Economia

Leonardo, che cosa farà (e quanto incasserà) l’ex Finmeccanica cedendo Drs

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Leonardo Drs

I rumors di Bloomberg sulla quotazione di Drs, la società Usa che lavora per il Pentagono. L’exploit di Leonardo in Borsa. Gli obiettivi del gruppo con l’Ipo. I numeri in ballo. E tutti i dettagli sulla società americana

 

Exploit di Leonardo a Piazza Affari: migliore prestazione tra le blue chip milanesi oggi per il titolo del gruppo dell’aerospazio e della difesa (più 8% circa dopo essere stato sospeso per eccesso di rialzo).

Le quotazioni, spiegano dalle sale operative, beneficiano dei rumor pubblicati da Bloomberg sulla possibile quotazione in Borsa della controllata americana Drs, che lavora per il Pentagono, circolate ieri e non smentite dal gruppo presieduto da Luciano Carta e guidato dall’amministratore delegato, Alessandro Profumo.

Gli obiettivi? Fare cassa, spingere gli investimenti, ridurre il debito e far lievitare il titolo a Piazza Affari.

I RUMORS

Le indiscrezioni parlano di una Ipo sul Nyse nel primo semestre del 2021 con il collocamento sul mercato del 40% del capitale e una valutazione del 100% pari a 3 miliardi di dollari.

LA NOTA DI LEONARDO

A queste voci Leonardo ha replicato sottolineando che, “come di consueto”, la società “valuta costantemente diverse opzioni in un’ottica di creazione di valore per i propri azionisti, tra cui la possibilità di procedere alla quotazione di Leonardo Drs”, ma precisando che “nessuna decisione formale in merito è stata presa”. Secondo quanto scrive oggi Il Sole 24 Ore l’advisor potrebbe essere Mediobanca.

GLI EFFETTI IN BORSA

“Le voci su Drs sono circolate ieri verso la chiusura della seduta di Borsa, nella quale le azioni del gruppo hanno avuto un rialzo boom del 16,27% a 5,05 euro. Più del triplo dell’indice Ftse Mib (+5,42%). Venerdì scorso, dopo la presentazione dei risultati al 30 settembre, Leonardo aveva perso il 7,23% a 4,34 euro”, ha sottolineato Gianni Dragoni del Sole 24 Ore.

CHE COSA HA SCRITTO BLOOMBERG SU DRS

Leonardo sta valutando un’offerta pubblica iniziale del suo produttore statunitense di sistemi elettronici per la difesa, poiché la pandemia riduce il flusso di cassa alla più grande azienda aerospaziale italiana, ha scritto ieri Bloomberg. Per questo, secondo l’agenzia, Leonardo sta valutando già nella prima metà del 2021 un’Ipo dell’unità Drs.

PIANO IPO

La società – ha aggiunto Bloomberg – potrebbe vendere una quota del 40% nell’unità, che ha un valore di circa 3 miliardi di dollari, secondo i rumors raccolti dall’agenzia: “La quotazione di Drs potrebbe aumentare il valore di Leonardo, poiché l’unità vale quasi quanto la capitalizzazione di mercato dell’intero gruppo”.

I FLUSSI DI CASSA

“La pandemia ha messo sotto pressione l’attività dell’azienda italiana – ha scritto Bloomberg – Leonardo ha registrato un flusso di cassa operativo gratuito negativo di 2,6 miliardi di euro a fine settembre, poiché la crisi sanitaria ha determinato uno spostamento degli incassi a fine anno.

LE INDISCREZIONI DEL SOLE

“Quotazione in Borsa a New York del 40% della società o cessione: sono queste, secondo quanto scrive Il Sole 24 Ore, le opzioni sul tavolo per Drs, la controllata Usa del gruppo Leonardo attiva nell’elettronica della difesa. Per studiare le varie soluzioni, scrive il quotidiano di Confindusttria, sarebbe stato affidato un incarico alla banca d’affari Usa Goldman Sachs. Nel caso di una vendita del 100% della società Leonardo potrebbe incassare circa 3 miliardi di dollari, scrive Gianni Dragoni del Sole, ma perderebbe circa il 20% dei suoi ricavi e avrebbe conseguenza anche sulla sua redditività. Nei primi nove mesi del 2020 Drs ha esibito un Ros (rapporto tra ebitda e ricavi) pari al 5,9%, superiori al ros della controllante Leonardo, che si è fermato al 5,5 per cento. “Sempre nei primi 9 mesi del 2020 Drs ha conseguito ricavi pari a 1,93 miliardi di dollari, in aumento del 6,4% rispetto allo stesso periodo del 2019”, sottolinea il quotidiano finanziario.

IL PARERE DELL’ANALISTA

“La quotazione di Drs significherebbe che Leonardo sarebbe una società di difesa internazionale senza una consociata interamente controllata nel più grande mercato della difesa del mondo”, ha affermato in una nota l’analista di Citigroup Charles Armitage: “Questo limiterebbe sicuramente le ambizioni strategiche dell’azienda”.

COSA FA DRS

Drs produce dispositivi e software d’avanguardia per forze militari e agenzie di spionaggio.

I NUMERI DI DRS

I ricavi di DRS sono aumentati del 6,4% a 1,93 miliardi di dollari nei primi nove mesi del 2020, principalmente a causa delle attività legate all’aggiornamento delle attrezzature fornite all’esercito degli Stati Uniti, ha affermato la società. Nello stesso periodo, Drs ha registrato utili prima di interessi, tasse e ammortamenti per $ 114 milioni.

IL REPORT DI EQUITA

“Sebbene questa opzione non fosse stata esplicitata nel business plan presentato nel 2018, riteniamo sia uno scenario possibile”, notano gli analisti di Equita: “Se confermato – aggiungono – il deal a questa valutazione sarebbe molto positivo, in quanto Drs da sola rappresenterebbe l’87% della market cap di Leonardo” e la società, “collocando il 40%, raccoglierebbe un miliardo, rafforzando la struttura finanziaria e facendo passare in secondo piano i dubbi sul free cash flow”.

I FINI DELL’OPERAZIONE

“Lo scopo dell’operazione allo studio di Profumo, è fare cassa per ridurre i debiti – ha scritto il Sole 24 Ore – L’indebitamento finanziario netto a fine settembre era pari a 5,88 miliardi, aumentato di 1,58 miliardi in 12 mesi (+36,8%). Per l’acquisto di Drs nel 2008 Finmeccanica ha sborsato 3,6 miliardi di dollari e ha assunto debiti per 1,6 miliardi. Secondo R&S (Mediobanca), «il controvalore complessivo dell’acquisizione è stato di 5,2 miliardi di dollari».

L’ACQUISTO DI DRS

Nell’ottobre 2008 l’ex Finmeccanica ha acquisito per 3,4 miliardi di euro la società Drs Technologies, impresa specializzata nel settore dei servizi e dei prodotti elettronici integrati per la difesa fondata nel 1968. Al momento Leonardo Drs è la più grande controllata di Leonardo negli Stati Uniti con circa 2 miliardi di dollari di entrate (come si legge sul sito web) e 6mila dipendenti.

I VERTICI DI DRS

William J. Lynn III è il ceo di Leonardo Drs, John Baylouny ricopre il ruolo di executive vice president, Chief Operating Officer e Michael Dippold quello di executive vice president, Chief Financial Officer.

IL PROXY AGREEMENT

Come emerge dalla relazione finanziaria del 2019, “Il gruppo Leonardo Drs è gestito attraverso un Proxy Agreement, che prevede la nomina da parte di Leonardo Us Holding (controllante di Leonardo Drs) – previa consultazione con Leonardo S.p.a. – di almeno 5 Proxy Holder (di nazionalità statunitense, ivi residenti, dotati di nulla osta di sicurezza ed indipendenti rispetto aLeonardo DRS e al Gruppo Leonardo) e soggetti ad approvazione del DSS, i quali, oltre ad agire comeDirector della società – assieme a 2 Non Proxy Director che essi stessi nominano scegliendoli tra i candidati indicati da Leonardo US Holding -, esercitano anche il diritto di voto, prerogativa di Leonardo US Holding, nell’ambito di un rapporto fiduciario con quest’ultima in base al quale la loro attività viene condotta nell’interesse degli azionisti e coerentemente con le esigenze di sicurezza nazionale degli Usa. I Proxy Holder non possono essere rimossi dall’azionista salvo il caso di dolo o colpa grave nei propri comportamenti o, previo assenso del DSS, qualora la loro condotta violi il principio di preservazione del valore dell’asset Leonardo Drs e i legittimi interessi economici in capo agli azionisti. Inoltre, i Proxy Holder si impegnano a porre in essere specifiche procedure di governance al fine di assicurare all’azionista l’esercizio delle proprie prerogative, con il consenso del DSS e sempre nel rispetto dei vincoli imposti dal Proxy Agreement con riferimento ad informazioni “classificate”, e a presidiare il rispetto dell’indipendenza del management della società rispetto alla possibile influenza del socio estero. All’azionista competono direttamente, invece, le decisioni in materia di operazioni di natura straordinaria, acquisizione/dismissione di attività, assunzione di debiti, concessione di garanzie e trasferimento di diritti di proprietà intellettuale afferenti alla difesa”.

In sostanza per le attività più sensibili, Leonardo non può mettere becco nella gestione, può solo incassare i dividendi: manager, indirizzo e staff sarebbero rimasti al 100% americani.

LE ULTIME COMMESSE

Tra i principali ordini di quest’anno per Leonardo Drs si segnalano: un contratto da 44 milioni di dollari annunciato a ottobre per fornire hardware e software avanzati per un cliente alleato del Medio Oriente, un contratto di acquisto globale (BPA) del valore fino a 255 milioni di dollari dalla Defense Information Technology Contracting Organization, per fornire al Comando indo-pacifico degli Stati Uniti (Usindopacom) comunicazioni satellitari e supporto per sede, componenti e maggiori unità subordinate operanti nella regione; un contratto da 62 milioni di dollari firmato ad agosto per la fornitura di elementi critici elettronici per i lanciatori verticali (VLS) Mark 41 dell’U.S. Navy progettati per lanciare missili contro minacce ostili. A luglio Leonardo Drs ha annunciato un contratto dal valore di 120 milioni di dollari con il Comando dei sistemi aerei navali degli Stati Uniti. A fine giugno invece Leonardo Drs ha vinto un contratto da 206 milioni di dollari per l’installazione di kit veicolari per il MFoCS II sui veicoli dell’U.S. Army.

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