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Tutte le conseguenze dei lockdown a Shanghai per Apple, Tesla, Intel e non solo

Tamponi Cina

La politica zero-Covid della Cina, e in particolare il lockdown di Shanghai, sta danneggiando le attività di molte importanti aziende statunitensi. Tutti i dettagli

 

Alcune aziende statunitensi come Apple e Intel temono che i lockdown applicati a Shanghai e in altre città della Cina causeranno danni alle vendite e alla produzione e aumenteranno la pressione sulle catene di approvvigionamento, con conseguenze che si avvertiranno soprattutto quest’estate.

LE CONSEGUENZE PER APPLE

Apple ha detto che le restrizioni a Shanghai e la carenza di semiconduttori potrebbero ripercuotersi sulle vendite nel trimestre attuale (aprile-giugno) con un danno dai 4 agli 8 miliardi di dollari.

L’IMPATTO SU HONEYWELL

La compagnia industriale Honeywell, operante in tanti settori diversi, ha fatto sapere che le limitazioni anti-contagi hanno frenato la produzione nella metà dei suoi venti stabilimenti cinesi. Pensa che la situazione dovrebbe migliorare a maggio e tornare alla normalità a giugno. L’amministratore delegato Darius Adamczyk ha detto che l’impatto economico di queste interruzioni produttive è impossibile da quantificare, ma si ripercuoterà sui risultati finanziari del secondo trimestre.

COSA DICE INTEL

La società tecnologica Intel pensa che, se le restrizioni a Shanghai verranno rimosse presto, l’impatto sulle proprie attività sarà relativamente contenuto.

I TIMORI DI GENERAL ELECTRIC E J.B. HUNT

Anche il gruppo industriale General Electric – in particolare la divisione Healthcare – è stato penalizzato dai lockdown sia sul versante della produzione che della consegna. L’amministratore delegato Larry Culp ha dichiarato che, vista l’incertezza sulle politiche anti-contagi cinesi, è difficile prevedere quando finirà il lockdown di Shanghai.

La società di trasporti e logistica J.B. Hunt pensa che potrebbero esserci problemi con le consegne ai clienti previste per luglio.

CONSEGUENZE ANCHE PER TESLA E PROCTER & GAMBLE

La strategia “zero-COVID”, molto dura, adottata dalla Cina per contenere i contagi da coronavirus ha portato, lo scorso marzo, alla chiusura delle fabbriche di Tesla e di Procter & Gamble a Shanghai. La città – come ricorda il Wall Street Journal – è un polo manifatturiero e logistico di grande importanza: conta 25 milioni di abitanti e vale il 3,8 per cento del prodotto interno della Cina e il 7,2 per cento delle esportazioni.

EFFETTI PER LA MANIFATTURA STATUNITENSE

L’Institute for Supply Management, un’associazione americana specializzata nel monitoraggio delle catene di fornitura, ha detto che ad aprile l’indice di attività manifatturiera statunitense ha toccato il livello più basso dal luglio 2020, e che – nello stesso mese – il tempo medio per la consegna dei materiali da produzione è cresciuto di cento giorni, il massimo mai registrato. In un sondaggio, il 15 per cento delle aziende partecipanti ha espresso dei dubbi sulla capacità dei loro partner asiatici di garantire le consegne di merci nei mesi estivi; a marzo il valore era decisamente più basso, del 5 per cento.

L’ANALISI DI BANK OF AMERICA

Secondo Bank of America, le politiche di contrasto al coronavirus implementate dalle autorità cinesi andranno a minare la fiducia delle aziende private e potrebbero causare un’accelerazione del riorientamento delle filiere fuori dalla Cina.

PENALIZZATA ANCHE LA DOMANDA INTERNA

Al di là dell’impatto sulle supply chain, i lockdown stanno danneggiando le aziende anche in un altro modo, abbattendo i consumi del mercato cinese. La società di cosmetica Estée Lauder – il cui principale centro di distribuzione in Cina si trova proprio a Shanghai – pensa che le restrizioni abbiano danneggiato la domanda interna e reso più difficile il rifornimento dei negozi e dei magazzini per lo shopping online.

DANNI PER COCA-COLA

Anche Coca-Cola è stata danneggiata dai lockdown in Cina, e in particolare da quello di Shanghai, ha detto l’amministratore delegato James Robert Quincey. Nel primo trimestre del 2022 la regione dell’Asia-Pacifico è valsa il 13 per cento delle entrate della compagnia (10,5 miliari di dollari in tutto).

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