Economia

Iva, quota 100, pensioni e non solo. Tutti nodi del governo Conte 2. L’approfondimento di Cazzola

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Iva

Come si muove il governo Conte sulla manovra fra numeri, ipotesi e baruffe su Iva, tasse, pensioni, quota 100 e non solo. L’analisi dell’editorialista Giuliano Cazzola

 

D’accordo. Il governo ha difficoltà a mettere in ordine i conti della legge di bilancio. Certamente non aiutano gli ukase dei partiti della maggioranza, ciascuno dei quali vuole piantare le sue insegne sulla manovra, magari soltanto per fini esterni, per mandare messaggi all’elettorato o anche soltanto per dare prova di esistenza in vita. Ma vi sono anche delle difficoltà oggettive, in questo caso più grandi del solito (anche se una legge di bilancio non è mai un pranzo di gala).

Il governo – ad avviso di chi scrive – si è infilato in una strada senza uscita (l’azzeramento dei 23 miliardi di incrementi dell’Iva previsti dalla legge di bilancio per il 2019). E dopo una partenza all’insegna dell’ottimismo della volontà Roberto Gualtieri si è accorto che i due cardini su cui avrebbe dovuto ruotare la manovra (14 miliardi di flessibilità concessi da Bruxelles e più di 7 miliardi di recupero dell’evasione) sono tutt’altro che garantiti.

È venuto il momento, allora, che il governo agisca in modo autonomo e diretto, attuando quelle scelte politiche ritenute necessarie senza farsi condizionare dai mormorii interni alla maggioranza e dalle critiche dell’opposizione. A guardarsi attorno non si può certo dire che la compagine ‘’Conte 2’’ abbia l’appoggio dei media, sempre pronti a dare fiato a tutte le fake news che accompagnano, con origine incerta, la fase preparatoria di una legge di bilancio e a ricondurre le critiche ad un unico filone: il governo aumenterà le tasse.

È giusto non fare sconti a nessuno, ma sarebbe intellettualmente onesto chiarire all’opinione pubblica che nessun governo è in grado di fare ciò che gli pare, ma è, prima o poi, costretto ad agire come può. Soprattutto, varrebbe la pena di domandarsi come si sarebbe comportato il precedente governo, se fosse stato chiamato a gestire una fase complessa come l’attuale (c’è chi sostiene che Salvini abbia rovesciato il tavolo, in agosto, per sfuggire alla prova della manovra di bilancio).

Per quanto sia difficile scrivere la storia con i ‘’se’’, qualche suggerimento ci viene dagli stessi protagonisti. Matteo Salvini – ancora ‘’uomo forte’’ del governo giallo-verde – raccontava in ogni comizio, tenuto nell’agosto del destino, che la Lega aveva pronta un’operazione da 50 miliardi contenente la sterilizzazione dell’Iva insieme ad una cornucopia di altre misure di carattere fiscale che avrebbero fatto la gioia degli italiani: tutto ciò da finanziare in deficit.

Questa linea di condotta – se fosse stata attuata – avrebbe creato preoccupazioni sui mercati, prodotto l’ampliamento dello spread (che invece è diminuito di un centinaio di punti base consentendo un’importante riduzione degli interessi sul debito). Poi sarebbero venute le polemiche con la Commissione europea, perché il governo precedente si sarebbe rifiutato di ‘’decidere insieme’’ con gli organismi della Ue come intende fare l’attuale esecutivo. Ci sarebbero state settimane di polemiche. Nel frattempo, i mercati avrebbero seguito, con conseguenze negative, il teatrino della politica: dalla esibizione degli attributi fino alla calata di braghe.

Si dice che nella prossima manovra non ci sarà nulla per la crescita. Non è che ci fosse granché anche per il 2019, tanto che si è passati dalla previsione di un +1,5%  del pil ad un consuntivo molto prossimo allo zero. La scelta di rimettere in moto il Paese attraverso il rilancio dei consumi interni, attraverso le politiche assistenziali è fallita, in primo luogo perché a risultare inefficaci sono state proprio quelle politiche come il reddito di cittadinanza che avrebbero dovuto abolire la povertà, senza essere, alla prova dei fatti, in grado di trovare i poveri da assistere.

Quanto alle misure in materia di pensioni, non solo vi sono state adesioni inferiori a quanto ipotizzato, ma non si è verificato quell’effetto sostitutivo di giovani lavoratori al posto degli anziani che uscivano con quota 100. È vero ci sono stati dei risparmi rispetto agli stanziamenti previsti. Non solo per l’anno in corso, ma anche per il 2020 le previsioni sulla platea che andrà in pensione con Quota 100 è più bassa rispetto alle previsioni. Come per il Reddito di Cittadinanza, così anche per la pensione anticipata siamo decisamente sotto i numeri prospettati alla vigilia, ed aumentano dunque i risparmi che il governo può destinare altrove.

Tanto prevede l’Ufficio parlamentare di Bilancio (UpB), chiamato in audizione al Senato sul decreto “salva conti”. Secondo i tecnici, al miliardo risparmiato quest’anno se ne aggiungerebbero 2,4 nel 2020, a fronte di 215mila pensionamenti attesi, il 29% in meno dei 303mila ipotizzati dal Governo. Secondo il presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, al momento non si possono fare stime sul 2020, mentre per quest’anno la minore spesa sarebbe di 1,081 miliardi (sui 3,5 miliardi stimati).

Secondo i dati del monitoraggio mensile Inps, Quota 100 avrebbe avuto uno scarso appeal tra i lavoratori autonomi (-55%) e i pubblici dipendenti (-54%). Le richieste maggiori sono arrivate invece dal settore privato con 96mila domande. Secondo l’UpB il trend non dovrebbe cambiare l’anno venturo. La spesa ammonterebbe a 4,9 miliardi, vale a dire 2,4 miliardi in meno rispetto alle stime del governo (-33%). Bene.

Torniamo a festeggiare sul balcone oppure ci rendiamo conto che sono state destinate (e perciò immobilizzate) risorse importanti ai due provvedimenti-bandiera di ciascuno dei soci del governo giallo verde? Finanziamenti  importanti che sono rimasti in buona parte in cassa, mentre avrebbero potuto – se diversamente allocati – servire allo sviluppo economico.

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