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L’inedito asse Urso-Orsini mette all’angolo Giorgetti?

Che cosa succede fra Giorgetti e Urso con gli industriali.

 

Un nuovo incontro, ieri, tra Adolfo Urso ed Emanuele Orsini, contraddistinto – si comprende dal comunicato finale del Mimit – da un clima di condivisione e intesa. Uno scenario tutt’altro che scontato visto che il rapporto tra il ministro delle Imprese e il capo degli industriali non è sempre stato facile, anzi in passato i due non si sono risparmiati sgambetti e colpi bassi.

E anche due settimane fa le previsioni dei retroscenisti esperti di cose di Palazzo volgevano verso la tempesta, quando durante il consiglio dei ministri del 27 marzo era stata annunciata una drastica decurtazione dei fondi per Transizione 5.0. In quella sessione il ministro dell’Economia e delle Finanze, il leghista Giancarlo Giorgetti, illustrando i foschi scenari economici per gli scenari bellici in Medio Oriente, aveva richiesto ai suoi colleghi di approvare un taglio delle risorse, riconoscendo solo il 35% di quanto previsto inizialmente. Un taglio considerevole che aveva scatenato le ire di Confindustria, tanto che il vice di Orsini, Marco Nocivelli, con deleghe per le Politiche industriali e il Made in Italy, aveva tuonato parlando di un provvedimento che minava “profondamente la fiducia delle imprese nei confronti delle istituzioni”. Scelta che ha portato a un duro scontro in Cdm tra Urso e lo stesso Giorgetti. Una frattura, quella tra i due ministri, proseguita nei giorni seguenti quando persone vicine agli ambienti di via XX Settembre non smentivano parlando con i giornali l’arrivo di Zaia a Palazzo Piacentini e di un possibile trasloco di Urso al ministero del Turismo al posto della dimissionaria Daniela Santanché. Scenario che poi non si è concretizzato vista la nomina di Gianmarco Mazzi al dicastero di Villa Ada.

Una scelta, quella di Urso, di difendere con le unghie le risorse alle imprese che pare aver convinto e consolidato il rapporto con il presidente di Confindustria che ha scelto di schierarsi, sostenendo il suo sforzo. Cosa che poi è effettivamente avvenuta con gli interessi, visto che si sono aggiunti 200 milioni all’ 1,3 miliardi, già previsti, portando quindi la dotazione a 1,5 miliardi. Un risultato sancito nell’incontro con le associazioni datoriali del 1° aprile al Mimit, dove il governo era rappresentato da una triade tutta targata Fratelli d’Italia, oltre al padrone di casa, al Salone degli Arazzi erano infatti presenti Tommaso Foti, ministro per gli affari europei, il Pnrr e le politiche di coesione, Maurizio Leo, in rappresentanza del Mef al posto proprio di Giorgetti.

CHE COSA PREVEDE IL NUOVO PIANO MIMIT-CONFINDUSTRIA A FAVORE DELLE IMPRESE

Nell’incontro di ieri si è registrata una conferma di questa ritrovata armonia tra Urso e Orsini, che prima si sono visti privatamente e poi in un tavolo con il vice Commissario Ue per la prosperità e la strategia industriale, Stéphane Sejourné, per un focus sull’Industrial Accelerator Act.

Nel primo appuntamento Orsini, accompagnato dal suo direttore generale, Maurizio Tarquini, come riporta il quotidiano di Confindustria, Il Sole 24 Ore, ha fatto il punto con il ministro per ridurre gli oneri burocratici e favorire il rilancio degli investimenti, a partire dalla riforma dei contratti di sviluppo. Particolare attenzione è stata dedicata a alcuni comparti come quelli della moda e delle industrie energivore nell’ottica di favorire le transizioni di innovazione e sostenibilità, che erano anche gli obiettivi al centro anche di Transizione 5.0. Orsini ha anche illustrato a Urso un documento intitolato “Piano Industriale Straordinario per l’Italia”, che StartMag ha potuto visionare, fondato su tre pilastri: investimenti, competitività e attrattività. Un piano d’azione per aiutare il sistema produttivo italiano ad affrontare la combinazione di instabilità geopolitica e rincaro energetico. Orsini chiede di mobilitare risorse per almeno 8 miliardi l’anno, sommando le varie misure.

COME E PERCHE’ ORSINI PUNGOLA BRUXELLES

Nel secondo incontro – dove oltre a Confindustria erano presenti anche associazioni di settore come Federacciai, Federchimica, Confapi, Confimi, Anfia, Ance, Confartigianto, Cna – Orsini ha spalleggiato Urso nel pungolare la Commissione Europea a essere più rapida nelle azioni. Come riporta il Sole il presidente degli industriali ha dichiarato «Bene l’incontro, grazie al ministro Urso per averlo organizzato. Ma speriamo facciano presto. La Cina sta esportando verso l’Europa più dell’anno scorso, più 30%, noi in Europa abbiamo perso un milione di posti di lavoro. Se non vogliamo deindustrializzare la Ue ci dobbiamo anche proteggere e creare le condizioni sociali affinché le imprese rimangano. Il vice presidente Séjourné ha capito l’urgenza dell’industria italiana e di tutti i nostri settori. Si è parlato anche di acciaio, nell’Acceleratore industriale si tiene conto di mantenere i rottami ferrosi all’interno del nostro continente per essere competitivi. Abbiamo chiesto di fare presto»,

I RAPPORTI DI GIORGETTI CON GLI INDUSTRIALI DEL NORD

Il dato politico è che questa fase 2 del governo Meloni si inaugura con una intesa, se non alleanza vera e propria, tra Urso e Orsini. Uno scenario che lascia aperti gli interrogativi su come Giorgetti intenda replicare, visto che il titolare di via XX Settembre era perfettamente consapevole delle ire che avrebbe provocato negli industriali con il taglio delle risorse ma prefigurava che a pagarne le conseguenze sarebbe stato il suo collega di governo, a cui poteva rinfacciare una gestione confusa del provvedimento. Nel biennio 2024-25 le risorse erano oltre 6 miliardi, poi per un avvio difficoltoso dovuto ad alcune complicazioni burocratiche che avevano portato a una ridotta prenotazione di risorse, si era stabilita una rimodulazione di 3,8 miliardi. Salvo poi lamentare una scarsità di fondi quando invece il tiraggio a iniziato a correre, le risorse sono finite e si è dovuto fermare le prenotazioni prima della fine dell’anno.

L’azzardo però sembra non essere riuscito a Giorgetti che ora dovrà ricucire il suo legame con gli industriali, in particolare con quelli del Nord Italia, cari da sempre l’esponente leghista. Un mondo che fa riferimento anche a un network di informazione non a caso critici con Urso nelle giornate di tempesta. Il fatto che ora a far fallire il piano di Giorgetti sia stato un imprenditore di Sassuolo, come Orsini, spalleggiato anche dal suo vice, Nocivelli, bresciano, induce a pensare che il ministro vorrà recuperare in vista delle elezioni del prossimo anno. Ci riuscirà?

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