Il conflitto che sta travolgendo il Medio Oriente rischia di trasformarsi in un ennesimo spartiacque economico globale: mentre Stati Uniti e Israele colpiscono obiettivi in Iran e Teheran reagisce, rotte commerciali rallentano, viaggiatori restano bloccati e i mercati energetici entrano in una nuova fase di incertezza.
È questo il quadro delineato da un’analisi di scenari del quotidiano economico Handelsblatt, elaborata sulla base di studi di centri di ricerca internazionali e consultazioni con economisti e analisti militari, tra cui l’Istituto per l’economia mondiale di Kiel, l’Università di Tubinga, l’Istituto austriaco di ricerca economica (Wifo), oltre alle valutazioni di Commerzbank, ING e ai dati statistici di Eurostat.
Secondo il quotidiano economico, l’Europa si trova improvvisamente “di fronte a una crisi geopolitica di cui non ha ancora pienamente percepito le potenziali conseguenze economiche”.
NUOVA FASE DI ALLERTA ECONOMICA
Come racconta l’analisi dell’Handelsblatt, la prima risposta istituzionale in Germania è scattata con la riunione inaugurale di una task force interministeriale presso il ministero dell’Economia tedesco, cui hanno partecipato la Cancelleria e il Servizio federale di intelligence. Questa task force è incaricata di monitorare in particolare i rischi per la sicurezza energetica.
L’incertezza domina le previsioni: la complessità della situazione rende difficile formulare stime affidabili, poiché l’impatto economico dipenderà dalla durata del conflitto e dall’evoluzione diplomatica. Per orientarsi in questa fase, il quotidiano economico costruisce tre possibili scenari, ciascuno caratterizzato da effetti profondamente differenti su crescita, inflazione e mercati energetici.
PRIMO SCENARIO: BREVE DURATA
Nel primo scenario, i combattimenti restano circoscritti nel tempo e le reazioni iraniane non producono danni significativi fuori dalla regione. In questa ipotesi, l’impatto sull’economia europea sarebbe contenuto. I rapporti commerciali diretti tra Europa e Iran sono infatti modesti, ridotti negli anni dall’inasprimento delle sanzioni. Moritz Schularick, presidente dell’Istituto di Kiel per l’economia mondiale, evidenzia che “gli effetti immediati resterebbero limitati proprio per la scarsa integrazione economica tra le due aree”.
Un nodo cruciale rimane lo Stretto di Hormuz, corridoio strategico attraverso cui transita circa un quinto del petrolio mondiale e una quota analoga del commercio globale di gas naturale liquefatto. Da ieri parrebbe ufficialmente chiuso. Ma come ha spiegato l’economista Lars Field, lo stretto era già “praticamente impraticabile ai trasporti di merci non tanto per il controllo iraniano, quanto perché nessuna compagnia assicurativa intende coprire le navi in transito in questa fase”.
Tuttavia, secondo il quotidiano economico, “eventuali interruzioni temporanee non produrrebbero danni duraturi se il conflitto si esaurisse rapidamente”. Anche gli economisti di Commerzbank ritengono che una crisi di poche settimane avrebbe “effetti trascurabili” sull’economia tedesca.
Le autorità federali escludono inoltre carenze energetiche immediate, poiché le principali forniture europee provengono da altre rotte. In parallelo, l’aumento della produzione deciso dai paesi Opec “contribuirebbe a stabilizzare i prezzi, attenuando eventuali shock”.
Uno scenario relativamente ottimista, che però con il passare delle ore, l’allargamento del conflitto e i primi segnali di emergenza energetica appare di ora in ora più incerto.
SECONDO SCENARIO: GUERRA PROLUNGATA
Il secondo scenario ipotizza invece un conflitto esteso nel tempo e nello spazio, con il coinvolgimento di ulteriori attori regionali e un blocco prolungato dello Stretto di Hormuz. Secondo uno studio congiunto dell’Istituto di Kiel e dell’Università di Tubinga, una simile evoluzione “potrebbe ridurre il valore aggiunto globale di circa 300 miliardi di dollari l’anno”. Solo una parte delle perdite deriverebbe dai danni interni all’Iran, il resto sarebbe legato “all’aumento strutturale dei prezzi energetici e all’incertezza diffusa tra imprese e consumatori”.
Come sostiene l’Handelsblatt, l’Europa non rischierebbe comunque un’interruzione fisica delle forniture, ma sarebbe “esposta a un aumento persistente dei prezzi del petrolio e del gas”. Commerzbank stima che l’inflazione dell’area euro potrebbe crescere “di circa un punto percentuale nel giro di alcuni mesi, complicando le decisioni della Banca centrale europea in una fase già segnata da crescita debole e tensioni commerciali globali”. Anche eventuali riduzioni produttive nei paesi esportatori potrebbero “amplificare le pressioni sui prezzi”, come dimostrato dalla temporanea chiusura della grande raffineria saudita di Ras Tanura dopo un attacco con droni o dal blocco della produzione annunciato dal più grande gruppo mondiale nel settore del Gnl Qatar Energy.
Secondo il quotidiano economico, “un mercato globale del gas più rigido farebbe aumentare anche i costi delle forniture alternative, comprese quelle provenienti dagli Stati Uniti, con effetti negativi sull’industria tedesca e sull’intera economia europea”.
TERZO SCENARIO: CAMBIO DI REGIME
Il terzo scenario, lungi dall’essere il più negativo, rappresenta invece un possibile punto di svolta positivo: un cambiamento politico interno in Iran accompagnato dalla revoca delle sanzioni e dal reintegro del paese nell’economia mondiale. Uno studio del Wifo indica che “la sola eliminazione delle restrizioni europee potrebbe far crescere il Pil iraniano di oltre l’80%, generando al tempo stesso un incremento dello 0,3–0,4% del prodotto interno lordo nell’Unione europea”. Per la Germania ciò “significherebbe circa 15 miliardi di euro di produzione aggiuntiva”, trainata soprattutto dalle esportazioni nei settori chimico, metallurgico e dei materiali industriali.
Gli effetti potrebbero risultare ancora più ampi qualora l’Iran riuscisse a modernizzare la propria economia e ad avvicinarsi ai livelli di produttività di paesi emergenti avanzati. In tale scenario, “il ritorno del petrolio iraniano sui mercati contribuirebbe a ridurre la volatilità energetica globale, con una possibile diminuzione dei prezzi del greggio tra il 6 e il 15%”. L’ingresso del paese nel commercio internazionale di Gnl potrebbe inoltre “rafforzare l’offerta mondiale di gas, favorendo prezzi più stabili e competitivi, a beneficio anche dell’industria europea”, concludono gli analisti dell’Handelsblatt.







