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Intesa Sanpaolo, Unicredit, Bpm, Popolari e non solo. Tutte le sportellate sul nuovo Bancomat

Popolari Bancomat

Che cosa si agita fra grandi banche come Intesa Sanpaolo e le Popolari sul nuovo progetto di Bancomat spa in materia di commissioni interbancarie 


Cresce l’attesa per il verdetto che dovrà arrivare da Piazza Verdi, sede dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, in merito al progetto presentato da Bancomat S.p.A e relativo al servizio di prelievo di contante con carta bancomat agli Atm convenzionati. L’avvio dell’istruttoria risale al dicembre 2020 ma si è poi deciso di prorogarla al 29 aprile prossimo per le ulteriori previsioni comunicate da Bancomat S.p.A. il 28 luglio scorso e riguardanti – si legge nel Bollettino dell’Authority – “i profili di trasparenza, di costi per le banche emittenti e di quantificazione della commissione al prelievo”.

Nel frattempo continuano le polemiche con le banche di minori dimensioni che vedono nelle nuove modalità per il servizio di prelievo una minaccia: con il progetto presentato da Bancomat S.p.A. – questa è l’accusa – si finirebbe con il favorire una “migrazione” di correntisti verso gli istituti maggiori, con più sportelli e più utili.

QUALCHE NUMERO SU BANCOMAT S.P.A.

Bancomat S.p.A. è attualmente leader nel mercato dei pagamenti con carta di debito nel nostro Paese: 34 milioni di tessere in circolazione, circa 2 miliardi di operazioni annue e prelievi per oltre 160 miliardi di euro. Al 29 dicembre scorso i soci erano 116 tra cui Intesa Sanpaolo (31,55%), Unicredit (18,92%), Iccrea (11,2%), Banco Bpm (7,67%), Montepaschi (7,56%), Bnl-Bnp (5%), Bper (4,71%), Cassa Centrale (2,79%). Gli aderenti ai circuiti Bancomat e PagoBancomat, al 16 dicembre 2021, erano 210. Amministratore delegato e direttore generale della società è Alessandro Zollo, presidente Franco Dalla Sega e vicepresidente Giovanni Sabatini che dal 2009 è pure direttore generale dell’Abi.

L’ISTRUTTORIA ANTITRUST

Come si diceva, ormai 14 mesi fa l’Antitrust presieduta da Roberto Rustichelli ha avviato un procedimento sul progetto a seguito di una comunicazione inviata proprio da Bancomat Spa. A Piazza Verdi veniva in sostanza richiesto di valutare questo “modello alternativo” partendo dalle novità più importanti ossia l’abolizione della commissione interbancaria e il pagamento della commissione applicata al prelievo – da parte del consumatore – direttamente all’istituto di credito dove è collocato lo sportello automatico. Il nuovo modello ipotizzato, si legge nel provvedimento d’avvio, “comporterebbe l’eliminazione delle commissioni interbancarie attualmente associate al prelievo Bancomat”. La modifica del modello di remunerazione “sarebbe giustificata dall’aumento dei costi sostenuti dalle banche nella gestione degli Atm, legati all’evoluzione tecnologica di tali apparecchiature e ai maggiori rischi collegati ad iniziative fraudolente più sofisticate; costi che, in molti casi, sarebbero maggiori rispetto all’ammontare della commissione interbancaria. Il nuovo sistema di remunerazione, invece, incentiverebbe maggiori investimenti da parte dei proprietari degli Atm sulle relative apparecchiature, a beneficio della platea dei consumatori”.

Compito dell’AGCM è quello di valutare “se le nuove regole di circuito possano configurare un’intesa suscettibile di restringere o falsare la concorrenza nel mercato comune, ai sensi dell’articolo 101 del TFUE (Trattato di Funzionamento dell’Unione Europea, ndr)”. È perciò necessario esaminare se “il coordinamento del comportamento di mercato dei soggetti partecipanti al Consorzio Bancomat, che si verifica in ragione di quanto previsto dalle nuove regole di remunerazione del prelievo in circolarità, comporti una restrizione della concorrenza, tenendo conto, altresì, dell’impatto sulla capacità competitiva dei vari operatori, anche in considerazione della differente estensione della rete di sportelli Atm”.

LE CRITICHE DI ASSOPOPOLARI

Un progetto, quello presentato al Garante da Bancomat S.p.A., che però non piace ad Assopopolari, l’insieme delle Banche Popolari che riunisce istituti perlopiù di dimensioni medio-piccole e che vanta 1.591 sportelli e 2.096 Atm. Il 78% dei suoi correntisti è titolare di una carta bancomat. Anche le Banche Popolari partecipano al capitale della società guidata da Zollo per una percentuale complessiva pari al 2,65.

Da quanto risulta a Startmag l’associazione è stata audita dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato e in quell’occasione avrebbe evidenziato come dal progetto di Bancomat S.p.A. emerga la conclusione che il venir meno della commissione interbancaria non avrebbe effetti economici negativi sul consumatore. Un’affermazione che Assopopolari contesterebbe perché i valori riportati sui fogli informativi sono massimi e non disegnano l’effettiva dinamica del mercato dei prezzi e dei tassi. Anzi, secondo i dati rilevati dall’associazione, la misura effettiva della commissione praticata ai clienti di piccole banche per prelievi in circolarità è mediamente inferiore alla commissione interbancaria.

Se a ciò si aggiunge che i prelievi in circolarità rappresentano il 25% del totale appare chiaro che offrire condizioni concorrenziali è una variabile competitiva di importanza cruciale per tutti gli istituti medio-piccoli e radicati sul territorio. Attualmente, riferiscono da Assopopolari, i contratti che le Banche Popolari sottoscrivono con la maggior parte dei propri clienti prevedono che i prelievi in circolarità siano del tutto gratuiti perché gli istituti stessi si fanno carico di gran parte dei costi diretti e indiretti sostenuti per i prelievi in circolarità presso Atm di terzi.

Per questo, sarebbe stato asserito in audizione, lo scopo della proposta di Bancomat S.p.A. è quello di spingere la clientela delle banche medio-piccole a migrare verso le banche maggiori, perché le prime non sarebbero in grado di mantenere la gratuità o il basso prezzo per i prelievi in circolarità, elemento non certamente secondario per la scelta della banca presso cui aprire un conto corrente. Insomma, le novità volute dal consorzio porterebbero a passare da un accordo interbancario di prezzo che non limita la concorrenza a un accordo escludente per impedire, o comunque rendere molto difficile, agli istituti di minori dimensioni di trattenere i correntisti.

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