati coinvolti in numerose gare per la valutazione di portafogli di diverso tipo, culminate nelle due acquisizioni fatte”. Ma le attività non finiscono qui: “Stiamo valutando altri portafogli e ci attendiamo un mercato molto attivo anche negli ultimi mesi dell’anno”.

COSA DICONO GLI ANALISTI

MOODY’S

Secondo Moody’s saranno gli istituti di credito più esposti verso le piccole e medie imprese a rischiare di aumentare il fardello degli Npl nei prossimi anni. Oltre, a loro – riferisce in un report l’agenzia di rating che ha analizzato l’esposizione dei 14 principali sistemi bancari del Vecchio Continente – parecchie difficoltà potrebbero incontrarle le banche esposte su finanziamenti senza garanzie. E’ evidente, precisano da Moody’s, che i consumatori dovranno affrontare non pochi problemi a causa di perdita di lavoro o di redditi più bassi  e dunque “le banche più esposte verso questi dovranno probabilmente confrontarsi con più crediti deteriorati e con rettifiche più alte delle concorrenti”.

In particolare gli istituti di credito europei, soprattutto quelli dei Paesi del sud Europa, “vedranno un brusco aumento delle perdite su prestiti per la crisi legata al Coronavirus” a causa dell’esposizione verso piccole e medie imprese, mentre Spagna, Austria, Francia e Regno Unito potrebbero subire le maggiori perdite sui prestiti senza garanzia.

FITCH

Altre riflessioni arrivano da Fitch secondo cui il fatto che le banche italiane abbiano cominciato a vendere portafogli di Npl a investitori istituzionali e che sia in atto una riduzione del rischio dopo il lockdown potrebbe ridurre la pressione sul loro rating nel breve termine. Tutto questo in attesa di tempi non facili visto che l’agenzia prevede un calo del Pil del 9,5% nel 2020. “Ci attendiamo – si legge in un report – che i flussi in entrata di Npl aumentino significativamente sopra i livelli pre-pandemici quando verranno a scadere le sospensioni dei pagamenti su mutui e prestiti, a partire dal quarto trimestre 2020 o dal primo trimestre 2021 qualora il governo dovesse prorogare la misura”.

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