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Perché Technoprobe e Inwit ruzzolano in Borsa

Il peggioramento della crisi nel golfo Persico danneggia le borse europee, inclusa quella italiana: tra i risultati peggiori ci sono quelli di Technoprobe (semiconduttori) e Inwit (torri per le telecomunicazioni), che hanno perso rispettivamente il 13% e il 21%. Ecco cosa è successo.

L’aggravarsi della crisi nel Golfo Persico, con l’Iran che ha attaccato il grande complesso qatariota di Ras Laffan in risposta al bombardamento israeliano sul giacimento di South Pars, ha avuto un impatto negativo sulle borse europee, inclusa quella italiana. In mattinata l’indice Ftse Mib, l’indice che raccoglie le quaranta società italiane con maggiore capitalizzazione, ha perso oltre il 2 per cento: al di là di Eni, che ha guadagnato l’1,8 per cento grazie all’aumento dei prezzi del petrolio e del gas naturale, i risultati più notevoli – ma in senso negativo – sono stati quelli di Technoprobe e soprattutto di Inwit: la prima è crollata del 13 per cento, la seconda del 21 per cento.

COSA C’È DIETRO AL CROLLO DI INWIT

Il calo di Inwit, il principale operatore infrastrutturale italiano per le telecomunicazioni wireless, è stato il più netto dal 2020, ha scritto Milano Finanza. Il risultato è legato all’annuncio, in data odierna, della collaborazione sul 5g tra Tim e Fastweb + Vodafone: le due società hanno firmato un accordo non vincolante per la costruzione e la gestione di nuove torri per la telefonia mobile in Italia, con la prospettiva di realizzare fino a seimila nuovi siti

Questa iniziativa – si legge nel comunicato – “sarà inizialmente realizzata attraverso una joint-venture partecipata pariteticamente da Fastweb + Vodafone e Tim, con l’obiettivo di valutare in una fase successiva l’ingresso di investitori terzi nella compagine societaria al fine di ottimizzarne la struttura finanziaria”.

La decisione di Tim e Fastweb + Vodafone di procedere in autonomia, insomma, potrebbe danneggiare il giro d’affari di Inwit, considerato che le due società hanno rappresentato circa l’80 per cento dei suoi ricavi nei primi nove mesi del 2025.

LE ANALISI DI BANCA AKROS E INTERMONTE

Banca Akros ha spiegato che Inwit dispone di circa 25.500 torri e di circa 60.000 punti di accesso fisico alla rete (point of presence o Pop, in gergo), di cui la quota di Tim e Fastweb + Vodafone è di circa 43.700.

Stando a Intermonte, l’accordo tra Tim e Fastweb + Vodafone per internalizzare gli investimenti su nuovi siti rappresenta una “chiara minaccia” per Inwit, e giunge peraltro in una fase di confronto con Inwit per la rinegoziazione dei rispettivi Master Service Agreement – cioè gli accordi che disciplinano le attività di Inwit nei confronti di Tim per la gestione, la manutenzione e l’accesso a reti e torri – a condizioni più allineate a quelle di mercato.

Intermonte stima un impatto negativo sulla valutazione di Inwit per 1,7 miliardi di euro.

CHI SONO GLI AZIONISTI DI INWIT

Il singolo maggiore azionista di Inwit, con il 37,6 per cento, è la holding olandese Central Tower, che a sua volta è riconducibile a Vodafone e a Oak Consortium. Daphe 3, riconducibile alla società lussemburghese Impulse I, possiede una quota del 31 per cento.

COSA C’È DIETRO AL CROLLO DI TECHNOPROBE

Il crollo del 13 per cento delle azioni di Technoprobe, azienda lombarda di semiconduttori controllata dalla famiglia Crippa, ha diverse cause. Da una parte, c’entrano gli attacchi dell’Iran al Qatar, che stanno rendendo più cari e complicati gli approvvigionamenti di gas naturale e di elio, essenziali per la manifattura di microchip; dall’altra, i risultati economici riportati da Technoprobe nel 2025 e le prospettive per i prossimi mesi.

Nel 2025 Technoprobe ha registrato un utile netto consolidato di 98,8 milioni di euro (+57,4 per cento) e ricavi per 628,4 milioni (+15,7 per cento). Per il primo trimestre del 2026, invece, la società prevede ricavi consolidati a 182 milioni, un margine lordo del 46,5 per cento e un margine Ebitda del 35,4 per cento.

Secondo Equita, nonostante questi numeri confermino “un forte momentum” per Technoprobe, non forniscono “particolare supporto a uno scenario ancora più bullish incorporato dal consensus e dai prezzi di mercato”. Ci sono dubbi anche sui nuovi mercati della società – “opzioni interessanti, ma con visibilità ancora limitata su timing e contributo”, secondo Equita -, specialmente per quanto riguarda il settore della trasmissione dati e la Cina. Pur confermando la raccomandazione hold sul titolo, il target price è stato abbassato da 17 euro a 16,7 euro.

Similmente, Deutsche Bank considera “solide” le previsioni di Technoprobe sui risultati del 2026, ritenendo però che il secondo semestre sarà peggiore del primo e che il fatturato del 2027 sarà “minore del 20 per cento su base annua”. La banca tedesca, inoltre, fa notare come aziende concorrenti come la giapponese Micronics Japan abbiano stimato un aumento delle vendite di oltre il 26 per cento per il 2026: “in questo contesto, facciamo fatica a capire come Technoprobe possa crescere solo ‘in linea’ con il mercato totale delle schede di sonda nel 2026, considerando che il segmento in più rapida crescita nel settore dei semiconduttori (cioè l’Ai) dovrebbe rappresentare il 40-45 per cento del fatturato di Technoprobe nell’anno fiscale 2026 (rispetto al 38 per cento dell’anno fiscale 2025)”.

CHI CONTROLLA TECHNOPROBE

Technoprobe è controllata da T-Plus, la holding della famiglia Crippa, con una quota del 56,4 per cento del capitale sociale.

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