Una grande personalità della politica globale di febbraio 2026 è Eileen Gu, sciatrice freestyle conosciuta in Cina come Gu Ailing. È l’atleta più celebre delle Olimpiadi invernali, nonché il simbolo delle relazioni tra Stati Uniti e Cina in questa fase storica.
Cresciuta a San Francisco, ha iniziato a sciare da bambina, accompagnata dalla madre cinese, Yan Gu, che aveva esperienza come maestra di sci e che le ha trasmesso una passione viscerale per la neve. A differenza dello stereotipo della “mamma tigre” asiatica opprimente, secondo Gu Ailing sua madre l’ha incoraggiata a prendersi delle pause e a non lasciarsi consumare interamente dalla pressione. E sua madre si è dedicata totalmente a lei: Yan Gu è una figura genitoriale che, crescendo la figlia da sola, si è mostrata disposta a qualunque sacrificio. In questo modo, la storia della sciatrice costruisce un doppio esempio: il suo, e quello di sua madre.
Gu Ailing, oggi ventiduenne, ha anche intrapreso una carriera di modella, che le ha dato ulteriore notorietà e ricchezza, portando avanti allo stesso tempo gli studi all’università di Stanford, e rivendicando l’importanza delle lezioni di fisica all’università per comprendere meglio le stesse performance sportive e per avere una migliore padronanza del proprio corpo.
Soprattutto, quest’atleta è divenuta il fulcro sportivo della competizione tra Stati Uniti e Cina, quando nel 2019 ha preso la decisione di rappresentare la Repubblica Popolare alle Olimpiadi invernali. È quindi inevitabile che, dopo una simile scelta in questa fase storica, sia ormai intrappolata nelle polemiche tra le due “sfere”, nonostante abbia sempre rivendicato la volontà di esprimere un’identità di ponte culturale (e abbia mantenuto la capacità di ottenere sponsorizzazioni da tutti).
Il vicepresidente degli Stati Uniti, J.D. Vance, l’ha criticata di recente, dicendo che chi è cresciuto negli Stati Uniti e ha beneficiato del sistema formativo statunitense dovrebbe gareggiare per la bandiera a stelle e strisce. A ciò si aggiungono più pesanti accuse di tradimento, minacce di morte e critiche per le mancate prese di posizione sulle violazioni dei diritti umani in Cina.
È importante capire come Gu Ailing sappia affrontare questa situazione. Si tratta di una giovane atleta, professionista e icona globale che ha una grande padronanza della narrazione, che può aver sviluppato autonomamente, oppure concordato con le autorità cinesi che hanno investito sulla sua carriera.
In primo luogo, lei parla di temi che interessano e che continueranno a interessare la sua generazione più delle controversie politiche: la salute mentale, la determinazione, le Labubu. In secondo luogo, affronta a viso le critiche: ride letteralmente in faccia al giornalista che le chiede se è delusa per gli ori persi, e così genera il momento più virale delle intere Olimpiadi; dice a J.D. Vance che è “dolce” per aver detto che dovrebbe gareggiare per gli Stati Uniti. Attenzione a questo punto. Gu Ailing aspetta sempre l’attacco degli altri, non attacca direttamente. Gli altri la attaccano, poi lei risponde con un “istinto killer”. Che si vinca o si perda, l’istinto killer rimane. Uno sportivo si misura sulla performance ma si fonda sul tempo lungo dell’allenamento. Non a caso, Gu Ailing è anche runner e maratoneta.
Per comprendere con profondità la sua storia sportiva e politica, è utile considerarla nel contesto analizzato da Moris Gasparri nel suo agile e importante saggio “La partita del potere”, da poco uscito per Egea. Gasparri esplora come lo sport, una delle attività culturalmente e socialmente, oltre che fisicamente, più importanti per lo sviluppo e il benessere degli esseri umani, sia anche un’arma per forgiare l’identità nazionale e proiettare influenza. Lo è ancor di più nel tempo caotico in cui viviamo.
Nel caso della Cina di Xi Jinping, lo sport si lega alla missione storica di ripristinare il prestigio cinese dopo il cosiddetto secolo di umiliazione. La nazione “rinnovata” e “ringiovanita” deve essere sportiva. La salute del corpo, un tempo associata al superamento della debolezza fisica e della povertà, è ora un’arena su cui la Cina esibisce la sua modernizzazione e la sua forza scientifica e tecnologica. Le Olimpiadi invernali di Pechino 2022, come ricorda Gasparri, hanno rappresentato il culmine di questa strategia di proiezione e mobilitazione.
La sciatrice-modella-studentessa cresciuta negli Stati Uniti che sceglie di competere per la Cina e fa parlare di sé in tutto il mondo è una tappa di questo processo, che adesso vediamo dispiegarsi con maggiore forza. Siamo in un frangente segnato dai meme delle ragazzine che fanno i video per dire “è figo essere cinesi” (fenomeno pop noto come Chinamaxxing) e dai video di gatti enormi della cinese ByteDance che deridono i film di Hollywood (peraltro usando per questo scopo anche i soldi degli investitori americani in ByteDance).
L’impatto di Gu Ailing è già stato gigantesco in termini di soft power, poiché ha concretamente contribuito a spingere centinaia di milioni di persone a praticare gli sport invernali. E, con ogni probabilità, continuerà a esserlo, tra un drago di porcellana e una medaglia vinta e mancata, nella maratona tra Stati Uniti e Cina.







