Economia

Intesa Sanpaolo, Unicredit, Mps, Banco Bpm e non solo. Come andranno i conti delle banche

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Previsioni e stime sulle prossime trimestrali delle banche come Intesa Sanpaolo, Unicredit, Mps, Banco Bpm e non solo secondo un report di Mediobanca

Settimana di trimestrali per le banche.

Il 5 novembre parte la stagione dei conti delle banche commerciali italiane con Intesa Sanpaolo. Mercoledì 6, invece, sarà la volta di Mps, Banco Bpm e Creval, mentre giovedì 7 pubblicheranno i conti Unicredit, Bper, Credem e l’8 chiudono la rassegna Ubi e Popolare di Sondrio.

Questo gruppo di nove istituti di credito ha registrato utili, alla fine del secondo trimestre, per 3,76 miliardi di euro. Ma al 30 settembre, secondo stime di Mediobanca Securities, non dovrebbero arrivare a 3 miliardi. Le previsioni sono infatti per 2,93 miliardi di euro, in riduzione del 22% rispetto a tre mesi prima”, ha scritto Mf/Milano Finanza.

La ragione sta nel fatto che il rally dei Btp ha decelerato e quindi l’impatto positivo è stato già registrato nei conti delle banche, mentre da luglio a settembre i tassi applicati alla clientela sia corporate (-10 punti base) che alle famiglie (-2 punti base) per i mutui hanno continuato a scendere erodendo la marginalità.

Questo trend, secondo Piazzetta Cuccia, sarà più evidente nel 2020; “Se si considera che i prestiti alle imprese sono scesi dello 0,6% anno su anno, in parte bilanciati dal +2,4% dei mutui, l’effetto combinato va ad incidere nel profondo dei conti. Nel frattempo, il rally dei titoli di Stato in portafoglio alle banche si è già visto a giugno, da allora il rendimento del Btp è salito”, ha aggiunto Mf/Milano Finanza.

Mediobanca si attende da Intesa Sanpaolo, guidata dall’ad Carlo Messina, utili a settembre per 1,186 miliardi, in riduzione del 2% rispetto a giugno (1,216 miliardi), ma il 42% in più se confrontati con un anno fa (erano 833 milioni di euro). Sul fronte dei ricavi, sono attesi 4,644 miliardi contro 4,677 miliardi di tre mesi fa e 4,269 miliardi del 2018, mentre i margini di guadagno (Net Interest Income) sono previsti in calo: 1,745 miliardi nel terzo trimestre, leggermente sotto 1,761 miliardi a giugno e 1,844 miliardi a settembre 2018, ha scritto Mf.

Quanto a Unicredit, l’utile per 1,129 miliardi si va a confrontare con 1,854 miliardi di tre mesi fa, che aveva beneficiato della cessione di FinecoBank, mentre un anno fa la banca gestita dall’ad Jean Pierre Mustier aveva registrato solo 30 milioni di utile dopo la svalutazione della controllata Yapi Kredi in Turchia. I ricavi sono attesi a 4,554 miliardi, oltre i 4,516 miliardi di giugno, ma sotto del 5% rispetto ai valori di un anno fa (4,814 miliardi). Anche in questo caso le commissioni (NII) sono viste in contrazione a 2,539 miliardi, erano 2,554 miliardi a giugno, 2,765 miliardi nel 2018 (sarebbe un -8%).

Una prospettiva tutt’altro che positiva per Unicredit, alle prese con tensioni e casi di vario genere: dalle aggressioni hacker ripetute (qui il commento di Umberto Rapetto per Start) fino alle tensioni al vertice. Per non parlare dell’indagine anti riciclaggio su Cordusio Sim e con la Lega che accusa di fatto Mustier di lavorare in sintonia con Leonardo Del Vecchio in Mediobanca puntando alle Generali “francesi”.

Nel caso di Banco Bpm  – sempre alle prese con il caso Diamanti e in attesa di uno sbocco nel risiko bancario –  l’utile netto per 98 milioni sarebbe il 78% in meno dei 443 milioni registrati a giugno e il 43% in meno rispetto a un anno fa, quando l’istituto registrò 172 milioni di utile.

Situazione analoga per Mps dove i 48 milioni di utile atteso a settembre sarebbero il 26% in meno rispetto ai 65 milioni del secondo trimestre e il 47% in meno se confrontati con i 91 milioni di risultato netto del settembre 2018. Mentre non sono poche per il Monte le incognite su modi e tempi della discesa del Tesoro nel capitale della banca oltre alla realizzabilità dei piani sugli Npl.

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