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Zuckerberg Apple Vision Pro Meta Metaverso

Metaverso? Una figata. Parola di Meta (secondo il Politecnico di Milano)

Dalle colonne del Sole 24 Ore il professor Noci del Politecnico di Milano (scelto da Meta per compiere sondaggi sul metaverso) è convinto del valore economico delle tecnologie immersive ("avranno un impatto tutt’altro che trascurabile sul Pil"). Eppure soltanto l'azienda di Zuckerberg ormai parla dell'universo virtuale in cui ha già bruciato oltre 36 miliardi

Il metaverso è stato un fuoco di paglia? Tutti i dati sembrerebbero concordare: da quando c’è stata l’epifania mondiale di ChatGpt, infatti, è quello delle Intelligenze artificiali il trend tecnologico imperante in cui investire. Gli algoritmi smart hanno spazzato via, in un colpo, tecnologie che hanno avuto una eco mediatica probabilmente spropositata rispetto alle applicazioni pratiche e ai relativi impatti economici, come la blockchain, gli Nft e, appunto, il metaverso.

CHI DIFENDE IL METAVERSO. NONOSTANTE TUTTO

Prova ne sia che prima si parlava solo di metaverso, oggi è completamente sparito dai radar. Ma guai a dire che il metaverso sia stato appunto un fuoco di paglia. Lo scrive sul Sole 24 Ore il professor Giuliano Noci, vice rettore del Politecnico di Milano per la Cina, che nell’ateneo insegna Strategia e Marketing. Di seguito sono riportati alcuni stralci del suo intervento sul quotidiano di Confindustria, chi volesse approfondire leggendo l’originale deve cercare l’articolo dal titolo: “Il metaverso per vendere i prodotti del made in Italy“.

Dal suo curriculum virtuale pubblicato su LinkedIn si evince che Noci è anche direttore scientifico di due laboratori: Physiology Experience and Emotion Lab e Metaverse Marketing Lab. Insomma, la materia certo la conosce. Secondo il professor Noci “dal punto di vista economico vi sono tutti gli elementi per ritenere che nel prossimo futuro le tecnologie immersive possano avere un impatto tutt’altro che trascurabile sul Pil del nostro Paese migliorando efficacia ed efficienza delle operations aziendali, dei processi di apprendimento degli individui e la qualità delle relazioni impresa-mercato”.

COSA SCRIVE NOCI SUL METAVERSO

Quando si parla di Pil, però, servirebbero dati e riscontri oggettivi. Non è sufficiente l’entusiasmo per far girare l’economia. Il professor Noci, comunque, ha diversi numeri dalla sua: “Per meglio comprenderne la portata in chiave prospettica abbiamo condotto, come Politecnico di Milano, una ricerca insieme a Meta volta a identificare, da un lato, quali sono i fattori che ne possono facilitare e/o ostacolare l’adozione e, dall’altro, gli ambiti settoriali di maggiore applicazione […] Più precisamente, l’indagine di campo condotta nell’ambito dei settori caratteristici del Made in Italy – in primis la moda – ha evidenziato che il ricorso a esperienze immersive è molto utile per interagire con il target dei giovani. Lo pensa il 66% dei manager intervistati, mentre l’85% le considera uno strumento importante per migliorare la relazione tra brand e consumatore”.

I numeri insomma sono solo due e riguardano in entrambi i casi l’opinione dei manager intervistati. E per di più sembrano appiattire il metaverso esclusivamente nell’ambito marketing, dove la maggior parte degli showroom e store virtuali ha in realtà chiuso da un pezzo.

Sarebbe stato utile approfondire fornendo ai lettori informazioni di contorno, a iniziare dal totale del campione e dalle modalità della ricerca. Naturalmente non si vuole discutere sulla attendibilità della stessa, ma dato che è stata commissionata da Meta, che sul metaverso ha scommesso così tanto da optare per il renaming del Gruppo, qualche dato in più servirebbe.

UN ENTUSIASMO CHE HA RADICI LONTANE

Il 12 dicembre del 2022 il sito del PoliMi informava che Meta aveva scelto il Politecnico di Milano “per realizzare uno studio accademico indipendente sui rischi e le opportunità del metaverso, nell’ambito di un progetto che prevede da parte di Meta un investimento di 2,5 milioni di dollari in Europa. Infatti, grazie al Fondo per i programmi e la ricerca XR, gli accademici di sette Paesi europei tra cui l’Italia esamineranno come le tecnologie del metaverso si interfacceranno su temi quali la privacy, la sicurezza, l’inclusione e il futuro del lavoro”.

Già allora Noci si lasciava andare a commenti entusiastici che certo non si sposano troppo con la terzietà del Politecnico rispetto allo studio: “Il metaverso – grazie al suo carattere di immersività e spazialità – rivoluzionerà il modo in cui le persone interagiscono con i contenuti e tra loro, in virtù della riduzione dei carichi cognitivi legati ai processi di apprendimento e della possibilità di rendere più ingaggiante qualsiasi esperienza mediale”. Questo il passaggio riportato, ancora oggi a caratteri cubitali, sul sito del PoliMi (subito sotto la quote integrale).

metaverso meta polimi

Gli faceva eco Angelo Mazzetti, responsabile Affari Istituzionali di Meta in Italia: “Il metaverso sarà il risultato di uno sforzo collettivo, per questo riteniamo fondamentale confrontarci con terze parti autorevoli che possano offrire spunti di riflessione importanti. Non potremmo essere più orgogliosi di collaborare con Il Politecnico di Milano, un’istituzione accademica che già da tempo guida un osservatorio privilegiato su questo tema”.

COSA SI SCRIVEVA GIA’ ALLORA SUL METAVERSO DI META

Per avere un contesto, mentre nelle aule del PoliMi venivano pronunciate queste parole entusiastiche sul metaverso, Repubblica titolava: “Il metaverso è un mondo “vuoto e triste“. Pubblicati alcuni documenti interni di Meta”. Si legge nell’articolo pubblicato sul quotidiano diretto da Maurizio Molinardi: “Pochi utenti. Poco interessati. Tecnologie ancora poco efficienti. Il Wall Street Journal ha diffuso alcuni documenti interni di Meta, la holding creata da Mark Zuckerberg, che raccontano come i piani della società per la creazione e la diffusione del metaverso stiano procedendo a rilento”.

In questo caso, l’articolo abbonda di numeri: “Meta aveva inizialmente fissato l’obiettivo di raggiungere 500.000 utenti attivi mensili per Horizon Worlds entro la fine del 2020. Ma i documenti interni certificherebbero invece che nelle ultime settimane questa cifra è stata rivista al ribasso a 280.000. Mentre attualmente il numero di abitanti de mondo virtuale di Meta è sotto i 200.000. Il numero di utenti ancora attivi su Second Life, il capostipite dei mondi virtuali creato 19 anni fa”.

Sempre Repubblica scriveva: “Horizon Worlds è il metaverso di Meta. Lanciato ufficialmente il 28 ottobre 2021, il metaverso del fondatore di Facebook ha acceso l’interesse di aziende, società di consulenza, esperti di marketing, convinti che quella tecnologia sarebbe diventata la prossima gallina dalle uova d’oro delle società tecnologiche. Previsioni razionali. In linea con quanto è successo finora nel mondo degli affari legati alle innovazioni di frontiera. Ma per ora quelle previsioni si sono scontrate con una realtà più difficile da scalfire rispetto al previsto”.

Poche settimane prima un altro articolo del quotidiano romano titolava: “Nel metaverso non c’è nessuno“. Quindi l’articolo sottolineava: “La presentazione di Mark Zuckerberg al Meta Connect non riportava molti numeri e rimaneva un po’ vaga sulle attuali dimensioni del metaverso. Non è così strano, e non è un problema solo di Menlo Park. Prendiamo ad esempio Decentraland e The Sandbox, che fino a qualche mese fa erano sulla bocca di tutti. I loro “metaversi” – piattaforme immersive basate su Nft e criptovalute (a differenza di Horizon Worlds di Meta o di Fornite) – ospitavano eventi del calibro della Fashion Week, erano contesi da marchi come Samsung, Nike e Coca Cola ed erano bazzicati da svariate celebrità tra cui Snoop Dogg e Grimes”.

TUTTI I SOLDI INVESTITI NEL METAVERSO DI META

Nel medesimo periodo Il Post scriveva: “Perfino chi ci sta lavorando per conto di Facebook lo usa poco o niente, e c’è preoccupazione per gli investimenti miliardari voluti da Mark Zuckerberg”. E ancora: “il New York Times ha pubblicato il riassunto di una dozzina di interviste a dipendenti (ex o attuali) di Meta, tutte anonime, oltre che una serie di documenti interni, rivelando quanto questa transizione verso il metaverso abbia generato rabbia e confusione tra molti. Uno degli intervistati ha detto che la quantità di denaro investita nel progetto gli dà «il voltastomaco», mentre il numero di utenti di Horizon Worlds, per quanto in crescita, è minuscolo in confronto alle altre realtà del gruppo (circa 300 mila utenti mensili)”.

FIOCCANO I LICENZIAMENTI

Eravamo nel 2022. Di lì a poco Facebook avrebbe iniziato a tagliare dipendenti come se non ci fosse un domani in quello che il suo Ceo, Mark Zuckerberg, ha chiamato come “2023, l’anno dell’efficienza”. I primi furono annunciati a dicembre del ’22, ben 11mila riporta la Rai, il 13% della forza lavoro totale dettagliava Il Sole, altri seguirono nel marzo del ’23: diecimila licenziamenti e 5mila assunzioni congelate. Un quarto dei dipendenti è stato tagliato dopo i maxi investimenti nel metaverso, insomma. Complice anche TikTok, che ha soffiato a Meta i suoi utenti più giovani, ma lo ha fatto per mezzo di una tradizionalissima piattaforma social, niente universi virtuali.

I DUBBI DI WIRED SUL REPORT PRO METAVERSO (COMMISSIONATO DA META)

Nel 2023, dopo che anche la Ue aveva chiuso il suo spazio nel metaverso (costato circa 400mila euro), Wired titolava: “Possiamo ancora fidarci delle promesse di Meta sul metaverso?“. E commentando uno studio pubblicato in quel periodo proprio da Meta, diceva: “È difficile non ritenere anche il report appena diffuso da Meta – che si concentra sulle potenzialità economiche del metaverso in Italia ed Europa – un altro tentativo di rilanciare la grande promessa di questo clone digitale e immersivo del mondo fisico: Il potenziale economico del metaverso in Italia potrebbe raggiungere i 28-52 miliardi di euro entro il 2035, attraverso la crescita delle competenze digitali del nostro paese, si legge infatti nel report, che più avanti sottolinea anche le potenzialità a livello europeo, dove il metaverso potrebbe raggiungere un valore economico pari a 259-489 miliardi (sempre entro il 2035), pari all’1,3%-2,4% del pil mondiale”.

E, ancora: “Cifre enormi, stimate unendo (come vedremo più avanti) cose molto diverse tra loro, proiettate su orizzonti temporali fin troppo lunghi e che sembrano decisamente sovrastimate (il pil dell’intera Unione europea è pari a 16mila miliardi di dollari). D’altra parte, questo tipo di report è sempre da prendere con le pinze, soprattutto alla luce dei tanti studi proliferati negli scorsi due anni che mostravano numeri estremamente diversi tra loro. Una cautela ancora maggiore va adottata quando a raccontare le potenzialità economiche del metaverso è la stessa società che ha ogni interesse a convincerci che la sua visione di futuro sia quella giusta.”

Tornando all’oggi, il professor Noci promette che il metaverso inteso come insieme di tecnologie immersive avrà impatti positivi sul Pil ed è solo un po’ lento nell’avvio. Non solo, parla di ” carattere strutturale e permanente nella nostra società delle tecnologie immersive”. Ma, come abbiamo visto in questa breve rassegna di articoli dell’epoca, questo genere di tecnologie non è in crisi da oggi, bensì dal 2022, quando sempre Noci parlava del metaverso come applicazione che “rivoluzionerà il modo in cui le persone interagiscono con i contenuti e tra loro”.

Nel mentre il mondo però ha voltato pagina: tutte le Big Tech che stavano investendo nel metaverso hanno interrotto per riversare fiumi di denaro sulle Intelligenze artificiali generative, tutte le aziende che avevano voluto mettere il proprio flagship store dei mondi virtuali hanno abbandonato i progetti. Solo Meta, imperterrita, ha continuato a finanziare la ricerca e, soprattutto, il marketing attorno al suo desolato mondo virtuale inondando il mondo e in particolare l’Europa con spot, ma anche report, interviste e podcast. Non ultimo l’accordo con alcuni atenei, come Camerino, per lezioni in aule virtuali. Tutto questo mentre i numeri ribadiscono il flop.

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