Economia

Mps, Cdp, le voglie di M5S e Lega, il conto per Tesoro e fondazioni

di

Cassa depositi e prestiti

Che cosa dice il programma M5S e Lega su una banca pubblica per gli investimenti, il ruolo potenziale di Mps, l’evoluzione auspicata di Cassa depositi e prestiti, gli effetti della prospettiva bancaria di Cdp per gli azionisti Tesoro e fondazioni bancarie. Parole, numeri, indiscrezioni e scenari 

Come si chiamerà la banca pubblica per gli investimenti indicata nel programma di governo firmato da Movimento 5 Stelle e Lega? E soprattutto: è una banca già esistente o sarà un istituto ex novo? Ancora: che cosa farà di preciso? E nel caso – come pare certo – che sia la Cassa depositi e prestiti a svolgere le funzioni auspicate da Luigi Di Maio e Matteo Salvini, quanti soldi dovranno sborsare Tesoro e fondazioni bancarie, ossia i soci della Cdp?

Sono alcune delle domande che in queste ore circolano nei palazzi della politica e della finanza dopo la firma del “Contratto del governo di cambiamento” di M5S e Lega approvato ieri dalle basi dei pentastellati e dei leghisti.

Leggendo il testo del programma in cui è prevista una banca pubblica per gli investimenti, per sostenere “lo sviluppo dell’economia e delle imprese italiane utilizzando le strutture e le risorse già esistenti”, e non essendoci riferimenti a enti o istituti esistenti come la Cassa depositi e prestiti, molti osservatori pensavano si trattasse di una banca ex novo.

Mai ieri il Sole 24 Ore ha attestato: “La banca per gli investimenti disegnata nel contratto stilato da M5S e Lega non è un nuovo veicolo che il governo nascituro intende costituire”. Una notizia basata in particolare su quanto detto da Armando Siri, responsabile economico della Lega: “Non pensiamo ci sia la necessità di stravolgere l’esistente o di creare nulla di nuovo. Riteniamo che la mission della Cdp possa essere meglio definita, in linea con le esigenze di crescita e di sviluppo del Paese. Deve essere garantito un maggiore sostegno alle pmi, così come vanno riponderati gli investimenti in equity e partecipazioni, che non sempre sono andati dove serviva, a vantaggio di investimenti più strategici per il Paese”.

C’è chi, però, all’interno della stessa Lega, pensa che possa o debba essere il Monte dei Paschi di Siena (Mps), ora controllato dal Tesoro, la banca appropriata per svolgere i compiti indicati nel programma governativo sulla banca pubblica per gli investimenti. In verità, non solo nel partito capeggiato da Matteo Salvini dove l’economista Claudio Borghi è il più attivo. Infatti nel “Contratto” siglato da Movimento 5 Stelle e Lega quando si parla di Mps è scritto: “Lo Stato azionista deve riprovvedere alla ridefinizione della mission e degli obiettivi dell’istituto di credito in un’ottica di servizio”.

Non c’è un rimando al Monte dei Paschi, ma “chi ha partecipato alla stesura del contratto – ha scritto sabato scorso Repubblica – assicura che presto sarà chiesto uno studio di fattibilità in questo senso. La banca dovrebbe diventare uno dei bracci operativi della Cassa Depositi e Prestiti e trasformare la sua missione in quella della Cassa stessa: dedicarsi agli investimenti e allo sviluppo delle imprese italiane”.

Ma che sia direttamente o indirettamente la Cdp (nel caso il Tesoro passi le quote in Mps alla Cassa) a essere la banca per gli investimenti evocata e invocata da pentastellati e leghisti si pone un problema, comunque c’è una certezza: la Cdp rientrerebbe nella vigilanza bancaria e dovrebbe sottostare alle regole di Basilea 2.

E’ quanto tra l’altro fece intendere nel febbraio del 2015 Salvatore Rossi, direttore generale della Banca d’Italia, in un’audizione in Parlamento, parlando del progetto bancario di Sace caldeggiato all’epoca dall’allora numero uno di Sace, Alesssandro Castellano: “Se Sace si trasforma in una banca, essendo Sace di Cdp, questo sicuramente farebbe scattare vigilanze anche maggiorate perché avremmo un conglomerato finanziario”, disse Rossi in Parlamento.

Il risultato di questa evoluzione adesso per Cdp visti gli obiettivi di M5S e Lega? La Cassa, dunque gli azionisti Tesoro e fondazioni creditizie, dovrebbero aumentare il capitale – secondo i calcoli effettuati da alcuni addetti ai lavori che seguono il dossier – per circa 25 miliardi di euro.

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